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    Il 2019 è peggior anno del cargo aereo del decennio

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Il raddoppio della ferrovia adriatica fermo davanti a un nido

È un esempio da manuale, in negativo, di come le lungaggini burocratiche possano frenare e rinviare senza un’apparente giustificazione la realizzazione di un’opera fondamentale. Si tratta di una manciata di chilometri, ancora a singolo binario su tracciato ottocentesco, che mancano per completare la direttrice ferroviaria adriatica, quella che partendo idealmente da Bologna, ma più propriamente da Ancona, scorre fino a Bari e finisce la sua corsa nel Salento. Di questo progetto se ne parla almeno da una ventina d’anni dopo che le ultime tratte ancora a singolo binario sono state ammodernate per buona parte in variante a cavallo tra il 2003 e il 2007 tra Ortona e Vasto e a nord di San Severo, mentre nel dicembre 2018 è entrata in funzione la galleria dei Frentani a nord di Ortona con la quale è stata eliminata una strozzatura, l’ultima esistente per adeguare la ferrovia adriatica ai trasporti merci intermodali senza limiti di sagoma. Ora a completare il quadro mancano i 33 km tra Termoli in Molise e Lesina in Puglia. La svolta dovrebbe arrivare con il Decreto Semplificazioni che ha inserito questo progetto tra quelli da accelerare anche con la nomina di commissari straordinari.

Sarebbe lungo ripercorrere la telenovela che ha caratterizzato la discussione e la progettazione della Termoli-Lesina, ma è curioso osservare come gli ultimi ostacoli non siano arrivati da amministrazioni locali riottose o comitati locali antagonisti ma da una struttura del ministero, quella dell’Ambiente che si occupa della valutazione dell’impatto ambientale. Le ultime delibere assunte hanno fatto rapidamente il giro dei social network dove sono state bersagliate di commenti a dir poco ironici. Il tracciato nella parte molisana prevede un raddoppio in variante interna rispetto all’attuale linea costiera. Questa scelta è stata determinata dalla volontà del Molise di valorizzare le aree turistiche e ambientali. Meno problematica, invece, la tratta che si collega a Lesina. Notevoli le riserve manifestate dal ministero dell’Ambiente perché si andava a disturbare luoghi di nidificazione degli uccelli costieri in base a uno studio che però è stato contestato da esperti ornitologi. Comunque sia questo parere negativo è stato fatto pesare anche se di fatto non vincolante.

Surreali anche le indicazioni di “prescrizioni non ottemperate” espresse nel parere del 23 aprile 2020. Come quella (punto 16) che riguarda i corridoi faunistici: nonostante la presenza di diversi viadotti e tombini idraulici e di un tratto in galleria che spezzano la continuità territoriale, non è stata predisposta una progettazione specifica. Così come il mancato studio per silenziare i rumori di cantiere (punto 28). O ancora quando si chiede di “realizzare le recinzioni metalliche con paletti in cap di colore verde non brillante” con una cromia approvata dalla Soprintendenza, esigenza che evidentemente i progettisti avevano trascurato.

A tutto questo porrà rimedio il Decreto Semplificazioni? I 33 km tra Termoli e Lesina rappresentano l’ultimo tassello che manca per completare i lavori di adeguamento e riclassificazione della ferrovia adriatica, ormai alle battute finali, con investimenti adatti a elevare la velocità della linea fino a 200 km/h per i treni passeggeri e senza limitazioni di sagoma per tutti i trasporti intermodali, fatto quest’ultimo che ha rilanciato il servizio merci su questa direttrice favorendo la nascita anche di imprese ferroviarie meridionali.

Piermario Curti Sacchi

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