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Armatori preoccupati della politica italiana sui migranti


L'opinione pubblica pensa che tutti i migranti ospitati dalle navi di soccorso delle Ong nel Mediterraneo meridionale siano recuperati dal mare dalla nave stessa, mentre nella maggior parte dei casi ricevono naufraghi salvati da navi militari, della Guardia Costiera o da mercantili. In particolare, questi ultimi possono riprendere subito la navigazione, altrimenti sarebbero costretto a deviare verso un porto sicuro per sbarcare le persone salvate. Inoltre, i cargo non sono attrezzati per ospitare a bordo passeggeri. In questa situazione si è trovata anche la nave Aquarius, cui è stato impedito l'approdo in un porto italiano mentre ha ancora 629 migranti a bordo, di cui 119 erano stati salvati dal cargo Jolly Vanadio. Perciò, gli ostacoli posti dal Governo italiano alle navi delle Ong preoccupano l'associazione degli armatori europei Ecsa, che il 12 giugno 2018 ha diffuso una nota dove spiega di ritenere "molto allarmante che l'Italia abbia recentemente rifiutato una nave umanitaria per sbarcare persone salvate nei porti italiani. I passeggeri includevano bambini, donne incinte e persone che necessitavano di assistenza medica. Avrebbe dovuto essere garantito che queste persone ricevessero le cure di cui avevano bisogno il prima possibile".
Il segretario generale dell'associazione, Martin Dorsman spiega che "anche le navi mercantili possono essere invitate ad assistere il salvataggio di migranti. In conformità con le convenzioni internazionali, il capitano ha l'obbligo legale di aiutare le persone in difficoltà in mare, e ovviamente onorerà questi impegni quando necessario. Tuttavia, le navi commerciali non sono equipaggiate, né gli equipaggi sono addestrati a effettuare salvataggi su larga scala o a tenere a bordo i migranti per lungo tempo. Secondo l'Ecsa conclude che "l'industria marittima è direttamente interessata dai migranti in mare. Mentre il numero di migranti salvati dal mare è diminuito rispetto al picco dell'anno 2015, le navi mercantili sono ancora spesso coinvolte nelle operazioni di ricerca e soccorso (SAR) nel Mediterraneo centrale, occidentale e orientale".

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