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    Leonardo acquisisce Iveco Defence e apre la strada a Tata

    Foto: Iveco Defence Vehicles
    • Leonardo ha concluso il 17 marzo 2026 l'acquisizione dell’attività difesa terrestre d’Iveco Group, che include i marchi Iveco Defence Vehicles e Astra, per un corrispettivo di 1,6 miliardi di euro pagato interamente in contanti. Il prezzo è in linea con la valutazione d’impresa di 1,7 miliardi fissata nell'accordo vincolante del 30 luglio 2025, al netto degli aggiustamenti contrattuali.
    • L'operazione era condizione esplicita per il completamento dell'offerta pubblica di acquisto volontaria lanciata da Tata Motors sull'intero capitale di Iveco Group a 14,1 euro per azione, per un controvalore di circa 3,8 miliardi di euro. Solo con la separazione del ramo difesa Tata potrà acquisire una Iveco focalizzata sui veicoli industriali civili, senza le complessità politiche e regolatorie legate agli assetti militari.
    • Analisti e media finanziari indiani valutano l’accordo come accretivo in termini di scala, con un multiplo Ev/Ebitda intorno a 2x sui valori di Iveco, e lo inquadrano nella strategia di Tata Motors di costruire un gruppo globale dei veicoli commerciali con due mercati domestici strategici: India ed Europa. I rischi segnalati riguardano la complessità dell'integrazione e l'esposizione al ciclo del mercato europeo dei camion.

     

    Il 17 marzo 2026 Leonardo ha completato l'acquisizione dell’attività difesa terrestre di Iveco Group, rilevando il 100% di Idv Group — la società che raggruppa i marchi Iveco Defence Vehicles (Idv) e Astra — per un prezzo di 1,6 miliardi di euro, finanziato interamente con liquidità disponibile. La chiusura della transazione era stata preceduta, il 16 marzo, dalla comunicazione di Iveco Group che tutte le condizioni preliminari alla cessione erano state soddisfatte, compreso il via libera nell'ambito della golden power da parte del Governo italiano.

    L'operazione venne annunciata per la prima volta il 30 luglio 2025, quando Leonardo e Iveco avevano firmato un accordo vincolante con un valore d’impresa di 1,7 miliardi di euro. Il prezzo definitivo di 1,6 miliardi riflette gli aggiustamenti contrattuali previsti dall'intesa: secondo quanto comunicato da Iveco, la definizione finale degli aggiustamenti è attesa entro inizio aprile 2026, mentre l'assemblea degli azionisti è convocata per il 25 marzo 2026 per deliberare sulla distribuzione di un dividendo straordinario stimato tra 5,5 e 6 euro per azione.

    Nel perimetro trasferito a Leonardo rientrano gli stabilimenti italiani di Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto, il portafoglio di programmi nazionali e internazionali — inclusi quelli in cooperazione europea — e le competenze progettuali e ingegneristiche sui veicoli tattici, logistici e blindati. La divisione difesa di Iveco aveva registrato ricavi intorno a 1,1 miliardi di euro nel 2024 e circa 1,37 miliardi nel 2025, con marginalità positiva, confermandosi uno degli assetti più redditizi del gruppo. Nel bilancio 2025, la Business Unit Defence era stata classificata come "discontinued operations", con un valore contabile di circa 313 milioni di euro al 31 dicembre 2025.

    Con questa acquisizione Leonardo consolida un polo integrato per la difesa terrestre, affiancando ai sistemi elettronici, alle torrette, ai sensori e alle comunicazioni già presenti nel proprio portafoglio le piattaforme veicolari di Idv e Astra. Il gruppo punta a integrare il nuovo perimetro con la joint-venture già avviata con Rheinmetall, rafforzando la propria capacità competitiva sui mercati Nato ed extra-Nato. L'amministratore delegato Roberto Cingolani ha sottolineato che l'operazione rafforza la competitività di Leonardo in un segmento caratterizzato da prospettive di crescita rilevanti, alimentate dal riarmo europeo e dagli impegni degli Stati membri dell'Alleanza Atlantica.

    Per Iveco Group, la vendita risponde a una logica di focalizzazione sull’attività principale dei veicoli industriali e dei motori. La cessione consente di monetizzare un assetto ad alta redditività, rafforza la struttura finanziaria del gruppo e rende più leggibile il perimetro industriale su cui Tata Motors è chiamata a lanciare la propria offerta, riducendo le complessità politiche legate alla presenza in un settore sensibile come la Difesa. Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann e principale azionista di Iveco, è la regista finanziaria di un disegno più ampio: la cessione del ramo militare a Leonardo era condizione necessaria, e ora soddisfatta, per il completamento dell'offerta pubblica di acquisto di Tata Motors sul resto del gruppo.

    La procedura non è stata privo di ostacoli. Tra fine 2025 e inizio 2026, il fascicolo ha richiesto un esame approfondito da parte del Governo italiano nell'ambito della normativa sulla golden power, con il coinvolgimento del ministero delle Imprese e di quelli della Difesa, degli Affari Esteri e della Presidenza del Consiglio. Il processo si è rivelato più lungo del previsto: la chiusura era inizialmente attesa entro marzo 2026, ma la formalizzazione è avvenuta solo a metà mese, dopo che tutte le condizioni erano state dichiarate soddisfatte il 16 marzo.

