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  • Camion fermi per giorni alla frontiera turco-bulgara

    Camion fermi per giorni alla frontiera turco-bulgara

    Dal 28 ottobre 2026 le proteste degli autisti turchi contro le regole Schengen sui soggiorni interrompono a tratti i transiti dei camion verso Bulgaria e Grecia. A Kapıkule l'attesa superava già i quattro giorni. Ankara ha avviato contatti con Sofia e la Commissione Europea.

    Il blocco del Golfo Persico porta traffico al Canale di Suez

    Foto: Suez Canal Authority

    Secondo l’agenzia statistica egiziana Capmas, ad aprile 2026 il Canale di Suez ha registrato il passaggio di 529 petroliere, con un aumento del 28% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, mentre il transito complessivo di navi ha raggiunto 1.182 unità, il 14% in più rispetto ad aprile 2025. Ciò ha portato anche un aumento dei ricavi mensili a 419 milioni di dollari (circa 385 milioni di euro), il 27% in più anno su anno e il risultato mensile più alto dall'inizio del 2024, periodo precedente agli attacchi degli Houthi dello Yemen che hanno reso pericolosa la rotta del Mar Rosso.

    Il motore di questa ripresa è lo Stretto di Hormuz, che è di fatto chiuso (o comunque molto pericoloso per le navi cargo) dall'inizio del conflitto tra Usa-Israele e Iran, scoppiato il 28 febbraio 2026. Questa situazione ha costretto i principali esportatori della regione a riorganizzare in tempi rapidi le proprie catene logistiche. L'Arabia Saudita, il maggiore esportatore mondiale di petrolio, ha riattivato un oleodotto di riserva verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, da dove i carichi vengono imbarcati e spediti sui mercati internazionali. Anche altri Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno fatto ricorso ai porti sauditi, come Jeddah, o alle strade del Paese per le importazioni.

    Il risultato è un rimescolamento dei flussi che ha avvantaggiato il Canale di Suez in modo imprevisto. In un articolo di Mirette Magdy pubblicato da Bloomberg il 10 giugno 2026, Mohamed Abu Basha, responsabile dell'analisi macroeconomica presso la banca d'investimento Efg Hermes spiega che "il canale si sta rivelando un beneficiario netto inatteso" dell'ultimo conflitto regionale. Secondo l'analista, Jeddah "si è trasformata in un'ancora di salvezza, non solo per l'economia saudita ma per l'intero Ccc". Il cambiamento delle rotte delle merci e delle spedizioni "è destinato a riflettersi progressivamente sui ricavi del Canale di Suez nei prossimi mesi", ha aggiunto.

    Il quadro, tuttavia, resta lontano dai livelli pre-crisi. Ad aprile 2023, prima dello scoppio della guerra a Gaza, il Canale di Suez registrava circa 2.300 transiti mensili e le Autorità egiziane stimano che la perturbazione avviata dagli attacchi Houthi abbia causato perdite di ricavi potenziali per almeno 9 miliardi di dollari (circa 8,2 miliardi di euro). La ripresa attuale è, insomma, parziale e l'esito del conflitto in corso è determinante per le prospettive del canale. Una piena normalizzazione dei ricavi della via d'acqua ai livelli storici "potrebbe rappresentare il più rilevante shock positivo a breve termine" per l'economia egiziana, affermato Abu Basha, con una riduzione del disavanzo delle partite correnti del Paese stimata tra il 25% e il 30%. Ma tale scenario "dipende in larga misura dall'assetto geopolitico post-bellico".

    Intanto la compagnia francese Cma Cgm continua a inviare alcune portacontainer nel canale e il 9 giugno è passata la grande Cma Cgm Vendome da 24mila teu, in viaggio dalla Francia alla Malesia nell'ambito del servizio marittimo Fal 3 dell'Ocean Alliance sulla tratta Estremo Oriente-Nord-Ovest Europa. Questo è il primo transito in direzione sud per questo servizio attraverso il canale dall'inizio dell'anno. Annunciando questo evento, l'ammiraglio Ossama Rabiee, presidente e amministratore delegato della Suez Canal Authority, a comunicato che nei primi cinque mesi del 2026 la compagnia francese ha effettuato 104 transiti attraverso il Canale, per un tonnellaggio complessivo di 12,5 milioni di tonnellate. Un dato che, secondo il presidente dell'Autorità, conferma l'orientamento del grande armamento container verso il ritorno alla rotta di Suez, favorito dalla riduzione dei tempi operativi e dai risparmi di esercizio rispetto alla circumnavigazione africana.

    M.L.

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