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  • Multa di 6.000 euro per una bisarca polacca a Monfalcone

    Multa di 6.000 euro per una bisarca polacca a Monfalcone

    A Monfalcone la Polizia Locale ha multato con oltre seimila euro l’autista di una bisarca immatricolata in Polonia dopo un'analisi retrospettiva dei dati tachigrafici su 56 giorni, in cui ha rilevato diverse violazioni dei tempi di guida e riposo.

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    Sequestrati 260 milioni per maxi frode Iva nei carburanti

    Su richiesta degli uffici di Bologna e Napoli della Procura europea Eppo, la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito nuovi sequestri nell’ambito dell’indagine Fuel family, incentrata su una frode Iva da 260 milioni di euro legata all’importazione di carburante nel mercato italiano attraverso un sistema di società schermo e depositi fiscali usati per eludere l’imposta. Secondo quanto ricostruito nel corso dell’inchiesta, il carburante arrivava da fornitori in Croazia e Slovenia, oltre che da altri Paesi, per poi essere distribuito tramite una catena di oltre 40 società missing traders, che scomparivano senza versare l’Iva dovuta.

    I sequestri svolti il 14 novembre 2025 riguardano beni riconducibili a una società formalmente intestata alla moglie del presunto capo della rete ma, di fatto, da lui gestita. È un imprenditore campano che fu condannato in primo grado il 15 ottobre a otto anni di reclusione, con una multa di 8.600 euro e la confisca di beni fino a 73 milioni di euro. La società possedeva un deposito fiscale a Magenta, in provincia di Milano, indicato dagli investigatori come punto logistico per agevolare il giro di carburanti coinvolto nello schema di frode carosello.

    L’indagine, avviata dagli uffici della Procura europea Eppo di Bologna e Napoli e sviluppata dai Nuclei di polizia economico-finanziaria di Napoli e Verbania insieme alla Compagnia di Casalnuovo, ha progressivamente ricostruito la struttura del gruppo. Il legame familiare tra alcuni membri dell’associazione criminale avrebbe garantito stabilità alla rete, attiva nel commercio di carburanti in Italia e all’estero. L’importazione avveniva attraverso una triangolazione che coinvolgeva soggetti intermedi privi di reale operatività, impiegati per generare una catena di fatture su operazioni simulate. La Procura europea ha indicato che questo meccanismo avrebbe prodotto documentazione per oltre un miliardo di euro, determinando un danno di circa 260 milioni di euro in Iva non versata.

    Già nel marzo 2024 il gruppo venne smantellato nella sua struttura operativa, con 59 indagati, tredici società coinvolte e misure cautelari emesse nei confronti di otto persone, tra cui i presunti promotori. Ad aprile vennero sequestrati beni per 20 milioni di euro, tra i quali un resort turistico e più di 150 immobili distribuiti in diverse regioni.

    Parallelamente alla frode Iva, gli investigatori hanno individuato un sistema di riciclaggio basato sull’uso di conti bancari intestati a società con sede in Ungheria e Romania. Oltre 35 milioni di euro di proventi illeciti sarebbero stati trasferiti su questi conti e successivamente restituiti in contanti agli organizzatori della frode tramite prelievi ripetuti, con l’obiettivo di nascondere la provenienza delle somme.

    L’evasione dell’Iva permetteva inoltre al gruppo di vendere carburante a prezzi ribassati, alterando le condizioni di concorrenza nel mercato nazionale e influenzando la rete distributiva, già esposta a pressioni legate alla volatilità dei volumi e ai differenziali tra canali ufficiali e paralleli. L’intervento della Procura europea, ufficio incaricato di tutelare gli interessi finanziari dell’Unione europea e attivo nelle indagini penali transfrontaliere, ha consentito di ricostruire la filiera dell’importazione e la circolazione delle risorse finanziarie, delineando il quadro delle responsabilità.

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