Mentre in Lituania prosegue la vasta indagine sul presunto sfruttamento degli autisti stranieri, nelle ultime settimane è cresciuta la tensione tra il mondo dell’autotrasporto e la Procura regionale di Vilnius. Dopo la lunga intervista rilasciata dalla procuratrice Edita Ignatavičiūtė all’emittente pubblica Lrt, l’associazione dei Trasportatori lituani Ttla ha contestato apertamente toni e metodi dell’Autorità giudiziaria, ritenuti eccessivamente generalizzanti e lesivi dell’immagine dell’intero comparto. La rappresentante della Procura ha infatti dichiarato che lo sfruttamento di manodopera sarebbe ormai il punto cardine del settore dei trasporti lituano, accusato di basare l’attività su un sistema di schiavitù moderna.
Secondo Ttla, che rappresenta venticinque delle più grandi aziende del paese, la narrazione emersa sarebbe però completamente errata e rischierebbe di dipingere erroneamente l’autotrasporto lituano. Le aziende hanno infatti contestato l’uso del termine sistemico, sostenendo che l’inchiesta non sia ancora chiusa e non possa in ogni caso considerarsi rappresentativa dell’intera industria. L’associazione ha inoltre invitato le Autorità a fare un miglior uso della comunicazione, per scongiurare il rischio che parole fuori luogo possano creare un clima di sfiducia verso tutti gli operatori lituani, anche quelli perfettamente in regola.
In una nota, il segretario generale dell’associazione spiega che "a nostro avviso, si tratta di frasi estreme che creano inevitabilmente l'impressione che non si tratti di singoli possibili casi di sfruttamento, ma dell'essenza criminalizzata dell'intero settore. Considerando che il tono della Procura, in quanto leader e organizzatore dell'azione penale, ha un'influenza particolarmente significativa sulla formazione dell'opinione pubblica, le istituzioni devono essere estremamente attente nella scelta di metafore e analogie pronunciate pubblicamente, soprattutto quelle che implicano naturalmente il discredito morale dell'intero settore". Egli ha anche sottolineato che l’indagine riguarda solamente sei aziende su un totale di circa settemila operatori totali.
La Ttla ha invitato la Procura a distinguere fra comportamenti illegali, che vanno perseguiti senza esitazione, e un’intera categoria che opera nella piena legalità e che conta oltre 90mila dipendenti. L’alta percentuale di lavoratori stranieri nel settore, che in Lituania sfiora l’80%, sembra però confermare la dipendenza dei trasporti dalla manodopera straniera e potrebbe rappresentare un primo indicatore di situazioni di sfruttamento sistemico. Mentre le indagini proseguono, il rischio di una frizione crescente tra istituzioni e mondo imprenditoriale resta reale e potrebbe protrarsi per tutta la durata dell’inchiesta che, come ricordato dalla Procura, sarà ancora lunga e complessa. Il caso, intanto, ha riacceso i riflettori sulla mai risolta questione dello sfruttamento di autisti extracomunitari in Europa. In quest’ottica, le indagini della Procura lituana potrebbero segnare un importante crocevia per il futuro del trasporto europeo e per le condizioni di lavoro degli autisti sul nostro continente.
Marco Martinelli








































































