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  • I traffici container nel Mediterraneo si avvicinano all’Italia

    I traffici container nel Mediterraneo si avvicinano all’Italia

    L’edizione 2020 del rapporto Italian Maritime Economy realizzato da Srm mostra come il baricentro delle rotte dei container sta lentamente spostandosi verso le nostre coste, favorendo i porti della Penisola. Che però sono frenati dai collegamenti verso l’entroterra.

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    Il ro-ro Turchia-Trieste nel mirino per concorrenza sleale

    Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale (che governa il porto di Trieste), dovrà pronunciarsi, in qualità di amministratore unico di Ram Spa (Rete Autostrade Mediterranee), su un caso segnalato di concorrenza sleale nel trasporto marittimo di carichi rotabili dalla Turchia, che favorirebbe il porto di Trieste a danno degli altri scali affacciati sul Mar Adriatico.

    Ha sollevato la questione la società pugliese Istop Spamat, impresa portuale attiva negli scali di Barletta, Molfetta e Bari, che ha inviato all’amministratore unico di Ram - e per conoscenza ai ministeri dell’Economia, dei Trasporti, alle Autorità Antitrust e di Regolazione dei Trasporti, a tutte le Autorità portuali dell’Adriatico e ad Assoporti - una lettera con oggetto: “Esenzione del pagamento delle tasse automobilistiche per i veicoli immatricolati in Turchia che effettuano trasporto merci esclusivamente da e per il porto di Trieste”.

    La missiva è stata spedita per “segnalare una problematica di natura concorrenziale che affligge da più di 25 anni la competitività della (quasi) totalità dei porti adriatici” nella speranza che D’Agostino, “si faccia parte attiva ai fini della tutela della effettiva concorrenza dei sistemi portuali nazionali (inclusi quelli adriatici) e dei vettori marittimi che vi operano con scali regolari, nonché a difesa del ‘Programma nazionale delle Autostrade del mare’ di cui Ram, per contro del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è il soggetto attuatore”.

    Il denunciante nella sua lettera ricostruisce anche le puntate precedenti della vicenda ricordando che “a partire dalla metà degli anni Ottanta, e successivamente agli inizi degli anni Novanta, l’allora ministero delle Finanze stabiliva, da prima, una ‘nuova misura del diritto fisso per gli autoveicoli adibiti al trasporto di merci importate temporaneamente dalla Turchia’ che si sostanziava in una riduzione tariffaria dovuta alla (allora) posizione marginale di Trieste (e del suo scalo portuale)”.

    Lo stesso dicastero romano “modificava e aggravava ulteriormente tale distorsione, con il decreto 8 ottobre 1993, disponendo la totale esenzione del pagamento delle tasse automobilistiche per i veicoli turchi che effettuavano trasporto di merci da e per il porto di Trieste. Il tutto, creando un regime agevolativo esclusivamente a favore del porto giuliano sebbene gli operatori turchi, già negli anni Novanta, avessero reiteratamente espresso la volontà di servirsi di tutti i porti italiani dell’Adriatico”.

    Secondo l’impresa terminalistica presieduta da Vito Totorizzo il decreto ministeriale del ’93 (“a oggi ancora vigente”) avrebbe indirizzato il traffico ro-ro dalla Turchia solo su Trieste penalizzando il porto di Bari e gli altri scali dell’Adriatico creando “un effetto distorsivo in termini di traffico sia tra porti che tra line di collegamento marittimo, obbligando, di fatto, anche gli automezzi (e più in generale i veicoli) con merce destinata al centro-sud a sbarcare a Trieste per poi scendere lungo la penisola con evidenti negative conseguenze in termini di congestione della rete autostradale, di costi energetici e di inquinamento”.

    La denuncia aggiunge: “Ciò in sostanza starebbe a significare che, ad oggi, un automezzo turco, sbarcato nel porto di Trieste, non può utilizzare per il viaggio di ritorno il porto di Bari o qualsivoglia altro scalo dell’Adriatico (o nazionale) ma sarebbe obbligato a ripercorrere tutta la dorsale adriatica e imbarcarsi nel porto giuliano per il ritorno in Turchia”.

    Istop Spamat segnala dunque che “l’attuale contesto avrebbe determinato un’impropria agevolazione tariffaria concessa al porto di Trieste; agevolazione che, sempre stando a quanto ci risulta, sarebbe stata lamentata a più riprese nel corso degli ultimi anni anche da alcuni dei principali operatori marittimi attivi nei porti adriatici”. Nella lettera si parla poi di situazione “in evidente contrasto con la necessità di favorire e incentivare l’attivazione delle autostrade del mare” nonché “con le regole dettate ai fini della ‘concessione’ degli aiuti di Stato posto che la rinuncia alla percezione di un imposta/tassa costituisca aiuto”.

    In conclusione a D’Agostino viene chiesto “un urgente intervento volto a considerare l’opportunità affinché Ram” proponga “l’abrogazione della agevolazione concessa al solo porto di Trieste” o in alternativa “l’estensione dell’agevolazione attualmente prevista per il porto di Trieste anche a tutti i porti italiani o quantomeno a quelli dell’Adriatico sempre più coinvolti nei traffici commerciali con la Turchia”.

    Il diretto interessato ha prontamente replicato: “Risponderemo”. Salvo poi precisare: “Chiaro che si tratta di accordi internazionali che prescindono dalla buona volontà di una società del Governo e dal sottoscritto. Faremo il possibile”. D’Agostino ha aggiunto: “Non è il momento migliore per trattare queste cose, perlomeno aspetterei di capire se e come Ram continuerà a lavorare in sinergia col Mit. Quindi, a prescindere dal tema, in questo momento siamo in attesa di capire le linee guida del ministro. A prescindere da tutto sul tema lavoreremo sicuramente, ma sono questioni internazionali, non le cura l’amministratore unico di una partecipata, seppur dedicata al tema, senza avere input ministeriali”.

    Nicola Capuzzo

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