Restano incerte le previsioni per la riapertura della ferrovia adriatica tra Abruzzo e Molise chiusa tra Montenero e Termoli in seguito alla frana che nella tarda mattinata del 7 aprile 2026 ha coinvolto un fronte lungo quattro chilometri nel comune di Petacciato in provincia di Campobasso. Le avverse condizioni atmosferiche sono alla base di questo evento anche se comunque sono state solo la concausa di quanto accaduto, poiché solo nel corso del 900 questa frana si è attivata più di dieci volte.
Dal punto di vista geologico la frana è dovuta allo scivolamento di conglomerati e depositi sabbiosi lungo i livelli argillosi sottostanti. L’area critica si estende fino al settore costiero, localizzato a circa due chilometri dall’abitato di Petacciato. L’evoluzione geomorfologica è caratterizzata da un movimento verso l’abitato definito retrogressivo dagli specialisti, e da uno scivolamento più ampio verso il mare. Interrotta la ferrovia adriatica e in attesa di notizie sul suo ripristino, alcuni collegamenti da e per la Puglia percorrono la linea Foggia-Caserta-Roma-Bologna con allungamento delle percorrenze e quindi dei tempi di trasporto.
Se le cause sono quindi ben conosciute da geologi e ingegneri geotecnici, e ampiamente studiate, non altrettanto si è fatto per porvi rimedio in modo efficace e risolutivo. Con il risultato che l’importante corridoio adriatico che collega nord-sud e sul quale dovrebbe concentrarsi la massima attenzione rischia di trovarsi fuori gioco in seguito a un evento atmosferico appena superiore alla media.
E tutto questo nonostante il gruppo FS a partire dal 2022 abbia avviato un piano d’investimenti sulla direttrice adriatica che a vita intera dovrebbe sfiorare i nove miliardi di euro. Le previsioni sono quelle di completare gli interventi entro il 2030 inserendo anche la realizzazione di alcuni bypass per evitare l’attraversamento di centri abitati come Pesaro, Fano e Ortona, prospettiva questa pensata soprattutto per il traffico merci. Ma in attesa di porre mano a opere così impegnative, oltretutto ferme nella fase di definizione preliminare, i primi interventi portati avanti da Rfi hanno riguardato da una parte la velocizzazione dei tracciati e dall’altra l’adeguamento di tutta la direttrice ferroviaria per il traffico combinato senza limiti di sagoma.
Nel frattempo, la linea adriatica è stata inserita nel primo livello dei corridoi europei Ten-T e ha assistito a una vivace crescita del traffico merci grazie proprio alle caratteristiche del tracciato che finora è l’unico tra i grandi itinerari nord-sud a presentare la massima sagoma utile. Occorre però specificare che gli interventi che si auspica vengano messi in atto per superare la zona geologica critica di Petacciato, esulano dalle strette competenze di Rfi.
La frana di Petacciato risvegliata dalle avverse condizioni atmosferiche ha messo in luce la fragilità di tutta questa zona e da questo punto di vista non è stato un fatto isolato. Pochi giorni prima ed esattamente nella mattinata del primo aprile 2026 era stata sospesa la circolazione ferroviaria tra Caserta e Foggia per l’esondazione del fiume Cervaro in seguito alle abbondanti piogge che hanno interessando la zona di Bovino nel Foggiano. Il giorno successivo la linea è stata riaperta ma nel frattempo è rimasta sospesa la circolazione sull’adriatica interrotta tra Fossacesia e Porto di Vasto in seguito all’esondazione del fiume Osento.
Piermario Curti Sacchi


































































