Le associazioni dell'autotrasporto della Liguria - Aliai, Anita, Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fiap e Trasportounito - hanno confermato che dal 15 luglio 2026 le imprese del settore continueranno ad applicare la port fee sui trasporti di container da e per il porto di Genova. La decisione, comunicata in una nota congiunta, richiama il perdurare delle criticità operative del sistema portuale genovese: congestioni, tempi di attesa ai terminal, limitazioni infrastrutturali e interruzioni frequenti che generano, secondo le sigle, rilevanti extracosti quotidiani per le imprese di trasporto.
La port fee — nota anche come congestion fee — è un sovrapprezzo che le imprese di autotrasporto applicano in fattura alle società committenti per ogni viaggio di container da e per un porto, concepito come compensazione economica per le inefficienze subite ai terminal. Le associazioni liguri la definiscono una misura di riequilibrio, non un aumento tariffario: la sua quantificazione resta affidata alla libera contrattazione tra vettore e committente, in base agli extracosti effettivamente sostenuti e alle condizioni operative specifiche di ciascun servizio, nel rispetto della normativa vigente.
Questo provvedimento è nato in Italia proprio a Genova, dove le stesse sigle, con l'aggiunta di Lega Cooperative, l'avevano introdotta unilateralmente il 3 giugno 2024, fissando un importo compreso tra 120 e 180 euro a viaggio per compensare extracosti allora stimati in oltre un milione di euro complessivi. Nei mesi successivi la sua applicazione si era rivelata però disomogenea: diversi committenti l'avevano contestata o negoziata caso per caso, con importi talvolta ridotti fino a 80 euro a viaggio rispetto alla soglia indicata dalle associazioni, soprattutto per i grandi clienti.
Dal precedente genovese la port fee si è poi estesa ad altri scali italiani: La Spezia, Vado Ligure dal 16 giugno 2025, Livorno dal 1° luglio 2025, oltre a Marghera e Venezia dal giugno 2025. Nei porti liguri le tariffe si sono nel tempo assestate su una forbice tra 80 e 120 euro a viaggio. Non tutti gli operatori l'hanno però mantenuta senza eccezioni: il gruppo Spinelli, per esempio, sospese nel giugno 2025 l'applicazione del sovrapprezzo sui container vuoti a Genova.
Alla misura si sono opposte nel tempo le associazioni della committenza, in particolare Fedespedi e Spediporto, che ne hanno contestato la legittimità chiedendo un intervento regolatorio. L'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha aperto più tavoli di confronto tra autotrasportatori, terminalisti e spedizionieri per individuare soluzioni operative alla congestione, mentre Assiterminal e Federlogistica hanno sollevato dubbi sulla compatibilità della port fee con la disciplina sull'extra-time fee introdotta dal Decreto Legge Infrastrutture, proponendo un tavolo di lavoro esteso a tutta la filiera.
La conferma arriva a poche settimane da un'altra vertenza dell'autotrasporto ligure. A metà giugno le stesse sigle, insieme a Legacooperative, avevano proclamato il fermo dei servizi nei porti di Genova e Savona tra il 18 e il 21 giugno per protestare contro il degrado della rete viaria: cantieri prolungati, code croniche, carenza di aree di sosta. Un incontro in Regione Liguria aveva scongiurato il blocco, portando a un'intesa che prevede 25 milioni di euro di ristori da parte di Autostrade per l'Italia per l'annualità 2025, ultima rata delle trattative avviate dopo il crollo del ponte Morandi, oltre all'istituzione di un tavolo permanente sui nodi della viabilità ligure a cui partecipano anche il ministero dei Trasporti, la Regione e l'Autorità di Sistema Portuale. Trasportounito non aveva però sottoscritto quell'intesa, giudicandola insufficiente rispetto ai rincari reali sostenuti dalle imprese e il 22 giugno attuò una mobilitazione autonoma a Roma.
Nella nota che conferma la port fee, le associazioni indicano tra gli obiettivi comuni la rimozione delle cause che rendono necessarie le misure compensative, attraverso interventi infrastrutturali, organizzativi e gestionali, e il raggiungimento di livelli d’efficienza comparabili con i principali sistemi portuali europei. Riconoscono comunque piena autonomia imprenditoriale a ciascun operatore nel determinare le condizioni economiche applicabili ai propri committenti. Le sigle si dicono disponibili a un confronto con le istituzioni e le rappresentanze della filiera.
P.R.










































































