La siccità che sta colpendo il bacino del Danubio nell'estate 2026 ha ridotto la portata del fiume ai minimi dal 1996, paralizzando la navigazione commerciale e mettendo sotto pressione la produzione di energia elettrica in Romania, Ungheria e Serbia. All'ingresso del fiume in territorio rumeno la portata è scesa fino a circa 1.500 metri cubi d'acqua al secondo, contro una media di luglio di 4.700, secondo le rilevazioni dell'agenzia statale rumena per la gestione delle risorse idriche. A Budapest il livello ha toccato il 29 luglio un nuovo minimo storico di 23 centimetri, sotto il precedente record di 33 centimetri fissato nel 2018, mentre in Croazia il fiume è calato di oltre 130 centimetri in una sola settimana. Alla base della crisi c'è una carenza di precipitazioni che il servizio meteorologico ungherese quantifica in 80-130 millimetri in meno rispetto alla media pluriennale negli ultimi novanta giorni, unito a ondate di calore che si sono succedute per gran parte dell'estate sui Balcani e sull'Europa centrale.
Sulla navigazione fluviale gli effetti sono stati rapidi. In Serbia il calo della portata ha bloccato il traffico in diverse aree, interrompendo le importazioni di carburante, mentre a Novi Sad centinaia di piccole imbarcazioni e diverse navi da carico sono rimaste incagliate su rive ormai prosciugate. In Bulgaria una nave da crociera partita da Turnu Măgurele si è arenata a circa 25 chilometri dal porto di Vidin, costringendo la polizia a evacuare 186 turisti. Le chiatte ancora in navigazione sono costrette a viaggiare con carichi drasticamente ridotti per evitare di incagliarsi: significa più viaggi per trasportare la stessa quantità di merci, e costi logistici in aumento per gli operatori del settore.
Il nodo più delicato riguarda il raffreddamento delle centrali nucleari che dipendono dall'acqua del fiume. In Romania la società statale Nuclearelectrica ha scollegato dalla rete il reattore 1 della centrale di Cernavodă, il cui riavvio non è previsto prima del 4 agosto; la Marina militare ha fatto detonare quasi 200 chilogrammi di esplosivo vicino al canale Bala per rimuovere una formazione rocciosa e aumentare il flusso d'acqua verso l'impianto. Il premier ad interim Ilie Bolojan ha poi annunciato lo spegnimento anche del secondo reattore, da 706 megawatt: sarebbe la prima volta che entrambe le unità della centrale si fermano contemporaneamente per la siccità. Il Governo rumeno ha dichiarato lo stato di allerta nel settore energetico, invitando i cittadini a ridurre i consumi nelle ore serali.
In Ungheria la centrale di Paks, che fornisce quasi metà dell'elettricità nazionale, ha ridotto la produzione su più unità dal 29 luglio per effetto della scarsità d'acqua di raffreddamento, con i quattro reattori dell'impianto scesi sotto il 50% della capacità complessiva. Le autorità ungheresi non escludono uno spegnimento completo se il livello del Danubio dovesse continuare a scendere; nel frattempo il Paese compensa il deficit con maggiori importazioni di energia dai vicini.
In Serbia le due maggiori centrali idroelettriche del Paese, Djerdap 1 e Djerdap 2, che insieme coprono circa il 18% del fabbisogno elettrico nazionale, funzionano rispettivamente al 20% e al 30% della capacità, ha reso noto la ministra dell'Energia Dubravka Đedović; il primo ministro Đuro Macut ha chiesto ai cittadini di ridurre i consumi nei prossimi dieci giorni. Gli effetti si riflettono anche sui bilanci aziendali: il gruppo austriaco Verbund, che genera circa l'85% della propria elettricità da impianti idroelettrici, ha stimato in circa 370 milioni di euro il minor utile operativo del primo semestre rispetto a un anno con condizioni idrologiche normali. La francese Edf ha rivisto al ribasso le prospettive per il 2026, prevedendo un calo di circa il 10% dell'Ebitda annuale legato sia ai prezzi dell'energia sia alla minore produzione.
La siccità si ripercuote anche su irrigazione e agricoltura nei Balcani, dove il calo del Danubio ha già imposto restrizioni ai prelievi per i campi e complicato il trasporto di cereali lungo la rotta fluviale, uno dei corridoi più utilizzati per l'export verso i mercati europei. Gli idrologi non prevedono un miglioramento delle condizioni per almeno un altro mese.
Antonio Illariuzzi





































































