Il 9 gennaio 2025 il sistema dei trasporti europeo ha vissuto una delle giornate più difficili degli ultimi anni per effetto di un’ondata di maltempo invernale estesa dal Regno Unito alla Germania, dai Paesi Bassi al Belgio, fino alla Francia e alla Svizzera. Neve intensa, gelo e ghiaccio hanno colpito simultaneamente i principali corridoi continentali, mettendo sotto pressione soprattutto il trasporto merci, già operante su margini di capacità ridotti.
Il trasporto stradale è il comparto più esposto. In Germania il Servizio meteorologico ha segnalato nevicate concentrate in poche ore con accumuli fino a 15 centimetri nelle pianure del Nord e valori superiori sui rilievi centrali. Secondo le autorità di Polizia, il traffico pesante è stato il principale fattore di blocco: numerosi camion si sono messi di traverso su assi strategici come le autostrade A7, A4 e A5, causando chiusure in entrambe le direzioni e lunghe code. Nella Bassa Franconia circa due dozzine di mezzi pesanti sono rimasti bloccati durante la notte, rendendo necessario l’intervento della Protezione Civile.
In Belgio e nei Paesi Bassi, come raccontano operatori logistici intervistati da testate specializzate del settore agroalimentare, la situazione è degenerata rapidamente nelle ore di punta, con traffico a passo d’uomo e difficoltà crescenti nel raggiungere magazzini e piattaforme di distribuzione, soprattutto sulle strade secondarie. I ritardi accumulati hanno inciso sulla puntualità delle consegne e sull’organizzazione dei turni degli autisti, con un aumento delle ore operative non previste.
Anche il trasporto ferroviario merci ha subito pesanti ripercussioni. In Germania, Deutsche Bahn ha adottato una gestione fortemente prudenziale, riducendo in modo significativo la circolazione nel Nord del Paese. Secondo quanto riportato dall’emittente Zdf, la decisione di trattenere i convogli in stazione per evitare situazioni di insicurezza ha avuto effetti diretti sui flussi merci, in particolare nei nodi di smistamento attorno ad Hannover.
Nei Paesi Bassi l’operatore Ns ha introdotto un orario ridotto a causa delle condizioni meteorologiche avverse, con meno tracce disponibili anche per i treni merci. I problemi sono stati aggravati da guasti agli scambi e da problemi nei sistemi di gestione, come confermato dal gestore dell’infrastruttura ProRail. Le interruzioni sulla rete tedesca hanno inoltre avuto un impatto transfrontaliero, limitando i collegamenti ferroviari internazionali e costringendo parte delle merci a essere dirottate su gomma in un contesto già congestionato.
Il trasporto aereo ha risentito del maltempo soprattutto negli scali del Nord Europa, con effetti indiretti anche sulla logistica ad alto valore. A Schiphol, secondo quanto comunicato dall’aeroporto e da Klm, centinaia di voli sono stati cancellati nei giorni a cavallo del 9 gennaio, con ripercussioni sul trasporto di merci urgenti e sulla posta aerea. Un elemento critico è stato la carenza di fluido anti-ghiaccio, che la compagnia olandese ha collegato a ritardi nella catena di approvvigionamento e a un utilizzo superiore alle previsioni a causa del freddo intenso.
Anche gli aeroporti di Parigi Charles de Gaulle e Orly hanno ridotto in modo significativo le operazioni, come indicato dal ministero dei Trasporti francese, con priorità assegnata alla sicurezza delle piste e al de-icing. In Germania l’aeroporto di Berlino Brandeburgo ha diramato un’allerta operativa arancione per possibili cancellazioni e ritardi, mentre Francoforte ha retto meglio grazie a condizioni meteo meno severe, confermando la natura geografica disomogenea dell’evento.
Sul fronte marittimo e fluviale, il maltempo ha amplificato criticità strutturali già presenti. Secondo un aggiornamento operativo di Maersk, le condizioni invernali hanno rallentato le operazioni nei porti di Rotterdam, Amburgo e Anversa, con tempi di attesa per le grandi navi container compresi tra 24 e 48 ore. A Rotterdam e Anversa, come evidenziato dall’operatore di trasporto fluviale Contargo, le chiatte hanno registrato tempi medi di attesa rispettivamente di 39 ore e 44 ore, segnale di una congestione che si è trasmessa lungo l’intera catena intermodale. La pressione è risultata particolarmente elevata per i container refrigerati, con una disponibilità limitata di prese elettriche nei terminal, elemento critico per il trasporto di merci deperibili.
Il quadro complessivo mostra come l’evento del 9 gennaio 2025 abbia agito da moltiplicatore di fragilità. Secondo il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine e i dati del programma Copernicus, l’ondata di freddo ha interessato una vasta porzione del continente con anomalie termiche fino a -15 gradi rispetto alle medie stagionali. La simultaneità degli impatti su strada, ferrovia, aereo e porti ha messo in crisi filiere sensibili alla puntualità, dall’alimentare fresco al farmaceutico, fino ai modelli produttivi just in time dell’industria manifatturiera. Le testimonianze degli operatori logistici indicano un aumento dei costi operativi legati a ritardi, ripianificazioni e ore aggiuntive di lavoro, in un contesto in cui la resilienza delle infrastrutture europee al freddo estremo si conferma un tema centrale per il settore.
Antonio Illariuzzi



























































