Un ordigno bellico di circa 500 libbre, pari a circa 230 chili, è stato trovato nella mattinata di venerdì 23 ottobre sulla sommità del cassone C32 della nuova diga foranea di Genova, nel tratto antistante il bacino di Sampierdarena. La bomba era appoggiata a secco sulla parte emersa del manufatto, posato in mare nel settembre scorso. La segnalazione è arrivata dal Consorzio PerGenova Breakwater, che costruisce l'opera: il personale ha sospeso le lavorazioni nella zona e allertato le autorità. Non risultano persone coinvolte.
La Capitaneria di Porto ha emanato un'ordinanza che vieta ogni attività a mare e sui manufatti in un raggio di 400 metri dal punto del ritrovamento fino all'avvenuta bonifica. Dentro il perimetro possono operare soltanto il personale e i mezzi addetti alla bonifica e alla messa in sicurezza, oltre a quelli di polizia e soccorso. La prima nota diffusa in mattinata dal subcommissario per la ricostruzione Carlo De Simone e dal presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Matteo Paroli, prospettava un'area di sicurezza a mare e a terra di circa mille metri. In serata il sopralluogo del 32esimo reggimento genio guastatori dell'Esercito, di stanza a Fossano, ha confermato il raggio di 400 metri, interamente compreso nell'area di cantiere.
Il ridimensionamento ha evitato il blocco dello scalo. Paroli ha spiegato che il porto "mantiene la sua piena operatività" e che è stato scongiurato il rischio di chiudere il canale di accesso e di interdire alcuni terminal. La nota dell'Autorità portuale esclude evacuazioni dei terminal e chiusure dei varchi, con viabilità a terra invariata; nessun problema, riferisce Primocanale, per le navi in ingresso e in uscita. Il presidente di Stazioni Marittime, Alberto Minoia, ha escluso ripercussioni sul traffico passeggeri. Questi provvedimenti hanno coinvolto anche l'aeroporto di Genova, dove gli atterraggi sono stati consentiti solo dal lato di Ponente della pista e i decolli instradati nella stessa direzione, per evitare il sorvolo della zona.
Nel cantiere, invece, si sono fermate le lavorazioni delle fasi A e B della diga. Nessuna fonte ha finora quantificato l'effetto sul cronoprogramma, che nell'ultima versione prevede la posa dell'ultimo cassone nell'agosto 2027 e la conclusione delle opere entro dicembre dello stesso anno. Le operazioni sono gestite da un tavolo che riunisce Autorità portuale, Prefettura, Capitaneria, struttura commissariale e forze di polizia, con gli specialisti dell'Esercito in coordinamento con il nucleo Sdai della Marina militare. Le prime verifiche sono state condotte a distanza anche con droni. Modalità e tempi di rimozione saranno decisi con gli artificieri e la Prefettura: fino a questo momento non è stato comunicato il completamento della bonifica. L'Autorità portuale ha attribuito l'ordigno alla Seconda guerra mondiale, mentre la fabbricazione americana è stata indicata dal presidente della Regione e commissario della diga, Marco Bucci.
Bisogna capire come il residuato sia arrivato sulla sommità di una struttura nuova. "Non possiamo escludere nulla", ha dichiarato De Simone a Genova24 e Paroli ha precisato di non aver ricevuto rivendicazioni e di non sapere se si tratti di un atto deliberato, che a suo giudizio rappresenterebbe un evento senza precedenti. Tra le ipotesi rimaste aperte, c’è anche quella di un sollevamento dovuto alla mareggiata dei giorni precedenti.







































































