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I portuali vogliono una legge contro l’autoproduzione

L’Associazione Nazionale Compagnie Imprese Portuali (Ancip) appena prima dell’approvazione del Decreto Rilancio da parte del Consiglio dei ministri, ha spedito una lettera di contestazione diretta alla ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, dove trovano spazio critiche, insoddisfazione e un lungo elenco di richieste. Alcune di queste sono state poi effettivamente accolte nella versione definitiva del Decreto. Per le compagnie portuali ex articolo 16 della Legge 84/1994 è previsto (al verificarsi di determinate condizioni) l’azzeramento dei canoni e l’allungamento di un anno delle relative concessioni.

Ai soggetti fornitori di lavoro portuale ex articolo 17 legge 84/1994 spetterà invece un contributo, nel limite massimo di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021, pari ad euro 60 per ogni dipendente e in relazione a ciascuna minore giornata di lavoro rispetto al corrispondente mese dell’anno 2019. “Tale contributo – spiega la norma - è erogato dalla stessa Autorità di Sistema Portuale o dall’Autorità portuale ed è cumulabile con l’indennità di mancato avviamento (IMA) di cui all’articolo 17, comma 15, della legge 28 gennaio 1994, numero 84”.

La lettera inviata da Ancip alla ministra De Micheli sollevava anche, e soprattutto, il tema del conflitto con gli armatori che in diversi porti cercano di ottenere, e in taluni casi ci riescono, la possibilità di operare in autoproduzione alcune in particolare di rizzaggio e derizzaggio dai carichi rotabili a bordo dei traghetti. “Giova ricordare – è scritto nella lettera inviata da Ancip – che non è stata prevista nessuna indicazione o norma per arginare e impedire le attività di autoproduzione da parte degli armatori, la cui autorizzazione è spesso ottenuta in spregio alla normativa vigente e comunque, a loro volta, causa di crisi e deficit per le imprese e i lavoratori del porto benché la scrivente, al pari delle organizzazioni sindacali le ha trasmesso un preciso articolato di proposta di modifica dell’articolo 16. Che fine ha fatto?”, domandano i portuali.

L’associazione presieduta da Luca Grilli sottolinea che “sarà necessario intervenire normativamente al fine di rendere chiara ed esaustiva la previsione dell’articolo 16, comma 4, legge 84/94, ivi compreso l’ambito regolamentare inerente i relativi profili autorizzatori, e ciò al fine di impedire ogni sorta di abuso dello strumento dell’autoproduzione delle operazioni e servizi portuali da parte dei vettori marittimi in mancanza degli elementi tassativamente previsti dalla legge”.

Nicola Capuzzo

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