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  • Ordigno bellico su un cassone della nuova diga di Genova

    Ordigno bellico su un cassone della nuova diga di Genova

    Una bomba da circa 230 chili è stata trovata il 23 ottobre sulla sommità del cassone C32. La Capitaneria ha vietato ogni attività entro 400 metri fino alla bonifica, ma il porto resta operativo. Restano da chiarire provenienza e modalità con cui è finita sul manufatto.

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  • Sempre più brevi i pagamenti dell’autotrasporto in Spagna

    Sempre più brevi i pagamenti dell’autotrasporto in Spagna

    A settembre 2026 i committenti degli autotrasportatori spagnoli hanno pagato le fatture con una media di 47 giorni, contro i 52 di agosto. Secondo l'osservatorio di Fenadismer è il valore più basso della serie storica, mentre la quota di clienti oltre il limite dei 60 giorni scende al 34%.

    Diminuisce la fedeltà al marchio da parte dell’autotrasporto

    Gli autotrasportatori europei sono sempre più infedeli ai loro fornitori di veicoli industriali, almeno stando ai risultati dell'edizione 2026 dell'European Truck Market Outlook, pubblicata l'8 settembre 2026 e curata dai partner di Bain & Company Karl Strempel, Phillip Roberts ed Eric Zayer. La ricerca registra un Net Promoter Score (Nps) medio del settore sceso a 13, con una perdita di 21 punti rispetto alla rilevazione del 2022. La ricerca ha interpellato 507 responsabili di flotte in Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Polonia, di ogni dimensione aziendale e possessori di veicoli industriali sia medi, sia pesanti. Un operatore su tre si dichiara propenso a cambiare marchio al prossimo acquisto e un altro terzo non manifesta un legame particolare con i costruttori attuali. La minore fedeltà non dipende da aspettative negative sul mercato: oltre il 60% degli intervistati prevede di ampliare la flotta nei prossimi tre anni e solo meno del 10% si aspetta una riduzione. Le attese più favorevoli arrivano dall'Italia, dove il 71% degli operatori conta di crescere, seguita dal Regno Unito con il 65%. In Germania, Francia e Polonia la quota supera comunque il 55%.

    Volvo, Scania e Mercedes-Benz guidano la classifica dell'Nps, con posizioni però molto variabili secondo il Paese e il segmento di clientela. Rispetto alla precedente edizione si è invertito il rapporto con la dimensione della flotta: allora l'indice di fedeltà aumentava con il numero di veicoli, mentre oggi le flotte grandi e medie registrano il valore più basso (10) e i padroncini il più alto (28). Bain attribuisce il risultato alle esigenze più complesse delle grandi flotte, che i costruttori non riescono a soddisfare completamente in un mercato in via di concentrazione. Pesa anche la composizione del parco: chi ha una flotta dominata da un solo marchio attribuisce a quel costruttore un Nps superiore di oltre 20 punti rispetto a chi lo possiede in quota minoritaria e in media i marchi ottengono circa venti punti in più nel mercato d'origine che nei Paesi in cui esportano. La disponibilità a cambiare fornitore è comunque elevata in tutti i Paesi. In Polonia, il mercato più fedele del campione, quasi un operatore su quattro si dice propenso o molto propenso a passare a un altro marchio, quota che sale al 45% in Francia. I tedeschi appaiono i più incerti: quasi la metà non si sbilancia in nessuna direzione e in Germania l'intenzione di cambiare diminuisce al crescere della flotta e tra i grandi operatori si ferma al 25%, con i neutrali al 43%.

    Secondo Bain, l'erosione della fedeltà apre spazi soprattutto ai costruttori cinesi, tra i quali lo studio prende in considerazione Sinotruk, Faw, Dongfeng, Shacman, Foton, Byd, Sany, Xcmg, Farizon (Geely) e Windrose. Circa un operatore su tre è già stato in contatto con uno di loro e ritiene probabile o molto probabile l'acquisto di un veicolo cinese entro tre anni. L'interesse è più forte nella fascia media che in quella pesante e supera la metà tra chi è disposto ad adottare camion elettrici a batteria. Nel Regno Unito la propensione verso i marchi cinesi è doppia rispetto a Germania e Polonia. Sono più disponibili anche le piccole e medie flotte, mentre i padroncini, per i quali un guasto all'unico mezzo ha un costo sproporzionato, restano cauti e le grandi flotte, osservano gli autori, non sembrano pronte a impegnare una quota rilevante del parco su un marchio non collaudato. Il 61% degli intervistati si aspetta che i camion cinesi costino dal 10 al 30% meno di quelli occidentali. Per ipotizzare l’andamento dei marchi cinesi, lo studio guarda agli autobus urbani, segmento trainante dell'elettrificazione nel trasporto collettivo: nel 2025 i mezzi a zero emissioni avevano raggiunto il 58% delle vendite nell'Unione Europea, contro il 4% di pullman e autobus interurbani. I costruttori cinesi sono passati da circa il 10% del mercato europeo nel 2017 a circa il 30% nel 2023, livello rimasto stabile nel 2024 e nel 2025 dopo la risposta dei costruttori europei, fondata su prodotti competitivi, reti di assistenza e rapporti con la clientela.

