A metà marzo 2026 il Governo slovacco ha approvato una risoluzione che consente ai distributori di carburante di applicare prezzi più elevati del gasolio ai veicoli con targa estera e di limitare la quantità acquistabile per singolo rifornimento. La misura, valida inizialmente per trenta giorni, nasce per contrastare il fenomeno del cosiddetto turismo del carburante, che ha interessato in particolare le aree di confine con la Polonia. Secondo quanto riportato da Reuters, il provvedimento autorizza anche restrizioni quantitative fino a “un pieno più dieci litri” per veicolo e introduce un sistema di differenziazione dei prezzi basato sulla media dei Paesi confinanti.
Il contesto è quello di una pressione crescente sulla rete distributiva nazionale. Il primo ministro Fico ha dichiarato che diverse stazioni di servizio nel nord del Paese si sono temporaneamente svuotate a causa dell’afflusso di automobilisti e autotrasportatori stranieri attratti da prezzi più bassi rispetto a quelli praticati nei Paesi limitrofi. Il fenomeno comprende anche il riempimento di taniche e contenitori aggiuntivi, aggravando il rischio di carenze locali. In questo quadro, il Governo ha introdotto anche un limite massimo di spesa di 400 euro per rifornimento e il divieto di trasportare più di dieci litri supplementari.
La misura riguarda specificamente il gasolio, mentre la benzina resta esclusa dal meccanismo di prezzo differenziato, anche se alcune fonti segnalano possibili limiti complessivi di acquisto. La scelta di intervenire sul gasolio riflette il suo ruolo centrale nel trasporto merci e nella mobilità professionale, con effetti immediati sulla logistica transfrontaliera. Il Governo slovacco attribuisce le tensioni sui prezzi a due fattori principali: da un lato l’aumento delle quotazioni internazionali legato al conflitto in Medio Oriente, dall’altro le interruzioni nelle forniture di greggio russo attraverso l’oleodotto Druzhba, che attraversa l’Ucraina.
In questo scenario, la raffineria Slovnaft, controllata dal gruppo ungherese Mol, ha avuto un ruolo rilevante nel dialogo con il Governo. Bratislava aveva già raggiunto un accordo con la società per contenere i prezzi interni, cercando di proteggere i consumatori domestici. Tuttavia, la differenza di prezzo rispetto ai Paesi confinanti ha alimentato flussi anomali di rifornimento, con un aumento della domanda nelle aree di frontiera. La risposta del Governo è stata quindi introdurre un sistema selettivo.
Il 24 marzo 2026 la Commissione europea ha preso posizione durante il briefing quotidiano a Bruxelles. Un portavoce ha definito la misura “altamente discriminatoria” e “contraria al diritto UE”, sottolineando che, pur comprendendo la necessità di sostenere i cittadini in una fase di tensione energetica, gli Stati membri non possono introdurre misure basate sulla nazionalità. Secondo la Commissione, i principi in gioco sono quelli fondamentali del diritto dell’Unione: il divieto di discriminazione, la libera circolazione delle merci e la parità di condizioni tra operatori economici. Bruxelles ha inoltre segnalato la possibilità di avviare una procedura d’infrazione qualora la Slovacchia non modifichi o ritiri la misura, seguendo la procedura consueta che può portare fino alla Corte di giustizia.
Il nodo centrale è la discriminazione indiretta basata sulla nazionalità. Anche se la norma fa riferimento ai veicoli immatricolati all’estero, nella sostanza essa colpisce operatori e cittadini di altri Stati membri. Questo elemento contrasta con l’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, oltre che con le disposizioni sulla libera circolazione delle merci. Il collegamento tra prezzo e targa del veicolo rende difficile giustificare la misura come proporzionata rispetto all’obiettivo di evitare carenze. Inoltre, l’introduzione di prezzi più elevati per i veicoli stranieri incide direttamente sui costi operativi degli autotrasportatori che attraversano la Slovacchia, configurando un potenziale ostacolo alla libera prestazione di servizi. Ciò potrebbe avere effetti anche sul cabotaggio e sulla competitività delle imprese di trasporto all’interno del mercato unico.
Il tema della proporzionalità rappresenta un altro punto critico. Anche ammettendo la legittimità dell’obiettivo di evitare penurie, la Commissione potrebbe sostenere l’esistenza di misure alternative meno restrittive, come limiti quantitativi uniformi per tutti gli utenti o interventi sulle scorte strategiche. Infatti,Bruxelles tende a privilegiare strumenti non discriminatori anche in contesti emergenziali.
Più in generale, il caso slovacco apre interrogativi per la logistica europea. Le associazioni di categoria temono un possibile effetto imitazione lungo i corridoi trans-europei, con l’introduzione di regimi differenziati che aumenterebbero l’incertezza sui costi di trasporto. La presenza già oggi di politiche nazionali divergenti su accise, sussidi e tetti ai prezzi contribuisce a creare un mosaico di condizioni eterogenee. Per gli autotrasportatori, infatti, la prevedibilità dei costi di rifornimento rappresenta un elemento essenziale nella pianificazione delle rotte e nella definizione delle tariffe. L’introduzione di prezzi variabili in funzione della targa del veicolo introduce una variabile ulteriore, difficilmente gestibile in un contesto di mercato integrato.
Antonio Illariuzzi



































































