Il 22 ottobre 2025, la Commissione Europea ha adottato il programma di lavoro per il 2026, comunicando l’intenzione di ritirare la proposta di emendamento della Direttiva sul trasporto combinato (Combined Transport Directive), presentata nel novembre 2023 all’interno del pacchetto Greening Freight. La misura, che doveva aggiornare il quadro normativo per l’intermodalità e favorire il riequilibrio modale nei flussi merci europei, è stata inclusa nell’elenco delle iniziative ritirate pubblicato dal Collegio dei Commissari.
La decisione arriva in un momento particolarmente sensibile. Lo studio parlamentare richiesto dal relatore Flavio Tosi era stato completato di recente e il Parlamento Europeo si preparava ad avviare il proprio esame della proposta. L’improvviso ritiro, non preceduto da una consultazione pubblica, è stato accolto con sorpresa e preoccupazione dal settore.
Secondo l’Unione Internazionale per il Trasporto Combinato Ferroviario e Stradale (Uirr), che rappresenta gli operatori intermodali europei, la Commissione avrebbe dovuto attendere la fase parlamentare prima di intervenire. Nel comunicato diffuso lo stesso 22 ottobre, l’associazione parla di un “passo indietro” rispetto agli obiettivi del Green Deal, sottolineando la necessità di una cornice regolatoria solida per sostenere investimenti in capacità infrastrutturale e digitalizzazione. Il direttore generale Ralf-Charley Schultze ha invitato Bruxelles a non applicare rigidamente il nuovo programma di lavoro e a consentire un confronto politico più ampio.
La proposta di revisione della Combined Transport Directive, inserita nel Greening Freight Package del 2023, intendeva modernizzare la normativa del 1992 introducendo definizioni più precise di trasporto combinato, semplificazioni amministrative e incentivi all’uso di modalità di trasporto a minore impatto ambientale.
Tra le misure previste figuravano l’armonizzazione dei criteri per il calcolo delle distanze stradali e ferroviarie, la promozione di sistemi digitali di tracciabilità per i flussi intermodali e la possibilità per gli Stati membri d’introdurre sgravi fiscali o sostegni infrastrutturali. L’obiettivo dichiarato era spostare progressivamente parte del traffico merci dalla strada alla ferrovia e alle vie navigabili interne, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo e con la strategia per la mobilità sostenibile e intelligente.
Il ritiro della proposta di revisione interrompe di fatto la procedura di una norma considerata strategica per la crescita del trasporto intermodale, che rappresenta un punto di equilibrio tra sostenibilità e competitività industriale. La Direttiva sul trasporto combinato, risalente al 1992, avrebbe dovuto essere aggiornata per rispondere alle esigenze attuali di interoperabilità, tracciabilità digitale e coordinamento delle reti ferroviarie e stradali.
Sul piano politico, la scelta della Commissione ridisegna i rapporti tra le istituzioni europee nel settore dei trasporti. Alcuni rappresentanti del Parlamento Europeo hanno espresso perplessità, ritenendo che la decisione riduca lo spazio di iniziativa dell’assemblea proprio su un tema chiave per il conseguimento degli obiettivi climatici. Gli Stati membri, a loro volta, attendono ora un segnale dal Parlamento per rilanciare il dibattito in sede legislativa.
In assenza di un quadro normativo aggiornato, restano aperte le questioni strutturali che condizionano la competitività del trasporto combinato in Europa: disponibilità di terminal efficienti, interoperabilità dei sistemi digitali e coordinamento dei corridoi logistici. Senza progressi su questi fronti, avvertono gli operatori, il rischio è rallentare ulteriormente il percorso verso una logistica europea sostenibile.











































































