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    No di Bruxelles a finanziamenti pubblici per porti italiani


    Bruxelles sembra non avere dubbi: gli enti che gestiscono i porti italiani (prima le Autorità Portuali trasformate e ora le Autorità di Sistema Portuale) non vanno considerati emanazioni dello Stato ma vere e proprie società indipendenti attive sul libero mercato. È questa infatti una delle considerazioni più evidenti che emergono dal pronunciamento della commissione Europea che il 19 settembre 2018 ha sentenziato che le sovvenzioni per 44 milioni di euro concesse dallo Stato italiano all'Autorità Portuale di Napoli per ripristinare i bacini di carenaggio affittati alla società Cantieri del Mediterraneo violano le norme UE in materia di aiuti di Stato. Un orientamento che rischia di avere ripercussioni su tutta la portualità nazionale il cui sviluppo infrastrutturale da anni poggia in larga parte sui trasferimenti di denaro da Roma.
    Nel suo pronunciamento la Commissione Europea spiega che "gli interventi pubblici a favore delle imprese non costituiscono aiuti di Stato ai sensi della normativa dell'Unione europea quando sono effettuati a condizioni che un investitore privato operante in condizioni di mercato avrebbe accettato". La valutazione di Bruxelles è invece che "l'Autorità Portuale di Napoli ha beneficiato di sovvenzioni statali, ovverosia di aiuti finanziari non rimborsabili e privi di costi di finanziamento. Sul mercato, un tale strumento finanziario non sarebbe stato messo a disposizione dell'Autorità Portuale di Napoli". In questo modo l'ente pubblico non economico cui è affidata la gestione di un porto viene a tutti gli effetti equiparato a un'impresa privata. Un'impostazione, questa, avversata dall'Italia e già oggetto di un'apposita risposta motivata appena inviata dall'associazione italiana dei porti Assoporti a Bruxelles dopo una contestazione sul tema degli aiuti di Stato sollevata dalla Commissione Europea.
    Tornando al caso di Napoli, secondo l'UE anche il cantiere Camed ha beneficiato delle stesse sovvenzioni pubbliche attraverso un accordo di concessione riguardante i bacini di carenaggio. "La società ha potuto utilizzare i bacini di carenaggio ripristinati a un prezzo inferiore ai prezzi di mercato, senza dover partecipare a una gara d'appalto aperta per ottenere tale diritto. Inoltre, il canone pagato da Camed all'Autorità Portuale di Napoli è stato calcolato in base a parametri fissi, stabiliti per legge, che non rispecchiavano l'aumento di valore economico degli impianti ripristinati concessi in affitto". La Commissione ha concluso che le sovvenzioni dirette dello Stato italiano hanno concesso tanto all'Autorità Portuale di Napoli che a Camed un indebito vantaggio economico rispetto ai loro concorrenti e che per questa ragione si configuravano come un aiuto di Stato ai sensi della normativa comunitaria.
    La Commissione ha inoltre esaminato se l'aiuto potesse essere ritenuto compatibile con le norme in materia di aiuti di Stato che consentono agli Stati membri di fornire, a particolari condizioni, sostegno ad alcune attività economiche. Tuttavia Bruxelles ha concluso che le misure non soddisfano i criteri pertinenti, in particolare quelli relativi all'assolvimento di obblighi di servizio pubblico. La Commissione ha quindi concluso che l'aiuto concesso all'Autorità Portuale di Napoli era incompatibile con le norme UE in materia di aiuti di Stato.
    Secondo Luigi Salvatori, presidente di Cantieri del Mediterraneo (Camed), "sembrerebbe che Bruxelles consideri l'Autorità Portuale di Napoli come un soggetto privato, e non pubblico. Se così fosse, i finanziamenti statali a suo favore potrebbero effettivamente configurarsi come aiuto di Stato. E potrebbero configurarsi come aiuti di Stato, quindi, tutti i miliardi di euro di trasferimenti effettuati negli anni dallo Stato italiano a tutte le Autorità portuali del Paese".
    Sempre a proposito del porto di Napoli, Bruxelles si è pronunciata anche sulle denunce secondo cui l'Autorità Portuale, non riscuotendo i canoni di concessione a tempo debito, avrebbe concesso un aiuto illegale a sette concessionari (imprese di riparazione navale, operatori di terminal e imprese di trasporto) attivi nello scalo. La Commissione su questo ha concluso che "l'Autorità Portuale non ha rinunciato a far valere i propri diritti nei confronti dei concessionari, avendo adottato numerose misure al fine di riscuotere i canoni, come avrebbe fatto qualsiasi operatore di mercato. In particolare, essa ha imposto il pagamento degli interessi di mora, ha messo a punto piani di pagamento rateale (che comprendevano gli interessi per la ristrutturazione del debito) e ha avviato procedure per annullare i contratti di concessione in caso di quantitativi significativi di canoni non pagati".
    Ad oggi, quattro concessionari hanno integralmente rimborsato i debiti e gli altri tre stanno rispettando i termini degli accordi di ristrutturazione del debito conclusi con l'Autorità Portuale. Per questo l'Europa ha concluso che l'Autorità Portuale "ha agito come un creditore di mercato diligente che ha cercato di massimizzare le proprie prospettive di riscossione degli importi dovuti e che per questo motivo le presunte misure non si configurano come aiuti di Stato".

    Nicola Capuzzo

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