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    Ordigno bellico su un cassone della nuova diga di Genova

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    Come l’autotrasporto può affrontare la crisi del gasolio

    La crisi nel Golfo Persico ha raggiunto in pochi giorni i depositi di carburante delle imprese di autotrasporto italiane. Dal momento in cui le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran hanno rallentato e poi bloccato i traffici nello stretto di Hormuz — arteria centrale per il passaggio delle petroliere e snodo determinante per il mercato energetico globale — il prezzo del gasolio in Italia ha registrato continui aumenti e la mattina del 10 marzo 2026 la media nazionale ha superato, secondo le rilevazioni del ministero delle Imprese, i due euro al litro (2,01 euro sulla rete ordinaria e 2,006 euro su quella autostradale).

    In una sola settimana, secondo le stime elaborate dalla Fiap il trasporto merci su strada ha già sostenuto circa 80 milioni di euro di extracosti direttamente imputabili all'impennata dei carburanti. A mettere in fila i numeri è il segretario generale della federazione, Alessandro Peron, che ha coordinato una prima valutazione dell'impatto economico prodotto dall'aumento del gasolio sulle imprese di autotrasporto italiane. Egli ricorda che il carburante rappresenta una delle voci più pesanti nei bilanci delle imprese del settore: la sua incidenza sul costo operativo di un viaggio oscilla mediamente tra il 30% e il 40%, con punte ancora superiori per le aziende che operano su tratte a lungo raggio o con veicoli di grande portata.

    Lo scenario che preoccupa la Fiap non è tanto il picco registrato nelle prime ore della crisi, quanto la possibilità che l'aumento si consolidi nel tempo. Se il prezzo del gasolio si stabilizzasse intorno a 30 centesimi in più al litro rispetto ai livelli precedenti, l'extracosto cesserebbe di essere un fenomeno temporaneo per diventare un onere strutturale a carico dell'intera filiera del trasporto su strada. In quel caso, secondo le elaborazioni della federazione, il sistema dell'autotrasporto merci italiano si troverebbe ad assorbire oltre sei miliardi di euro di spese aggiuntive ogni anno.

    Un impatto che vale circa lo 0,3% del prodotto interno lordo nazionale, e che non resterebbe confinato al solo comparto della logistica. "Gli extracosti rischiano di essere scaricati sull'intera filiera industriale per poi impattare sulle tasche dei consumatori", spiega Peron. "Il meccanismo di trasmissione dei rincari lungo la catena del valore è noto: quando i costi del trasporto aumentano in modo sostanziale e prolungato, le imprese di autotrasporto tendono a trasferirli ai committenti, che a loro volta li incorporano nei prezzi finali dei beni”.

    Per affrontare tali situazioni, la normativa italiana prevede strumenti specifici. La modifica del 2022 al Decreto Legislativo 286/2005 ha introdotto l'obbligo d’inserire nei contratti di trasporto stipulati in forma scritta una clausola di adeguamento del corrispettivo alle variazioni del prezzo del gasolio. La norma stabilisce che quando la variazione del prezzo del gasolio supera il 2% rispetto al valore preso a riferimento al momento della stipula — o dell'ultimo adeguamento — il corrispettivo del trasporto deve adeguarsi automaticamente. Il parametro di riferimento è costituito dalle rilevazioni ufficiali del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), che pubblica mensilmente i dati sul prezzo del gasolio per autotrazione. Bisogna però aggiungere che molte imprese di autotrasporto non hanno una forza contrattuale sufficiente per trasferire con tempestività gli aumenti dei costi ai propri committenti, esponendosi a tensioni finanziarie che, nei casi più difficili, possono tradursi in uscite dal mercato.

    La Fiap precisa che l’assenza di questa clausola nel contratto non è una lacuna formale di poco conto: priva il contratto stesso di un requisito essenziale previsto dalla normativa sull'autotrasporto, con la conseguenza che il rapporto contrattuale deve essere trattato come un contratto non scritto. In questo caso entra in vigore una disciplina alternativa: il corrispettivo del trasporto deve essere determinato sulla base dei valori indicativi di riferimento dei costi di esercizio dell'impresa di autotrasporto, pubblicati dal ministero dei Trasporti.

    L'ultimo aggiornamento di tali valori risale però a giugno 2025. Tenendo conto dell'andamento del gasolio secondo le rilevazioni Mase, degli adeguamenti autostradali, dell'inflazione e degli incrementi previsti dal Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizione, per i veicoli industriali con massa superiore a 26 tonnellate il costo diretto di esercizio, l’associazione stima indicativamente un valore tra 1,85 e 2,15 euro al chilometro. La stima è coerente con le elaborazioni delle tabelle dei costi di esercizio riferite a un veicolo industriale che percorre 100mila chilometri annui (fascia D). Qualora il corrispettivo riconosciuto all'impresa risulti inferiore a questi valori, la differenza può essere richiesta anche successivamente ai servizi già effettuati.

    Nonostante questi strumenti esistano, nella pratica risultano poco utilizzati. La clausola carburante resta spesso assente dai contratti o inapplicata, lasciando scoperta una larga parte del settore proprio nei momenti in cui le oscillazioni dei prezzi sono più marcate. La Fiap avverte che questa situazione rischia di aggravarsi ulteriormente se dovesse concretizzarsi un intervento del Governo sulle accise: "Bisogna fare attenzione a questo tipo di operazioni, perché rischiano di sterilizzare il recupero delle accise per l'autotrasporto e di rendere non azionabile la fuel surcharge che dal 2022 è norma obbligatoria nei contratti con la committenza, creando un ulteriore danno al comparto", precisa Peron.

    Il richiamo dell’associazione si estende all'intera catena logistica. Il principio dell'adeguamento del carburante deve valere lungo tutti i livelli della filiera del trasporto, evitando che le variazioni dei costi vengano scaricate esclusivamente sull'ultimo vettore della catena. Lo stesso principio è coerente con quanto previsto dall'articolo 83-bis del Decreto Legge 112/2008, che richiama la necessità di assicurare condizioni economiche tali da garantire sicurezza e sostenibilità del trasporto su strada. La normativa, precisa la Fiap, non ha l'obiettivo di fissare tariffe, ma di garantire rapporti economici equilibrati lungo la filiera logistica. Un equilibrio che in questo momento, con i prezzi del carburante in forte tensione, risulta più difficile da mantenere e più urgente da preservare.

    P.R.

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