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Autotrasporto blocca i porti siciliani


L'azione organizzata da Trasportounito e dalle sigle siciliane Aias e Aitras è iniziata all'alba di oggi nei tre principali porti siciliani, ossia Catania, Palermo e Termini Imerese. Le associazioni dell'autotrasporto hanno escluso dalla protesta lo scalo di Messina per ridurre i disagi sulla città e consentire il traghettamento verso la Calabria, anche perché il blocco è diretto soprattutto contro le autostrade del mare che operano su distanze maggiori. Il motivo è l'aumento delle tariffe di trasporto marittimo, giustificato dalle compagnie dall'incremento del costo del carburante provocato dall'obbligo di usare prodotti a basso tenore di zolfo per ridurre l'inquinamento delle navi. Secondo le cronache dei giornali locali, il 7 gennaio nessun camion è entrato nel porto di Cataniao, mentre non sarebbe stato completamente bloccato il flusso ai porti di Palermo e Termini Imerese, dove comunque gli autotrasportatori hanno attuato presidi.
Per sciogliere il nodo, nel pomeriggio è indetta una riunione al ministero dei Trasporti tra la ministra Paola De Micheli e i rappresentanti degli autotrasportatori, tra cui Trasportounito che ha organizzato la protesta (ma senza le sigle siciliane). Un altro incontro è stato indetto a Palermo dall'assessore regionale ai Trasporti, Marco Falcone. Al centro della discussione c'è l'annullamento o il rinvio degli aumenti e il contributo al trasporto combinato strada-mare, che gli autotrasportatori chiedono di aumentare proprio a causa dell'incremento delle tariffe. Ma si dovrebbe parlare anche del divieto di transito ai veicoli pesanti sull'autostrada Palermo-Catania in direzione di Catania a causa delle cattive condizioni del viadotto Cannatello. Un divieto che allunga la percorrenza dei camion e quindi aumenta tempi e costi dell'autotrasporto.
"Nessuno si illuda di trovarsi difronte i soliti quattro disperati da calmare con un tozzo di pane o peggio con promesse immaginose", dichiara il segretario nazionale di Trasportounito, Maurizio Longo. "Sicilia e Sardegna sono la punta di un iceberg di disagio disperazione e rabbia. La totale incapacità del governo e della politica di comprendere che l'innalzamento di costi e delle barriere infrastrutturali annientano territori come quelli delle due isole maggiori, sommata all'indifferenza con la quale si affrontano le rilevanti ripercussioni generate da normative internazionali e comunitarie, generano le premesse per innescare conflitti sociali che, auspichiamo, non escano fuori controllo".
Longo ammonisce che "Per l'autotrasporto il caso Sicilia e Sardegna rappresenta una pericolosa scintilla nella polveriera di un Paese che si serve dell'autotrasporto per l'80% del trasporto delle sue merci, ma che continua in modo sempre più ottuso a considerare la maggioranza degli autotrasportatori come una sorta di emarginati da spremere sino a farli fallire costringendoli a operare in condizioni di sfruttamento ed ai limiti della legalità e della sicurezza stradale".

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