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Il coronavirus spinge in alto il cargo charter

Il coronavirus Covid-19 sta causando due fenomeni paralleli nel trasporto aereo delle merci. Da un lato la sospensione di numerosi voli passeggeri da e per la Cina ha ridotto l’offerta di stiva belly, lasciando quindi la merce ai soli apparecchi full freight, dall’altro proprio per questo motivo aumenta la domanda di stiva su questi ultimi, che viene soddisfatta aumentando i servizi charter. E c’è chi, come il gruppo russo Volga-Dnepr, sposta apparecchi dalla linea al noleggio su domanda per portare verso la Cina generi necessari per affrontare l’epidemia – come maschere, disinfettanti, prodotti farmaceutici e attrezzature mediche.

Il Gruppo russo sembra quello più attivo durante questa epidemia. Per garantire la salute del personale di volo e di terra, compie la disinfezione della stiva ogni viaggio ed equipaggia i piloti con dispositivi di protezione personale, compiendo anche un controllo regolare delle loro condizioni di salute. Anzi sta valutando di trasformare tali procedure in un protocollo con il fine d'introdurre un nuovo servizio cargo, chiamato Clean Charter, dedicato al trasporto aereo sicuro in condizioni epidemiologiche difficili. Anche perché cominciano a arrivare disdette da parte di committenti che non vogliono imbarcare le loro merci su apparecchi che in precedenza hanno volato nelle aree interessaste dall’epidemia.

La situazione d’emergenza sta già influendo sulle tariffe del cargo aereo. Secondo Freight Investor Services quelle dei servizi charter dall’Europa alla Cina sono balzate del 193%, raggiungendo un valore medio di 2,78 dollari al chilo. In realtà, questi valori riguardano i viaggi verso la Cina, dove la domanda è sostenuta anche dalla necessità di portare prodotti sanitari, mentre in senso inverso la domanda di trasporto resta debole. Ma quando l’epidemia si smorzerà e il sistema produttivo cinese riprenderà a operare a ritmo normale, l’offerta di stiva non sarà sufficiente a soddisfare il picco della domanda e quindi le tariffe potranno aumentare anche in uscita dalla Cina, colpendo soprattutto i settori che usano tradizionalmente l’aereo, come l’elettronica, l’automotive e l’abbigliamento.

Questa crisi sta mostrando anche la debolezza di affidare la produzione globale a un solo Paese come fornitore esterno, quindi una delle conseguenza potrà essere una diversificazione delle rotte di approvvigionamento, riducendo così il rischio di un calo drastico della produzione in caso di epidemie o comunque di eventi straordinari su larga scala. È una tendenza iniziata prima del coronavirus, con la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e che ora potrebbe intensificarsi.

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