    Il fascicolo è seguito da vicino anche dai sindacati dei metalmeccanici — Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr — per tutelare i circa 1.900 addetti direttamente interessati dal passaggio a Leonardo, tra lavoratori diretti, somministrati e addetti alla vigilanza. Le principali richieste riguardano il mantenimento dei livelli occupazionali nei tre stabilimenti principali, la salvaguardia dei trattamenti di miglior favore previsti dal cosiddetto "Contratto Fiat" in fase di armonizzazione con il contratto integrativo di Leonardo, e la chiarezza sui vincoli posti dalla golden power in termini d’investimenti, ricerca e sviluppo e filiera. Dopo gli incontri al ministero delle Imprese, Leonardo ha assicurato il mantenimento delle attività nei siti di Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto; restano aperti i tavoli sull'armonizzazione normativa e salariale.

    Il completamento della cessione a Leonardo sblocca il percorso verso l'acquisizione del resto di Iveco da parte di Tata Motors. Il gruppo indiano ha annunciato un'offerta pubblica di acquisto volontaria in contanti sull'intero capitale di Iveco Group a 14,1 euro per azione, per un controvalore complessivo di circa 3,8 miliardi di euro, tramite la controllata Tml Cv Holdings o un nuovo veicolo di diritto olandese. L'offerta era stata subordinata — tra le altre condizioni — al completamento della cessione delle attività difesa entro fine marzo 2026, condizione ora verificata. Il vertice di Tata Motors aveva ribadito, dopo il comunicato di gennaio 2026, che l'operazione era "in marcia" rispetto alle tempistiche dichiarate, con l'obiettivo di chiudere l’accordo nel primo trimestre dell'anno fiscale 2026-27, vale a dire tra aprile e giugno 2026.

    Le analisi finanziarie indiane inquadrano l'acquisizione di Iveco come il passo successivo naturale dopo la scissione della divisione veicoli industriali di Tata Motors, con l'obiettivo di costruire un gruppo globale del trasporto commerciale con due mercati ritenuti strategici: India ed Europa. I numeri citati dai principali media economici indiani delineano un soggetto combinato con ricavi intorno a 22 miliardi di euro, volumi annuali di circa 540mila veicoli e una ripartizione dei ricavi stimata al 50% in Europa, 35% in India e 15% nelle Americhe. Natarajan Chandrasekaran, presidente di Tata Motors, ha dichiarato che il gruppo punta a "competere su base veramente globale" grazie ad attività complementari e maggiore scala, e a investire con più decisione in tecnologie per il trasporto a zero emissioni.

    I principali elementi di attrattiva industriale identificati dagli analisti indiani riguardano la rete commerciale e produttiva europea d’Iveco, le sue competenze di progettazione e omologazione sui mercati dell'Unione Europea e la complementarità geografica tra i due gruppi, che presentano una sovrapposizione produttiva minima: Tata è forte in India, Iveco in Europa e in Sud America. Particolare attenzione è riservata ai marchi Iveco Bus e Heuliez, considerati assetti rilevanti per il segmento degli autobus elettrici e a basse emissioni in Europa, dove Tata non dispone ancora di impianti produttivi diretti.

    Rapporti sintetizzati da Ndtv Profit e altri media finanziari descrivono l’accordo come accretivo in termini di scala, con un multiplo Ev/Ebitda intorno a 2x sui valori di Iveco, giudicato favorevole rispetto alle medie di settore. Il paragone ricorrente è con l'acquisizione di Jaguar Land Rover: ingresso in Europa tramite un marchio con forte identità, mantenimento di marchi e centri decisionali locali, integrazione graduale di tecnologie e piattaforme.

    Alcuni analisti avvertono tuttavia che l'integrazione di una realtà europea complessa come Iveco richiederà tempo e che il risultato finale dipenderà dalla capacità di gestire i vincoli politici legati alla golden power italiana — con impegni formali attesi su sede legale a Torino, occupazione e investimenti per la transizione verde — e dall'andamento del mercato europeo dei veicoli industriali, già sotto pressione per i costi e la transizione tecnologica verso la propulsione a zero emissioni.

    La golden power è citata nelle analisi indiane non come ostacolo definitivo, ma come variabile da gestire: le stesse fonti ricordano che la normativa italiana era stata applicata in passato per bloccare l'ingresso del gruppo cinese Faw in Iveco, e che anche il dossier Tata è passato e passerà sotto lo scrutinio del Governo. La lettura prevalente è che il Governo italiano abbia dato un via libera condizionato all'operazione, chiedendo impegni formali sulla sede legale a Torino, sulla tutela dell'occupazione e sugli investimenti per la transizione verso veicoli a basse emissioni. La scelta di cedere prima il ramo difesa a Leonardo — un soggetto nazionale ritenuto politicamente non problematico — e poi aprire Iveco a Tata viene interpretata come una sequenza deliberata, costruita per ridurre al minimo la resistenza politica e concentrare le condizioni del golden power sul perimetro "civilistico" del gruppo.

    M.L.

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