Il 30 ottobre 2026 portuali e marittimi hanno incrociato le braccia o manifestato in decine di scali europei, del Mediterraneo e di altri continenti. Protestano contro l'uso dei porti per trasportare armi, munizioni, equipaggiamenti militari e truppe, in una giornata di mobilitazione internazionale che comprende anche richieste su salari, sicurezza e condizioni di lavoro. Gli organizzatori parlano di 113 porti in 22 Paesi e regioni, con oltre 25 sindacati aderenti (i Paesi Baschi sono contati a parte rispetto alla Spagna). La forma della protesta però cambia molto da un Paese all'altro. In Francia e in Italia lo sciopero è nazionale e dura 24 ore, altrove ci sono astensioni di poche ore, presìdi davanti ai varchi e manifestazioni. Le conseguenze operative più evidenti si sono registrate in Grecia.
Al Pireo le operazioni sulle merci hanno subito interruzioni e i traghetti per le isole sono rimasti fermi, con circa 3mila portuali e marittimi coinvolti. Nello scalo greco si sommano due vertenze distinte. I portuali, con il sindacato Enedep, protestano contro la movimentazione di materiale militare. I marittimi scioperano per salari, condizioni di lavoro e sicurezza, ed è il loro sciopero a fermare i collegamenti. Ripercussioni sui servizi marittimi erano state annunciate anche a Rafina, Lavrio, Patrasso, Igoumenitsa ed Elefsina e sulla linea Rio-Antirrio. Alla manifestazione del Pireo i marittimi hanno chiesto più tutele per gli equipaggi delle navi che attraversano zone di guerra, compresa l'assistenza medica a bordo.
In Francia la Federazione nazionale porti e docks della Cgt ha proclamato uno sciopero di 24 ore. Riguarda Le Havre, Marsiglia, Dunkerque e Rouen, oltre a Calais, Boulogne-sur-Mer, Saint-Nazaire, La Rochelle, Bordeaux, Tolone e Nizza. In Bretagna sono fermi anche Saint-Malo, Roscoff, Brest e Lorient. Alla vigilia il sindacato aveva previsto che l'attività dei porti francesi si sarebbe fermata al 95%. Ai temi della giornata internazionale i portuali francesi aggiungono l'opposizione alle proposte di bilancio del Governo, la difesa delle protezioni sociali e la contestazione della militarizzazione delle infrastrutture portuali prevista dalle politiche europee.
In Spagna la mobilitazione coinvolge Valencia e Algeciras. Secondo l'elenco degli organizzatori aderiscono anche Barcellona, Cadice, Vigo, Huelva, Malaga, Santander, Siviglia, Gijón, Avilés, Almería, Motril e i porti delle Canarie, mentre nei Paesi Baschi partecipano Bilbao e Pasaia con il sindacato Lab. In Turchia i portuali hanno manifestato davanti al porto di Haydarpaşa, a Istanbul, e il sindacato Liman-İş ha annunciato iniziative anche a Mersin e Gemlik. In Marocco le astensioni annunciate durano al massimo due ore e riguardano Casablanca e Tangeri, compreso Tanger Med.
In India la Water Transport Workers Federation of India ha mobilitato circa 5mila lavoratori in numerosi scali, tra cui Chennai, Cochin, Mumbai, Jnpt-Nhava Sheva, Kolkata, Paradip, Tuticorin e Visakhapatnam, con iniziative concentrate a metà giornata. La federazione la presenta come una dimostrazione e non come uno sciopero, che in India richiede un preavviso di 14 giorni. Nell'elenco degli organizzatori ci sono anche Amburgo, Aarhus, Copenaghen, Göteborg, Malmö e Stoccolma, Cork e Dublino, Sines, Figueira da Foz, Funchal e le Azzorre, Koper, Bar e Vukovar, Larnaca e Limassol. Fuori dall'Europa compaiono Oakland e San Francisco con la sezione Local 10 del sindacato Ilwu, Veracruz, Montevideo, Espírito Santo, Itajaí e Melbourne con la Maritime Union of Australia.
Il nucleo promotore riunisce Usb e Orsa Porti per l'Italia, Cgt Ports et Docks per la Francia, Enedep per la Grecia, Lab per i Paesi Baschi, Liman-İş per la Turchia e Odt per il Marocco. Il comunicato congiunto chiede la fine delle guerre in Medio Oriente, compresa quella a Gaza, e lo stop alla militarizzazione delle infrastrutture. Le piattaforme nazionali aggiungono altre richieste. Riguardano il potere d'acquisto, eroso dal rincaro di beni essenziali ed energia, la contrattazione collettiva, la riduzione dell'orario, la salute e la sicurezza e la perdita di posti di lavoro dovuta all'automazione. La giornata arriva dopo l'azione internazionale del 6 febbraio 2026 e dopo la Dichiarazione di Istanbul del maggio 2026, con cui i sindacati avevano chiesto di non usare le strutture portuali per spedire armi verso zone di guerra.
Il gruppo No Harbour for Genocide stima che lo sciopero interessi circa 52mila container e carichi per 2,8 miliardi di dollari (circa 2,4 miliardi di euro). Nei giorni precedenti erano circolate stime più basse, oltre 40mila container e 2 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro). Gli organizzatori ritengono inoltre potenzialmente coinvolto oltre il 40% del traffico merci nel Mediterraneo. Diversi analisti ritengono limitato l'effetto di un'azione di un solo giorno sui flussi commerciali mondiali, con rischi maggiori per le merci deperibili e le spedizioni urgenti.
In Italia il calendario del ministero dei Trasporti registra lo sciopero nazionale di 24 ore dei lavoratori dei porti proclamato da Usb Lavoro Privato, che coincide con lo sciopero generale dello stesso sindacato. L'astensione riguarda le imprese degli articoli 16, 17 e 18 della Legge 84/1994, le Autorità di Sistema Portuale e le società che applicano il contratto nazionale dei porti. L'Usb ha indicato iniziative in nove scali: Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. A Livorno lo sciopero era stato proclamato in tutti i terminal e nelle società e cooperative del porto. I presìdi sono cominciati intorno alle 6 a Ponte Genova e ai varchi. A Genova i lavoratori si sono radunati ai varchi, con appuntamenti a San Benigno e a Principe.
Antonio Illariuzzi








































































