C'è un filo che lega le vigne del Soave, nel Veronese, ai corridoi logistici che attraversano il Nord Italia fino alla Francia e alla Svizzera. È un filo fatto di sacrifici, di camion, di numeri analizzati con cura e di scelte coraggiose prese in momenti in cui il mercato non dava certezze. È il filo della famiglia Bommartini, tre generazioni nell'autotrasporto, oggi alla guida di un'impresa da circa novanta trattori stradali - destinati a diventare un centinaio - capace di trasportare acciaio, alimenti, vetro ed edilizia con la stessa strutturata flessibilità. La Bommartini Autotrasporti nasce negli anni Sessanta, quando il nonno di Lorenzo e il fratello decidono di acquistare i primi mezzi e costruire un'attività che all'epoca richiedeva coraggio fisico oltre che imprenditoriale. "Mio nonno e suo fratello hanno iniziato facendo enormi sacrifici", racconta Lorenzo Bonmartini, che oggi guida la parte operativa dell'azienda insieme al cugino Mattia, terza generazione. "Hanno acquistato i primi camion e costruito piano piano la loro attività".
L'azienda nella sua forma attuale prende corpo nel 1994. Da allora consolida progressivamente la propria presenza sul mercato, attraversando anche stagioni difficili: su tutte, la crisi del 2010-2011, che ha decimato molte realtà del comparto. Bommartini ha resistito, ma non senza riconsiderare profondamente il proprio modo di stare sul mercato. "Quella fase ha aperto una lunga trasformazione", spiega Lorenzo. L'azienda ha ridefinito l'assetto organizzativo e manageriale, si è avvalsa di consulenti esterni, ha distribuito le responsabilità in modo più strutturato tra seconda e terza generazione. Oggi ognuno presidia un'area precisa: Lorenzo segue l'operativo, il cugino Mattia amministrazione e analisi dei dati, mentre la seconda generazione presidia commerciale, officina e intermodale. Un governo chiaro, costruito per reggere l'urto di un mercato sempre più imprevedibile.
Se c'è un elemento che distingue la Bommartini Autotrasporti dagli operatori di dimensioni simili, è la scelta d’investire in modo rilevante sull'analisi dei dati interni. L'azienda ha sviluppato un sistema proprietario di business intelligence che tiene sotto controllo la produttività dei mezzi, i costi operativi, le prestazioni della flotta e l'andamento complessivo dell’attività. Non è uno strumento decorativo. ma un motore decisionale. "Non abbiamo la bacchetta magica", ammette Lorenzo con pragmatismo, "ma i dati ci aiutano a capire prima dove sta andando il mercato e a essere più flessibili". Un vantaggio concreto in un settore dove le variabili - carburante, pedaggi, domanda, normative - possono cambiare rapidamente e chi legge i segnali in anticipo ha margini di manovra che gli altri non hanno.
La parola che ricorre più spesso nel racconto di Lorenzo è flessibilità. Il portafoglio merci dell'azienda è volutamente eterogeneo: acciaio, prodotti alimentari, vetro, materiali per l'edilizia. Settori con ciclicità diverse, clienti diversi, volumi che si muovono in modo non sincronizzato. Quando l'edilizia frena, gli alimentari tengono. Quando l'acciaio rallenta, altre filiere possono compensare. È una logica di diversificazione del rischio applicata all'autotrasporto, mutuata dalla gestione finanziaria di portafoglio ma calata nella realtà delle tratte e dei carichi.
Bommartini conta attualmente circa novanta trattori stradali, tra cui già quindici veicoli Volvo Trucks, e ha ora aggiunto dieci nuovi Volvo FH 460 acquistati presso il Volvo Truck Center Verona. L’azienda ha scelto i nuovi veicoli sulla base di criteri precisi: affidabilità, comfort di guida, vivibilità della cabina, tre fattori che per un'azienda le cui rotte toccano stabilmente il Nord e Centro Italia, ma anche Francia e Svizzera, non sono accessori, bensì variabili strategiche.
Bommartini non si limita a guardare al presente. Sul fronte della sostenibilità, l'azienda ha compiuto un passo significativo: da circa un anno e mezzo tutta la flotta Euro VI utilizza Hvo, e per rendere questa scelta operativamente sostenibile, la società ha installato internamente un impianto dedicato a questo biocarburante. Nello stesso tempo prosegue lo sviluppo dell'intermodale, avviato nel 2019 con l'acquisto delle prime casse mobili e oggi in crescita soprattutto sulle direttrici verso la Francia.










































































