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Conseguenze della Brexit sulle autorizzazione all’autotrasporto


Mentre si avvicina il termine dell'uscita della Gran Bretagna dall'UE, fissato per il 31 ottobre, la situazione politica nell'isola pare sempre più confusa e ormai molti si preparano a un'uscita hard ossia senza accordi con Bruxelles, che causerà pesanti conseguenze in tutti i campi, compreso quello dell'autotrasporto. Su quest'aspetto è intervenuto il segretario nazionale della Fiap, Silvio Faggi. Nel caso di una Brexit con accordo, spiega Faggi "si è delineata l'ipotesi che prevedeva un periodo transitorio, di cui definire la durata, nel quale il regime giuridico della licenza comunitaria Cemt sarebbe rimasto sostanzialmente riconosciuto. Una soluzione di comodo in attesa di un accordo UE/UK, ovvero di più accordi bilaterali fra il Regno Unito e singoli Stati europei, sulla falsariga di quanto avviene con i paesi extra UE".
Però la Brexit senza accordo cambia completamente lo scenario, quindi gli autotrasportatori che operano sulla rotta per la Gran Bretagna dovranno usare le autorizzazioni Cemt: " Il ministero dei Trasporti, da notizie apprese via stampa, starebbe valutando un aumento dell'attuale contingente di autorizzazioni Cemt, ossia quelle che consentono di entrare in Paesi terzi aderenti all'accordo così denominato, anche in triangolazione, dal valore attuale a circa il doppio. Sappiamo, inoltre che le domande per ottenere nuove autorizzazioni Cemt dovranno essere presentate dalle imprese di autotrasporto italiano entro il 31 ottobre 2019". In questo caso dovrebbe valere la regola generale per l'assegnazione di tali autorizzazioni, ossia quella secondo cui "l'impresa richiedente deve dimostrare di aver fatto almeno un viaggio al mese negli ultimi undici, su una relazione di traffico con un Paese extra UE. Appare francamente difficile comprendere come sarà possibile dimostrare il possesso di questo requisito in quanto a tutt'oggi il Regno Unito è, a tutti gli effetti, un Paese comunitario", si chiede Faggi.
Per sciogliere questo nodo, Faggi ipotizza diversi scenari. Il primo prevede che le eventuali nuove Cemt vengano acquisite interamente da imprese strutturate già in possesso di tali autorizzazioni, rimanendo, in definitiva, gli unici attori sulla relazione di traffico verso il Regno Unito. "Linea sulla quale operano, oggi, tante altre imprese, piccole e medie, che inevitabilmente verrebbero tagliate fuori dal mercato e ciò non trova il nostro favore", commenta il segretario della Fiap. Il secondo scenario prevede che che si riservino le nuove Cemt solo a coloro che già operano stabilmente una relazione di traffico Italia-Regno Unito. In tal caso, commenta Faggi "sarebbe, utile, individuare un sistema per la certificazione di tale traffico (es. copia delle lettere di vettura Cmr). Soluzione comunque da verificare dal punto di visto della fattibilità giuridica". La terza possibilità è aprire immediatamente un trattativa con la Gran Bretagna per firmare un accordo bilaterale, ma "nella evidente incertezza sugli sviluppi della situazione politica inglese, non appare certamente strada attualmente percorribile".
Faggi precisa che queste soluzioni "a eccezione di quella che prevede il mantenimento, anche se provvisorio, del regime della licenza comunitaria, comportano comunque tempi di realizzazione incompatibili con le esigenze di velocità e chiarezza che caratterizzano il lavoro delle imprese di trasporto interessate e delle catene produttive e logistiche delle quali sono componenti primari. È una situazione certamente complessa, e non vogliamo che la mancanza di soluzioni adeguate, agibili e tempestive, si rifletta solo taluni soggetti".

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