Il 3 novembre 2025 è entrato in vigore in via sperimentale un divieto di sorpasso per i veicoli industriali oltre 12 tonnellate lungo circa 90 chilometri dell’autostrada A1 tra Incisa-Reggello e Chiusi. Il provvedimento, adottato da Autostrade per l’Italia con la collaborazione del ministero dei Trasporti, avrà una durata di sei mesi e nasce in seguito al grave incidente del 4 agosto 2025 nel tratto aretino, nel quale un’ambulanza fu travolta da un camion causando tre vittime.
Dopo pochi giorni dall’avvio della misura, la Federazione Autotrasportatori Italiani ha inviato una lettera ufficiale al ministero dei Trasporti e ad Autostrade per l’Italia per chiedere la sospensione immediata del divieto, il fermo temporaneo alle sanzioni e la convocazione urgente di un tavolo tecnico con le rappresentanze del settore. Secondo la Fai, il provvedimento sta generando gravi difficoltà operative per le imprese, con ritardi nelle consegne, code e ripercussioni sui tempi di guida e riposo degli autisti.
“È inaccettabile che un provvedimento ancora sperimentale sia già oggetto di sanzioni”, ha dichiarato Paolo Uggè, presidente dell’associazione. “Non si può chiedere collaborazione al settore e allo stesso tempo penalizzarlo con restrizioni che ne aggravano le difficoltà operative”. La Fai riferisce inoltre di un crescente malcontento tra gli autotrasportatori e segnala il rischio di proteste spontanee, pur prendendone le distanze.
Parallelamente, cresce la preoccupazione per gli effetti indiretti del provvedimento sulla viabilità della superstrada E45, principale alternativa all’A1 per i collegamenti tra il centro e il nord Italia. Marcello Volpi, presidente regionale di Cna Trasporti Umbria, ha segnalato un aumento del traffico sul tratto Orte-Cesena, definendolo “una delle principali vie di fuga” per i veicoli industriali che cercano di evitare le restrizioni sull’A1. Secondo Volpi, l’accumulo di camion potrebbe peggiorare la fluidità della circolazione e incrementare i rischi d’incidenti, soprattutto con l’arrivo della stagione invernale.
Sul piano della sicurezza, diverse associazioni di categoria hanno espresso perplessità sull’efficacia della misura. Danilo Oretti, presidente di Cna Fita Trasporto Merci Firenze, ha sostenuto che “contrariamente allo scopo dichiarato, il divieto non aumenta la sicurezza ma favorisce gli incolonnamenti, che invece la mettono in discussione”. Per Mirko Portolano, presidente di Cna Fita Toscana Trasporto Merci, la causa principale dei problemi di traffico è “un’infrastruttura non adeguata al volume complessivo dei transiti”.
Anche la Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali ha criticato la decisione definendola “unilaterale” e priva di un confronto con gli operatori. Secondo le stime diffuse dall’associazione, il divieto potrebbe comportare un aumento dei tempi di percorrenza fino a trenta minuti per tratta, con effetti sui costi del carburante, sulla gestione dei turni e sulla puntualità delle consegne. Confartigianato Trasporti ha infine definito la misura “sproporzionata e controproducente”, sostenendo che la concentrazione di tutti i camion nella sola corsia di destra aumenta il rischio di tamponamenti e rallentamenti prolungati.
Nel dibattito è intervenuto ancora Marcello Volpi, che ha proposto di eliminare i divieti di circolazione del sabato e della domenica per i mezzi sopra 7,5 tonnellate, come accadde durante la pandemia. Secondo il rappresentante umbro di Cna Trasporti, questa misura permetterebbe di distribuire i flussi di traffico pesante su sette giorni, riducendo la congestione nei momenti di punta e migliorando l’efficienza complessiva della rete.
Il provvedimento resterà in vigore fino a maggio 2026, periodo al termine del quale saranno valutati i risultati della sperimentazione. Le sanzioni previste per i trasgressori arrivano fino a 666 euro, con sospensione della patente da uno a tre mesi e decurtazione di dieci punti. “La sicurezza è un obiettivo comune ma non può essere perseguita con misure unilaterali che compromettono la sostenibilità del trasporto e dell’economia”, ha concluso Uggè.






























































