Si è svolto il 9 luglio 2026 all'Interporto d'Abruzzo di Manoppello, in provincia di Pescara, un incontro tra il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, i tecnici dell'ente, l'amministratore delegato dell'Interporto d'Abruzzo, Mosè Renzi, e un gruppo di esperti di logistica e intermodalità. Al centro del confronto la definizione di un progetto per attivare un collegamento ferroviario diretto tra l'Abruzzo e la Calabria, che dovrebbe instradare la produzione manifatturiera abruzzese verso il porto di Gioia Tauro, oppure di far arrivare attraverso lo scalo calabrese materie prime e semilavorati destinati alle imprese della regione. Il terminal a servizio dell'interporto abruzzese fungerebbe quindi da punto di accesso o di rilancio per i flussi della catena logistica marittima intermodale che transitano per Gioia Tauro.
L'incontro segue la visita compiuta lo scorso aprile dai vertici dell'Interporto d'Abruzzo al porto calabrese, nell'ambito di un percorso volto a costruire una connessione diretta con il principale scalo di transhipment italiano. Gioia Tauro dispone di banchine di ultima generazione e di una rete ferroviaria retroportuale in fase di potenziamento, che secondo l'Asp consentono alle imprese del Mezzogiorno di raggiungere le rotte commerciali sull'asse Est-Ovest con tempi di transito ridotti. Il possibile collegamento con l'Abruzzo s’inserirebbe in un percorso di sviluppo dell'intermodalità ferro-mare già avviato dallo scalo calabrese, che nel 2025 ha attivato due collegamenti giornalieri con l'Interporto di Nola e con l'Interporto di Bologna. Di recente si è aggiunto anche un nuovo collegamento ferroviario tra Bari e Gioia Tauro.
Il rafforzamento del ruolo di Gioia Tauro come hub intermodale passa anche dalle infrastrutture portuali e in tale contesto l'Asp ha avviato la procedura di gara per l'affidamento dei lavori di completamento del dragaggio del canale portuale, nel tratto nord dello scalo, davanti alla banchina Eranova e lungo il relativo bacino di evoluzione. L'intervento, del valore di 2.628.355 euro, rientra in un progetto più ampio di potenziamento dei fondali, dal valore complessivo di cinque milioni di euro, che vuole garantire una profondità di 17 metri nelle aree interessate, in continuità con i 18 metri già presenti lungo il canale alti fondali del terminal container. La gara prevede inoltre la possibilità di una modifica contrattuale che porterebbe il valore complessivo fino a 1,3 milioni di euro aggiuntivi, qualora l'ente ne ravvisi la necessità.
L'adeguamento dei fondali risponde all'esigenza di garantire margini di sicurezza alla navigazione e la piena funzionalità dello scalo, anche in relazione alle dimensioni crescenti delle portacontainer che scalano regolarmente il porto. Il progetto si articola in due attività distinte: il completamento del dragaggio dell'area nord, per portare la profondità a 17 metri e assicurare le manovre di evoluzione delle navi nel bacino interno, e il riutilizzo di parte dei sedimenti dragati per realizzare una barra sommersa di circa 350 metri, in prossimità dell'arenile adiacente al porto, come intervento di ripascimento costiero.
Le operazioni saranno condotte con una draga aspirante autocaricante autorefluente (Tshd, dall'inglese Trailing suction hopper dredger), soluzione che consente di svolgere i lavori direttamente in mare senza ricorrere ad aree di deposito a terra; il cantiere sarà delimitato da un campo boe e contenuto nello specchio acqueo interessato dall'intervento. I lavori saranno organizzati in modo da garantire la continuità delle attività portuali: le eventuali interdizioni temporanee riguarderanno solo le banchine direttamente coinvolte nelle operazioni di escavo.










































































