Barche in mare, attivisti e lavoratori davanti all'ingresso del Terminal Darsena Toscana: è la scena di un’azione promossa il 22 ottobre 2026 dal sindacato di base Usb per non caricare a Livorno la Sunaid X, la nave che secondo il sindacato garantisce i rifornimenti alla base militare statunitense di Sigonella. Secondo un comunicato diffuso nel pomeriggio dal Gruppo Autonomo Portuali Livorno, alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla Italia stavano conducendo operazioni di disturbo in mare, mentre decine di attivisti e portuali si sono radunati al varco. La nota aggiunge che sarà dichiaro uno sciopero in tutte le realtà coinvolte non appena partiranno le operazioni di carico.
Nella ricostruzione dell'Usb, la Defense Logistics Agency (Dla), l'agenzia logistica del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, impiega la Sunaid X sul collegamento tra il porto toscano e la base siciliana. A bordo viaggerebbero prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura, ammette il sindacato, non è meglio specificata nelle informazioni in suo possesso. Su altre linee, aggiunge la nota, risultano spedizioni di Humvee e di carichi non specificati diretti a Camp Darby. Il sindacato colloca l'azione nella mobilitazione contro quella che definisce "logistica di guerra". Documenti ufficiali, sostiene, attestano il supporto di Sigonella alle operazioni militari statunitensi legate alla guerra contro l'Iran e, più in generale, in Medio Oriente, così come la presenza nella base di velivoli militari israeliani nel settembre 2025, pochi giorni prima dell'abbordaggio delle barche della Flotilla dirette a Gaza. Per l'Usb la base è la prova del coinvolgimento dell'Italia nei conflitti in corso, in operazioni "mai approvate dal Parlamento".
Il comunicato di Usb va oltre il caso della Sunaid X per affrontare l’uso di Livorno per il transito di materiale militare. Il sindacato spiega che tra gennaio 2025 e maggio 2026 nel porto sono transitate in esportazione verso Paesi extra UE 614,15 tonnellate di esplosivi di classe 1, il dato che proviene dalle informazioni che la Capitaneria di Porto ha fornito alla giornalista Linda Maggiori, autrice della richiesta insieme ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del porto. La voce principale è quella delle cartucce per armi e proiettili, con 379,8 tonnellate. Seguono 234 tonnellate di motori per razzi con propellente e 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati Nos, sulla cui natura le informazioni non forniscono dettagli per vincoli di riservatezza.
"Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa movimentare merci pericolose", scrive il Gruppo Autonomo Portuali, che chiede trasparenza immediata su carichi, autorizzazioni, destinatari e destinazioni finali degli armamenti già transitati, oltre al fermo completo del passaggio di esplosivi bellici dallo scalo. Il sindacato ricorda gli scioperi proclamati a Livorno e a Piombino ogni volta che la rete di portuali, ferrovieri e operai di Piombino segnala un transito e i blocchi già attuati: quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa e il presidio sul ponte di via Mogadiscio contro l'uscita di una nave statunitense carica di mine proveniente da Camp Darby. La prossima mobilitazione è il 30 ottobre, giornata di sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo e militarizzazione.
Sull'accesso ai dati del traffico di armamenti nei porti, la stessa Maggiori ha ottenuto pochi giorni fa una pronuncia del Consiglio di Stato che riguarda Ravenna. Con la decisione pubblicata il 16 ottobre, la Sesta Sezione ha respinto l'appello dell'Agenzia delle Dogane contro la sentenza con cui il Tar dell'Emilia-Romagna, il 1° luglio, aveva accolto in parte il ricorso della giornalista, assistita dall'avvocato Andrea Maestri. Le Dogane devono quindi consentire l'accesso alle informazioni sui quantitativi di materiale bellico e di componenti di armamenti partiti dallo scalo romagnolo nel 2025. Resta escluso l'accesso ai Paesi di provenienza e destinazione, per i quali il Tar aveva ritenuto legittimo il diniego in ragione della sicurezza nazionale e delle relazioni internazionali.
L'amministrazione doganale ha sostenuto che la divulgazione avrebbe potuto pregiudicare l'ordine pubblico, la politica estera e l'operatività commerciale dei soggetti coinvolti, ma già per il Tar il dato numerico riferito al 2025 era neutro rispetto a quegli interessi. Il Consiglio di Stato osserva che le argomentazioni delle Dogane "evocano interessi pubblici astratti" e prospettano pregiudizi generici, senza chiarirne la natura né dimostrarne la concretezza. Nemmeno il Codice Doganale dell'Unione consente di opporre un regime di segretezza assoluto. I giudici hanno anche stabilito che l'accesso civico generalizzato può essere esercitato nell'attività giornalistica, in questo caso su informazioni informatizzate, già detenute dall'amministrazione e di entità limitata, fermo restando che chi le riceve deve farne un uso corretto e prudente, nel rispetto delle regole deontologiche.
Antonio Illariuzzi









































































