C’è un filo rosso che lega strettamente i destini della tratta italiana della nuova ferrovia Torino-Lione tra Avigliana e Torino Orbassano con l’Interporto Sito collocato in stretta connessione con lo scalo merci FS a sud della tangenziale torinese. La piattaforma intermodale che non ha mai vissuto momenti veramente brillanti, per lo meno dal punto di vista ferroviario, è alla ricerca di un’occasione per rilanciarsi e guardare al futuro con un ruolo più propositivo.
L’obiettivo dell’interporto torinese è diventare un crocevia a servizio dei traffici merci generati dalla nuova ferrovia ad alta capacità tra Italia e Francia che ha nel tunnel di base del Moncenisio l’opera infrastrutturale più significativa. Questa circostanza favorevole sembra l’unica carta disponibile per dare al polo intermodale torinese una funzione significativa anche nel trasporto ferroviario. Del resto, la variante ferroviaria disegnata a sud della linea storica tra Avigliana e Torino Orbassano è stata così espressamente progettata proprio per valorizzare l’interporto e la vocazione intermodale torinese. Non dobbiamo dimenticare che nelle prime ipotesi progettuali le Ferrovie avevano disegnato un tracciato a nord del capoluogo che avrebbe collegato direttamente la nuova linea con Chivasso e quindi con la Torino-Milano escludendo completamente la realtà logistica torinese. Solo la determinazione della Regione e della città di Torino, insieme alle categorie economiche, hanno favorito a suo tempo questa svolta.
La nuova tratta in variante della ferrovia tra Avigliana e Torino Orbassano, in fase avanzata di progettazione, diventa dunque la spinta per rilanciare l’Interporto Sito, che però a questo punto non può contare solo sulle infrastrutture attuali, ma deve potenziare lo scalo e adeguare il livello tecnologico complessivo. Secondo la Regione Piemonte occorre preventivare un investimento dell’ordine dei 150 milioni di euro nei prossimi anni. Per finanziare la trasformazione dell’hub, le Autorità regionali hanno annunciato la predisposizione di un bando di gara internazionale finalizzato all’ingresso di capitali privati, italiani o stranieri. L’operazione punta a coprire i costi degli interventi mantenendo tuttavia la maggioranza pubblica e la regia istituzionale del polo logistico torinese. In primo luogo, è previsto il potenziamento del fascio binari e delle aree di stoccaggio oltre a sviluppare la gestione logistica delle merci.
La Società Interporto di Torino (Sito) ha un controllo prevalentemente pubblico con in primo piano la finanziaria regionale Finpiemonte Partecipazioni (con il 52,74%), seguita da Socotras e FS Logistix. La situazione gestionale vive una fase a dir poco delicata. Il Piano industriale 2023-2026 è stato approvato dall’assemblea dei soci nel maggio 2023, sottoscritto quindi anche da Finpiemonte e dalla Regione, ma senza predisporre, come si legge nel bilancio 2025, “le coperture finanziarie necessarie per sostenere gli importanti investimenti proposti nel Piano”. E l’esercizio 2025, al netto di ammortamenti e svalutazioni si è chiuso con una perdita che sfiora i 500mila euro. Alcuni interventi di potenziamento avviati negli anni precedenti, come l’allungamento di alcuni binari a modulo 750 metri e l’adeguamento delle aree di movimentazione sono stati resi possibili solo grazie a un contributo rilevante del ministero dei Trasporti.
A questo punto è essenziale condurre in porto, superando le opposizioni già delineate a livello locale, la progettazione e la realizzazione della variante Avigliana-Torino Orbassano, lunga 24 chilometri con un tracciato che include una galleria naturale di otto chilometri sotto la collina morenica seguita da una galleria artificiale lunga circa la metà della prima per poi concludersi con un tratto all’aperto e una complessa interconnessione nel terminal di Orbassano. Questo investimento si completa con l’adeguamento in sede della linea ferroviaria storica da Bussoleno, dove termina l’interconnessione con il tunnel di base del Moncenisio, fino ad Avigliana, dove sono previsti la realizzazione di due nuove sottostazioni elettriche, l’adeguamento del segnalamento e la soppressione di due passaggi a livello ancora presenti.
Piermario Curti Sacchi




































































