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    Tribunale di Milano revoca commissariamento di Ceva Logistics

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La logistica cerca di affrontare il caos coronavirus

Dopo una settimana difficile per il trasporto merci e la logistica a causa della diffusione della Covid-19 in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, finalmente il 2 marzo 2020 i rappresentanti del settore sono riusciti a parlare con la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, per fare il punto della situazione. Il presidente di Confetra, Guido Nicolini, ha sintetizzato così l’incontro: “Abbiamo rappresentato alla ministra Paola De Micheli, il totale caos nel quale sta vivendo il nostro settore”. Il panorama presentato dalla confederazione del trasporto mostra un’enorme incertezza: “Dai dispositivi di sicurezza obbligatori per i lavoratori – penso in particolare a quelli dei magazzini e all’autotrasporto – alle minacciate ordinanze di singole Regioni volte a interdire al traffico veicolare merci dei pezzi di territorio, se mai i vettori fossero transitati in Zona Rossa. Una follia”.

Nicolini ha illustrato anche specifiche situazioni, come il personale dell’Usmaf per i controlli alle merci in porti e aeroporti praticamente dimezzato, perché una parte consistente è stata distaccata ai controlli sui passeggeri e gli equipaggi. Quindi, la merce in giacenza negli hub sta “assumendo dimensioni da collasso operativo, con centinaia di migliaia di pratiche in giacenza”. Nel trasporto ferroviario, solo il 2 marzo sono state soppresse undici coppie di treni. “Questo incontro deve trasformarsi in una Task Force permanente di reciproco ascolto e coordinamento strutturato, non serve e non basta una episodica riunione”, conclude Nicolini.

La delegazione di Conftrasporto ha chiesto alla ministra dei Trasporti “l’adozione di linee-guida chiare, omogenee, coordinate a livello centrale, oltre al sostegno al lavoro in termini contributivi e di ammortizzatori sociali, anche per le cooperative oltre che per le piccole e medie imprese”. In una nota, la confederazione apprezza la disponibilità e l’impegno della ministra aggiungendo che “ovviamente è necessario che alle dichiarazioni seguano presto interventi concreti”.

Nell’autotrasporto, Conftrasporto chiede di considerare nel sostegno alle imprese anche quelle che operano fuori dalle zone rosse “perché sono già molte le aziende di autotrasporto che non riescono a lavorare, o lavorano fra mille difficoltà e senza la certezza di poter raggiungere le zone di destinazione”. In termini di provvedimenti concreti, la confederazione chiede di prolungare di almeno quattro mesi le domande per il super-ammortamento e la proroga dei corsi per la Carta di qualificazione del conducente.

Nel trasporto marittimo al primo posto c’è il forte calo dei traffici container da e per l’Asia: “Il quadro diventerà più nitido solo a partire dalla primavera, anche se i porti dell’Alto Adriatico, da Trieste a Venezia, già registrano un sensibile calo di arrivi dei container dalla Cina. Un’onda lunga che avrà effetti pesanti sia sul piano crocieristico che del trasporto merci, toccando il punto peggiore nel mese di maggio”, spiega Conftrasporto. Un calo che porterà conseguenze anche alle casse dello Stato, per la riduzione degli incassi sui dazi causati dal trasferimento delle rotte su porti esteri. La prima misura chiesta dalla confederazione è la riduzione della tassa di ancoraggio e dei canoni di concessione.

Conftrasporto ha spiegato alla ministra dei Trasporti che tra le imprese più colpite ci sono quelle della logistica, soprattutto in Lombardia e Veneto. “Ci sono siti di stoccaggio da cui dipende il funzionamento di tutta la filiera distributiva, che si trovano all’esterno delle zone rosse, e che, in ragione di questo, dovrebbero essere operativi”. dichiara il segretario generale di Conftrasporto Pasquale Russo. “Ma in diversi casi i dipendenti risiedono nelle zone rosse, dalle quali non possono uscire per recarsi al lavoro. Stiamo parlando di centinaia di lavoratori. Dire che quei depositi stanno lavorando a ranghi ridotti è un eufemismo: il tasso di assenteismo stimato è del 30-40%”.

Russo conclude affermando che “Stiamo parlando di una catena di lavoro che non opera per segmenti. C’è un’interdipendenza tra i siti di stoccaggio e i trasporti, così come c’è tra gli stabilimenti produttivi e i trasporti, e se si fermano i magazzini, gli stabilimenti (alcuni hanno chiuso perché in zone rosse) e i trasporti si ferma tutto”.

Al termine dell’incontro, le reazioni ufficiose di alcuni partecipanti sono state di delusione. Da parte della ministra De Micheli non sono arrivate proposte concrete, mentre gli operatori chiedono provvedimenti mirati al settore e non quelli generici finora prospettati, tra cui la cassa integrazione oppure ristori che riceveranno chissà quando. Chiedono anche indicazioni operative precise per l’intera filiera, soprattutto per l’autotrasporto che nei giorni scorsi ha visto casi di veicoli cui è stato impedito l’ingresso in piazzali o di autisti cui sono chieste certificazioni o informazioni sugli spostamenti pregressi. In questa fase, però, la ministra si è limitata a chiedere alle associazioni proposte entro 36 ore, che saranno portate al Consiglio dei ministri del 4 marzo.

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