Fresco di stampa, è arrivato il periodico rapporto redatto dall’Independent Regulators’ Group rail (Irg-Rail), un’associazione istituita nel 2011 da diversi organismi di regolamentazione ferroviaria europea, cresciuta negli anni fino a raggruppare attualmente oltre trenta aderenti. Lo studio, come di consueto, propone un’analisi delle quote di mercato detenute dai diversi operatori del trasporto ferroviario merci. Il rapporto si riferisce agli ultimi dati disponibili, che in questa edizione aggiornata riporta le statistiche del 2024.
La sintesi che si può trarre non rappresenta una novità assoluta, anzi, perché di fatto è una conferma ulteriore, se ce ne fosse stato bisogno, del progressivo avanzare di tutte quelle imprese, definite sfidanti, nei confronti degli ex monopolisti nazionali. È dal 2017, infatti che è partita la rincorsa dei nuovi operatori alla conquista del mercato e nel 2024 si assiste a un nuovo passo avanti. Considerando una media europea, le imprese storiche hanno mantenuto una quota del 42%, il che dimostra che tutta la restante fetta del mercato è ormai appannaggio delle nuove imprese (non necessariamente solo private), identificate con la denominazione inglese di challenger. Tra il 2020 e il 2024, la quota di mercato degli operatori emergenti è cresciuta di oltre un punto percentuale all’anno. Al contrario, le imprese storiche hanno perso circa il 2% ogni anno.
Entrando un po’ più nei dettagli, il rapporto Irg-Rail fotografa un’Europa a diverse velocità in quanto la penetrazione dei nuovi operatori si presenta a macchia di leopardo. Alcune amministrazioni ferroviarie continuano ad adottare una politica più restrittiva per quanto riguarda l’apertura del mercato, come per esempio la Francia, dove la quota degli sfidanti (o non incumbent) raggiunge appena il 13%. C’è poi il caso limite della Finlandia con il 9%, ma questo Paese scandinavo è un po’ ai margini del mercato europeo.
Al contrario, invece, troviamo il Portogallo dove le nuove imprese hanno ormai in mano l’81% del trasporto merci (anche in seguito all’acquisizione dell’operatore ferroviario nazionale CP Carga da parte di Msc Rail-Medway), la Danimarca con il 79%, il Regno Unito con il 72% e la Romania con il 70%. In molte altre reti ferroviarie europee gli sfidanti hanno conquistato oltre la metà del mercato e in particolare in Ungheria con il 59%, in Polonia con il 56%, nei Paesi Bassi con il 52% e per finire la Serbia con il 51%.
E l’Italia? Il rapporto Irg-Rail indica una quota del 41% del tutto in linea con quella della Germania al 40% e poco sopra la Svizzera dove siamo al 39%. Si tratta di indicazioni sicuramente attendibili, ma che privilegiano una media nazionale rispetto all’analisi per singoli corridoi ferroviari. Per esempio, in Italia, la quota detenuta dalle imprese diverse dal gruppo Mercitalia lungo il corridoio del Brennero è sensibilmente maggiore rispetto alla media nazionale: gli operatori parlano di valori vicini al 70%.
Interessante è anche l’esempio che riguarda la Germania: limitando l’analisi al solo trasporto intermodale e quindi non al traffico ferroviario nel suo complesso, si può osservare come il gruppo DB Cargo nel 2002 poteva godere di un sostanziale monopolio con il 95% del mercato, mentre in poco più di vent’anni, nel 2024 la quota è scesa al 39%, mentre il rimanente 61% è appannaggio delle altre imprese.
Piermario Curti Sacchi










































