    Ciò che non cambia in trent'anni di rilevazioni sono i criteri d'acquisto, che restano affidabilità, prezzo e costo totale di possesso precedono di molto assistenza e reputazione del marchio. Per i veicoli a combustione interna l'affidabilità è indicata dalla metà degli intervistati ed è il primo criterio per i padroncini, mentre le piccole flotte privilegiano il prezzo d'acquisto e le medie e grandi il costo totale di possesso. La portata utile entra tra i primi cinque criteri solo per i padroncini. Quest'anno Bain ha confrontato i criteri per i veicoli a combustione interna e per quelli elettrici a batteria, trovandoli sempre più simili: prezzo d'acquisto e costo totale di possesso sono in testa per entrambe le categorie. Nell'elettrico la velocità di ricarica supera per importanza l'affidabilità, indizio di una preoccupazione per i tempi operativi, mentre funzioni come la ricarica bidirezionale restano in fondo alla lista. L'assistenza non è un criterio di primo piano in nessuno dei due casi: i clienti dei veicoli a combustione danno più peso a qualità e costo del servizio, mentre la capillarità della rete conta allo stesso modo per entrambi.

    Nel giudizio degli operatori i camion elettrici cinesi ottengono punteggi elevati su prezzo, costo totale di possesso e tecnologia, e superano già i marchi occidentali per autonomia, efficienza energetica, servizi connessi e sistemi di bordo per informazione e intrattenimento. Resta da verificare, precisa Bain, se i veicoli confermeranno queste attese nell'uso reale. Il loro principale punto debole è la fiducia nel marchio, seguita da capillarità e qualità dell'assistenza e da valore residuo, ambiti in cui i costruttori europei restano avanti.

    Gli operatori prevedono che nel 2030 solo metà dei veicoli nuovi sarà a combustione interna, quota che potrà scendere a circa un terzo nel 2035, proiezioni che restano comunque inferiori agli obiettivi posti dai legislatori. L'idrogeno resterebbe di nicchia almeno fino al 2035, mentre l'interesse per l'ibrido si è quasi dimezzato rispetto al 2022, quando aveva interessato un operatore su quattro. Nel breve periodo le attese sull'elettrico sono omogenee tra i Paesi, però al 2035 Polonia e Italia prevedono quote di veicoli a batteria inferiori a Francia e Germania, differenza che lo studio riconduce alla composizione delle flotte e non all'atteggiamento verso l'elettrico.

    Secondo la ricerca, il costo totale di possesso non rappresenta per il camion elettrico più l'ostacolo principale, perché nel lungo raggio la parità con il diesel è stata in gran parte raggiunta nei maggiori mercati europei. In Germania i veicoli industriali elettrici della fascia pesante impiegati sulle lunghe distanze raggiungono a un costo totale di possesso inferiore fino al 15% in cinque anni di utilizzo, grazie all'energia meno cara e ai risparmi sui pedaggi. Ora frenano gli acquisti la carenza d’infrastrutture di ricarica pubbliche, il prezzo d'acquisto elevato, la minore flessibilità operativa e i tempi di ricarica. Gli operatori tedeschi, i più pronti sul piano operativo, sono anche i meno disposti a pagare un sovrapprezzo, in media non oltre il 10%.

    Anche la guida autonoma entra nei programmi delle flotte, almeno sulla carta: il 43% degli intervistati sta valutando le implicazioni economiche e operative dell'inserimento di camion senza conducente in flotta e quasi il 40% ritiene che in futuro potrebbe essere gestito in questo modo tra il 26 e il 50% dei propri volumi. Solo il 7%, però, ha avviato trattative con fornitori di queste soluzioni.

    Per affrontare una minore fidelizzazione e una crescente concorrenza cinese, Bain consiglia ai costruttori europei soprattutto il recupero di competitività sui costi, il controllo della soddisfazione presso i clienti di minoranza, la riduzione del divario di prezzo sull'elettrico anche con formule di finanziamento o di pagamento a utilizzo, e la valorizzazione di due vantaggi che i concorrenti cinesi oggi non hanno: gamme integrate di veicoli a combustione e a batteria e società finanziarie interne. Lo studio segnala inoltre che le flotte più grandi acquistano meno servizi di assistenza, comprimendo una fonte di margine importante per i costruttori.

    Pietro Rossoni

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