Per la quarta volta, la Commissione Europea contesta all’Italia la procedura del rinnovo della concessione dell’autostrada A22 del Brennero. Lo ha fatto l’8 ottobre 2025 con una lettera di messa in mora, lunga diciannove pagine, riaprendo con toni più severi la procedura d’infrazione INFR(2018)2273. Bruxelles contesta ancora una volta la compatibilità del sistema italiano di rinnovo delle concessioni autostradali con la direttiva 2014/23/UE e con i principi di libera concorrenza sanciti dal Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea.
La Commissione ritiene che l’attuale disciplina nazionale consenta di eludere la competizione aperta tra operatori economici, contravvenendo ai principi di trasparenza e parità di trattamento previsti dal diritto dell’Unione. Il provvedimento lascia all’Italia due mesi di tempo per presentare osservazioni e tentare di dimostrare la conformità del Codice dei contratti pubblici.
La vicenda affonda le radici nel 2018, quando Bruxelles avviò la procedura di infrazione contro l’Italia, inviando tre lettere di costituzione in mora tra il 2019 e il 2022. La critica centrale riguarda l’uso della finanza di progetto e del diritto di prelazione, strumenti che, nel caso della concessione A22, permetterebbero al promotore Autostrada del Brennero di ottenere l’aggiudicazione anche senza presentare l’offerta più competitiva.
Secondo la Direzione Generale Grow della Commissione, il meccanismo della finanza di progetto, così come applicato in Italia, lascia un margine eccessivo alla discrezionalità amministrativa e non garantisce un’effettiva apertura alla concorrenza. La possibilità per il promotore di egualare (significa che il promotore, in questo caso Autostrada del Brennero, ha diritto di pareggiare l’offerta del concorrente che ha vinto la gara) è ritenuta incompatibile con gli articoli 49 e 56 del Tfue, che tutelano la libertà di stabilimento e la libera prestazione di servizi, e con la direttiva 2014/23/UE che disciplina le concessioni pubbliche.
Il diritto di prelazione è diventato il fulcro della controversia giuridica. Nel novembre 2024 il Consiglio di Stato ha rimesso la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea con il procedimento pregiudiziale C-810/24, chiedendo di chiarire se la normativa italiana, contenuta nell’articolo 183, comma 15 del Decreto legislativo 50 del 2016, rispetti i principi europei di proporzionalità, concorrenza e buona amministrazione. In attesa della pronuncia, prevista non prima della fine del 2025, il ministero dei Trasporti ha sospeso la gara per l’affidamento dell’A22 fino al 30 novembre 2025.
La sospensione risponde alla necessità di evitare un affidamento che potrebbe essere dichiarato nullo in sede europea, ma ha accentuato l’incertezza su un’infrastruttura che opera in regime provvisorio da oltre dieci anni dalla scadenza della precedente concessione. Nel frattempo, il progetto di rinnovo proposto da Autostrada del Brennero rimane al centro del confronto. La società, partecipata per l’84,75% da enti pubblici con la Regione Trentino-Alto Adige come principale azionista (32,29%), ha presentato nel 2022 una proposta di finanza di progetto da 9,2 miliardi di euro per trasformare la tratta Modena-Brennero nel primo “Green Corridor d’Europa”. Il piano prevede interventi di ammodernamento, tre corsie tra Verona e Modena, sistemi di guida connessa, otto stazioni di rifornimento a idrogeno e un’integrazione con il futuro tunnel ferroviario di base del Brennero.
L’obiettivo è ridurre l’impatto ambientale di un’arteria che movimenta oltre 60 milioni di tonnellate di merci all’anno, favorendo il trasferimento modale verso la rotaia e l’utilizzo di veicoli a zero emissioni. Tuttavia, la sostenibilità finanziaria e istituzionale del progetto dipende dalla certezza giuridica del modello concessorio.
Il nodo della prelazione è difeso dai presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano, Maurizio Fugatti e Arno Kompatscher, secondo cui la norma italiana rispetta il diritto comunitario e tutela il carattere pubblico dell’infrastruttura. Il ministro dei Trasporti ha più volte espresso sostegno alla posizione dei territori, pur accettando la sospensione come misura cautelare. Le opposizioni regionali e alcune forze parlamentari chiedono invece di abbandonare la gara e creare una società interamente pubblica “in house”, soluzione ritenuta più conforme alla giurisprudenza europea sui servizi pubblici locali.
Se l’Italia non dovesse adeguarsi alle richieste della Commissione, rischierebbe sanzioni economiche consistenti. Le penalità per infrazioni prolungate prevedono una somma forfettaria e una multa giornaliera, con importi che per il nostro paese partono da 8.505 euro al giorno e possono aumentare in base alla gravità della violazione. Nel decennio 2012-2021 l’Italia ha già versato oltre 800 milioni di euro per procedure d’infrazione, e un nuovo contenzioso sul sistema delle concessioni aggraverebbe ulteriormente il quadro.
La decisione della Corte di Giustizia costituirà un precedente di rilievo per l’intero settore delle concessioni autostradali italiane, dove diversi contratti in scadenza, come l’A4 Brescia-Padova, potrebbero subire conseguenze analoghe. Un’eventuale bocciatura del diritto di prelazione imporrebbe una revisione del modello di finanza di progetto e l’apertura generalizzata delle gare a livello europeo. Al contrario, una conferma della compatibilità consentirebbe di procedere con l’attuale impianto normativo, pur lasciando aperti i dubbi della Commissione sulla trasparenza del sistema.




































































