O l’Unione Europea immetterà sul mercato 120 milioni di barili di gasolio delle sue riserve d’emergenza nei prossimi sei mesi, oppure gli Stati Uniti impediranno l’esportazione del loro prodotto. È questo il ricatto che - secondo un articolo pubblicato il primo ottobre 2026 da Reuters - il presidente Trump avrebbe fatto all’Europa, citando tre persone vicine alla questione. L'avvertimento arriva mentre il presidente Donald Trump sta valutando il divieto d’esportazione del gasolio per abbassarne il prezzo interno prima delle elezioni di metà mandato di novembre, in un contesto nel quale la carenza di gasolio - e quindi l’ aumento del suo prezzo - derivano dalla guerra scatenata dagli stessi Stati Uniti e da Israele contro l’Iran e dalle sanzioni europee contro la Russia. Il volume di gasolio preteso da Trump equivarrebbe a prelevare oltre il 40% dei 39 milioni di tonnellate di gasolio d'emergenza detenuti dagli Stati comunitari, secondo le rilevazioni di Eurostat di maggio 2025. A tale data, di quelle scorte la Francia ne custodiva 8,2 milioni di tonnellate e la Germania 5,6 milioni, che insieme fanno circa il 35% del totale. Una fonte successiva citata dalla stessa Reuters indica una scadenza più stretta, 100 milioni di barili entro venti giorni, sempre secondo fonti anonime.
L’ultimatum di Trump all’Europa è stato accompagnato da alcune dichiarazioni della sua amministrazione, che sembrano confermare le indiscrezioni della Reuters. Il segretario all'Energia, Chris Wright, ha affermato, sempre il primo ottobre, che l'amministrazione si aspetta presto annunci europei su nuove forniture di gasolio e il giorno successivo, a Fox News, si ha dichiarato di essere molto fiducioso che l'Europa possa alleggerire i prezzi attingendo alle riserve. Lo stesso Trump aveva dichiarato nei giorni precedenti di stare valutando un divieto alle esportazioni di gasolio e secondo Reuters, Washington ha considerato anche alternative: limiti volontari alle esportazioni da parte delle raffinerie e una maggiore disponibilità di gasolio “rosso”, ossia quello esentasse. Un funzionario statunitense, tra le fonti dell'agenzia, ha sostenuto che all'Europa conviene collaborare mentre gli Stati Uniti cercano più strade per aumentare l'offerta di prodotti raffinati.
Per l’ Europa anche solo una riduzione delle importazioni di gasolio - che alimenta autotrasporto, agricoltura e industria - comporterebbe una grave emergenza, forse la maggiore dopo la pandemia, perché il continente dipende sempre più dal carburante statunitense dopo il divieto alle importazioni russe (prorogato sino a fine ottobre, a causa dei danni inferti alle raffinerie dagli attacchi dell’Ucraina) e dopo che la guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran ha interrotto le forniture dal Medio Oriente. Sul mercato incide anche la sospensione delle vendite all'estero di carburanti da parte delle raffinerie cinesi, che in ottobre stanno privilegiando le scorte interne.
Per affrontare la questione, il primo ottobre Commissione Europea, Germania, Francia, Italia, Irlanda e Regno Unito hanno tenuto un incontro telematico per valutare l'eventuale necessità di rilasciare gasolio, come ha spiegato a Reuters un funzionario UE. Il problema è che il meccanismo delle scorte è meno lineare di quanto sembri. I membri dell'agenzia europea dell’energia Iea devono mantenere riserve pari ad almeno novanta giorni d’importazioni nette, detenute dallo Stato o da imprese sotto obbligo pubblico e l'agenzia stima oltre 1,2 miliardi di barili di scorte d'emergenza in mano agli Stati membri e altri 600 milioni di scorte industriali obbligatorie. Gli Stati dell'Unione Europea ne detengono quasi 109 milioni di tonnellate complessive tra greggio e prodotti, e solo una parte è gasolio che si può liberare in breve tempo. L'effettiva disponibilità dipende poi da qualità, specifiche stagionali, localizzazione dei depositi e capacità di trasporto. Il 2 ottobre, sempre secondo Reuters, i governi dell’Unione hanno esaminato una proposta francese: un rilascio europeo di 50 milioni di barili di gasolio, accompagnato da una possibile azione Iea per altri 50 milioni di barili di greggio. Parigi la vincola però a un impegno statunitense a non imporre un embargo unilaterale sulle esportazioni.
Quali potrebbero essere le conseguenze per i consumatori europei del rilascio di parte delle riserve di gasolio? Nel brevissimo termine potrebbe causare un calo dei prezzi alla pompa di circa 5-10 centesimi al litro. Però alcuni Governi, tra cui l’italiano, sarebbero tenuti per Legge a ricostituire le riserve nei mesi successivi e se i prezzi alla fonte salissero del 30-50%, il riacquisto costerebbe alle casse pubbliche, per la sola Italia, tra i 500 e gli 860 milioni di euro in più, secondo una stima di Energia Oltre. Inoltre, quando si esauriranno anche le riserve rilasciate, il prezzo alla pompa potrebbe tornare ad aumentare. È quindi evidente che l’uso delle riserve converrebbe solo a Trump per contenere gli aumenti del gasolio negli Stati Uniti prima delle elezioni di medio termine.
P.R.







































































