Nelle prime settimane di marzo 2026 la Slovenia si trova a gestire un afflusso crescente di veicoli stranieri – in particolare camion italiani, austriaci e croati – diretti verso i distributori oltre confine per fare rifornimento di gasolio a prezzi inferiori. Il fenomeno, esploso dopo il taglio delle accise deciso dal Governo il 10 marzo, ha portato il diesel a 1,528 euro al litro, contro una media italiana di 2,10 euro al litro al self stradale al 18 marzo 2026, secondo la rilevazione quotidiana del ministero delle Imprese. Il differenziale, che raggiunge i 57 centesimi al litro e supera in alcuni casi i 60 centesimi, ha generato code e tensioni logistiche soprattutto nelle aree di Nova Gorica e lungo i collegamenti con il Friuli Venezia Giulia.
Il Governo guidato da Robert Golob, attraverso il ministro dell’Ambiente, del Clima e dell’Energia Bojan Kumer, ha escluso rischi immediati per le scorte nazionali ma ha confermato criticità nella distribuzione locale, con alcuni impianti temporaneamente a corto di gasolio. La risposta si articola su due livelli: rilascio graduale delle riserve strategiche e valutazione di misure per limitare la domanda estera, con l’obiettivo di garantire la continuità dei rifornimenti ai residenti e stabilizzare la rete distributiva.
Le ipotesi allo studio si concentrano su strumenti di contenimento selettivo dell’afflusso. Tra queste, l’introduzione di tetti massimi di litri per singolo rifornimento nelle stazioni di servizio prossime ai confini e forme di priorità per i residenti sloveni nelle fasce orarie più critiche. Secondo diverse fonti di stampa locale, si valuta anche una modulazione territoriale delle misure, con restrizioni applicate soprattutto nelle aree più esposte alla domanda transfrontaliera. Si tratta di interventi che, se adottati, avrebbero un impatto diretto sulla pianificazione dei rifornimenti da parte delle flotte internazionali.
Il nodo principale riguarda la compatibilità di eventuali limitazioni con le regole europee sulla libera circolazione. Misure esplicitamente basate sulla nazionalità o sulla residenza potrebbero infatti sollevare rilievi a livello comunitario, imponendo a Lubiana di trovare soluzioni tecnicamente neutrali ma comunque efficaci nel ridurre la pressione sui distributori di confine. In questo quadro, l’eventuale introduzione di limiti generalizzati ai volumi acquistabili appare una delle possibilità più percorribili, anche se meno selettiva.
Per l’autotrasporto, il differenziale di prezzo ha già prodotto effetti concreti sull’organizzazione operativa. Migliaia di camion attraversano quotidianamente il confine pianificando i percorsi in modo da effettuare il rifornimento in Slovenia con serbatoi prossimi alla riserva. Il risparmio per viaggio è rilevante: tra 240 e 400 euro per un pieno standard da 600-800 litri, con valori superiori per mezzi dotati di doppi serbatoi. Questo vantaggio economico, tuttavia, non è distribuito in modo uniforme.
Le imprese che operano lungo le direttrici transfrontaliere riescono a integrare il rifornimento oltre confine nella pianificazione dei viaggi, mentre quelle attive su tratte interne italiane restano esposte a costi del carburante più elevati. Il risultato è una distorsione competitiva che incide sui margini e sulla capacità di competere nei servizi di trasporto, in particolare nei segmenti a maggiore intensità di carburante. Il sistema italiano di recupero delle accise, erogato su base trimestrale, non riesce a compensare nell’immediato questo squilibrio.
Alla base del fenomeno vi è una divergenza strutturale nei modelli di formazione del prezzo. In Italia il prezzo del gasolio riflette un carico fiscale elevato e una dinamica di mercato con limitato intervento diretto dello Stato, mentre in Slovenia il sistema di prezzi regolamentati – aggiornato ogni due settimane – consente al Governo di intervenire su accise e margini per contenere gli aumenti. Secondo Ice, questo modello garantisce prezzi tra i più bassi dell’Unione Europea, ma espone il Paese a flussi anomali di domanda esterna in fasi di tensione internazionale.
Il rilascio delle riserve strategiche, già avviato, rappresenta una risposta di breve periodo ai colli di bottiglia logistici, ma non risolve il problema della domanda indotta dal differenziale di prezzo. Per questo motivo, le misure restrittive allo studio assumono un ruolo centrale nella strategia del Governo sloveno. La loro eventuale introduzione potrebbe ridisegnare nel breve termine le rotte di rifornimento del trasporto merci su gomma nell’area alpino-adriatica, con effetti sia sui costi operativi delle imprese sia sulla pressione sulle reti distributive dei Paesi confinanti.
Antonio Illariuzzi











































































