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    Che cosa è emerso dall’ispezione all’Agmaz

    L'Ispettorato distrettuale del lavoro (Pip) di Cracovia ha completato le ispezioni delle aziende del gruppo gestito da Lukasz Mazur (Agmaz, Luk-Maz e Imperia), i cui autisti sono in sciopero per la seconda volta in pochi mesi nell'area di sosta di Grefenhausen, in Germania. L'Ispettorato non ha pubblicato nessun rapporto ufficiale, tuttavia Anna Majerek, portavoce dell'Ente, ha risposto alle richieste di diversi media polacchi che hanno poi divulgato la notizia secondo cui le verifiche sono state terminate il 31 luglio2023.

    L'ispezione sull'autotrasportatore è durata diversi mesi ed era iniziata dopo la prima protesta di aprile, conclusa con il pagamento degli stipendi arretrati agli autisti dopo un rocambolesco tentativo di recuperare gli autoarticolati con l'intervento di una milizia privata. Il Pip, si apprende, ha controllato i registri delle ore di lavoro dei conducenti del gruppo e le conferme di pagamento delle loro retribuzioni. Dall'analisi di questi documenti è emerso che gli autisti stranieri, prevalentemente georgiani, uzbeki e armeni, prestavano lavoro sulla base di contratti di mandato e ricevevano una remunerazione determinata in base alle tariffe del salario orario minimo moltiplicato per il numero di ore di lavoro prestate.

    Tuttavia, sarebbe emerso che questi dipendenti, che di fatto vivevano sui loro mezzi senza fare rientro alla base addirittura per oltre un anno, lavoravano ufficialmente solo alcune decine di ore al mese per un ammontare di ore totale pari a quello di lavoratori part-time e inferiore a quello indicato nei loro permessi di lavoro. Gli ispettori hanno quindi chiesto all'azienda di presentare i file digitali dei cronotachigrafi e delle carte dei conducenti, che sarebbero però risultati danneggiati e impossibili da decifrare. Alla richiesta di ulteriori prove documentali, inoltre, Mazur avrebbe dichiarato che non esistevano altri fascicoli utili all'indagine.

    Il Pip ha dunque avviato un procedimento amministrativo contro l'imprenditore, che potrà essere multato per la mancata presentazione dei file che consentono il controllo dell'orario di lavoro degli autisti e sono state già emesse contravvenzioni, i cui importi non sono stati resi noti, per non aver rispettato le ore di lavoro indicate nei permessi per gli autisti stranieri. Non sono invece stati menzionati né inclusi nel comunicato eventuali autisti polacchi assunti presso l'azienda e non sono dunque emerse anomalie a riguardo.

    Nonostante le multe comminate e i procedimenti amministrativi avviati, l'industria del trasporto polacco è molto scettica riguardo all'operato degli ispettori. Maciej Wroński, presidente del sindacato Trasporti e Logistyka Polska (Tlp), ha rilasciato un lungo comunicato in cui ha criticato aspramente lo svolgimento dell'ispezione, sottolineando come nessun membro del Pip abbia segnalato le anomalie sui cronotachigrafi alla Procura, per verificare che non fossero intenzionali, né abbia confrontato i salari medi di un autista polacco con quelli riconosciuti ai conducenti di Agmaz. Ha inoltre espresso perplessità sulle mancate verifiche sui contachilometri di fabbrica installati sui mezzi, con gli ordini di trasporto gestiti dall'azienda nel periodo esaminato e sul fatto che nessun testimone sia stato chiamato in causa.

    In una nota, il Tlp scrive che “nessuno nel Pip ha avuto la tentazione di confrontare la documentazione delle ore lavorate con le dichiarazioni dei testimoni, con gli ordini dell'azienda a suo tempo eseguiti o con i chilometri percorsi sul contachilometri installato sulle vetture. Nessuno dei rappresentanti della Pip ha voluto confrontare l'importo della retribuzione presumibilmente pagata con le tariffe esistenti nel mercato del lavoro polacco. Nessuno si è preoccupato di valutare se il rapporto giuridico esistente esaurisse le caratteristiche di un rapporto di lavoro e nessuno ha denunciato la corruzione della documentazione (file di registrazione del tachigrafo) alla Procura affinché svolgesse un'indagine sulla presenza di dolo”.

    Wroński aggiunge che “sono state emesse multe, il business continuerà a girare ed il Pip avrà ottenuto un altro successo, ma ci tengo ad esprimere il mio commento perché voglio che i vettori onesti, che sostengono tutti i costi associati alla corretta applicazione della legge in vigore in Polonia, siano in grado di sopravvivere in un mercato difficile. Perché ho a cuore l'immagine dell'industria dei trasporti polacca in Polonia e all'estero e perché voglio evitare che ulteriori scioperi degli autisti diventino un pretesto per ulteriori azioni protezionistiche dei politici occidentali. Perché non voglio che i lavoratori stranieri inizino a evitare la Polonia e perché la dignità umana e i diritti dei lavoratori non sono per me parole vane”.

    Il caso Agmaz continua quindi a far discutere e di recente anche l'operato del sindacato Fnv, del suo portavoce Edwin Atema e dell'associazione Faire Mobilitat, impegnati a Grafenhausen nel supportare i conducenti in sciopero, sono stati bersaglio di forti critiche. Secondo Agorà 2.0 MT, un'associazione No Profit italiana difesa dei conducenti, la vicenda Agmaz sarebbe stata strumentalizzata dai sindacati, che si sono battuti strenuamente contro Mazur con il reale scopo di favorire i trasportatori nazionali, indebolendo la concorrenza di colossi stranieri come Agmaz.

    Agorà ha infatti segnalato in un comunicato che molte aziende italiane, tedesche o olandesi, nonostante abbiano de-localizzato ad est le proprie attività e abbiano adottato politiche di gestione dei conducenti molto simili a quelle adottate da Mazur, non siano mai state oggetto di verifiche da parte dei sindacati. Per questo, l'associazione ha invitato Edwin Atema ad un confronto con lo scopo di portare alla luce comportamenti scorretti da parte di vettori dell'Europa occidentale.

    Marco Martinelli

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