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Due consorzi autotrasporto contrabbandavano finto gasolio


Le indagini per individuare e sgominare l'organizzazione che ha creato un traffico illegale di prodotti petroliferi, compiendo diversi reati tributari e fallimentari, sono iniziate due anni fa, con il coordinamento della Procura di Parma e l'azione della Finanza e delle Dogane. Gli inquirenti hanno tenuto sotto controllo due impianti di distribuzione di gasolio gestiti da altrettanti consorzi con sede a Fontevivo (di cui non sono stati rivelati i nomi). L'organizzazione importava dall'estero olio lubrificante, evitando così il versamento delle accise e il recupero dell'Iva, con un risparmio, rispetto al gasolio legale, di ben il settanta percento.
L'importazione clandestina è avvenuta nel 2014 e 2015 dai Paesi dell'Europa centro-orientale, dove non si deve pagare l'imposta di consumo, attraverso intermediari di comodo. Il carburante entrava in Italia in regime di transito, con documenti che attestavano come destinazione finale altri Paesi comunitari (soprattutto Grecia, Cipro e Malta), così da non dover versare le imposte. In realtà, quando l'autocisterna arrivava in Italia, l'autista riceveva dall'organizzazione un falso Documento di Accompagnamento Semplificato (DAS), da cui risultava un trasporto di gasolio nonché, quale provenienza e destinazione, due finte "cartiere", di fatto inesistenti.
Con questa documentazione contraffatta, l'autocisterna arrivava a Fontevivo, dove scaricava negli impianti di distribuzione interni dei due consorzi di autotrasporto, per rifornire i camion in completa evasione d'imposta. Per rendere regolare l'ingresso dei prodotto, i consorzi usavano diversi espedienti, tra cui fatture per operazioni inesistenti emessa da società cartiere o la compilazione di Das falsi. Nel 2015, l'organizzazione ha cambiato il modo di rifornirsi, per ridurre il rischio di essere scoperta.
Così, ha acquistato olio lubrificante SN80 da alcune raffinerie nazionali tramite la fittizia intermediazione commerciale di società dell'Europa orientale, con lo scopo formale di destinarlo altri autotrasportatori dell'Unione Europea. In questo modo, si rendeva legittima l'uscita dalla raffineria senza versare l'imposta di consumo e l'Iva. Questo prodotto, in realtà, non usciva dai confini ma era indirizzato agli impianti di Fontevivo per essere usato sui camion.
Alla frode sul carburante si è aggiunta quella amministrativa, perché l'organizzazione ha fatto fallire uno dei consorzi, per evitare di pagare anche le imposte che risultavano dalla sua contabilità formale. Secondo gli inquirenti, questo meccanismo ha immesso nel consumo circa 5,4 milioni di litri di prodotto energetico, causando un'evasione fiscale di sette milioni di euro per imposte dirette, Iva e Irap, più altri cinque milioni di accise.
Al termine dell'indagine, il Gip di Parma ha emesso cinque ordinanze di arresti domiciliari verso coloro che sono ritenuti i principali responsabili dell'organizzazione. Sono italiani residenti a Parma e in Lombardia, che hanno già precedenti penali. Altre tredici persone sono state denunciate a piede libero perché avrebbe un ruolo minore nella frode. Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere finalizzata alla sottrazione al pagamento delle accise sugli oli minerali ed alla commissione di reati tributari e fallimentari, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e falsificazione di documenti. I giudici hanno anche disposto il sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per tre milioni e mezzo di euro. Tra gli asset sequestrati ci sono anche tre società e i relativi complessi aziendali.

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