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Armatori italiani interessati alle demolizioni sostenibili


Secondo quanto comunicato da Shipbreaking Platform, tre armatori italiani (Grimaldi, Messina e Bogazzi) dal 2009 ad oggi hanno complessivamente ceduto per demolizione a cantieri asiatici che non rispettano adeguati livelli di tutela dell'ambiente e delle sicurezza dei lavoratori ben 54 navi. L'esternazione della ONG non ha però carattere di mera denuncia, ma piuttosto di base su cui intavolare un dialogo: pur ricordando ai tre armatori che sono obbligati e rispettare la normativa europea in materia di trattamento dei rifiuti e anche il nuovo regolamento emanato da Bruxelles sullo Ship Recycling, la Ong ribadisce nella sua missiva di voler avviare con le compagnie citate un dialogo costruttivo, chiedendo loro di intraprendere possibili azioni per garantire in futuro che la demolizione delle proprie navi avvenga in strutture che rispettino adeguati standard internazionali, cosa che per il momento non si può dire di nessun cantiere del sudest asiatico.
"La nostra organizzazione si è confrontata con diversi armatori responsabili e attenti, collaborando con loro per individuare pratiche sostenibili di demolizione navale sicura e rispettosa dell'ambiente e dei lavoratori" ha commentato il portavoce Ingvild Jenssen, che poi ha aggiunto: "Saremmo molto felici di poter dialogare anche con Grimaldi, Messina e Bogazzi a tale scopo".
Un canale di comunicazione che è già stato aperto: "Confermiamo di aver ricevuto la lettera da Shipbreaking Platform e anche di aver prontamente risposto", riferiscono da Grimaldi Group. "Condividiamo il contenuto delle osservazioni della ONG, con cui prenderemo in considerazione la possibilità di un futuro dialogo. La nostra società è da sempre molto sensibile alle tematiche di tutela ambientale, di sicurezza e di protezione dei diritti umani e dei lavoratori".
La compagnia marittima partenopea, a testimonianza di quanto precisato sopra, ricorda anche che la recente vendita per demolizione della nave Atlantic Companion, in flotta alla controllata ACL, "è stata subordinata alla condizione che gli acquirenti si impegnassero affinché la sua demolizione avvenisse presso un cantiere green recycling certificato ISO 30000 della Bureau Veritas. Tale clausola contrattuale ha comportato un rilevante minor introito dalla vendita della nave".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche la genovese Ignazio Messina, che fa sapere di aver "accolto positivamente le indicazioni fornite da Shipbreaking Platform, con cui siamo già in contatto, in merito alle procedure da seguire nel caso di demolizioni navali". La società ribadisce di aver "sempre tenuto in considerazione le prescrizioni internazionali in materia e continuerà a farlo con ancora maggiore attenzione alla luce del Regolamento 1257/2013 del 20 novembre 2013 del Parlamento Europeo e della pubblicazione dell'elenco comunitario degli impianti abilitati allo smaltimento delle navi". Il Gruppo Bogazzi, invece, preferisce non intervenire direttamente sulla questione.

Nicola Capuzzo

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