Dal 28 ottobre 2026 gli autisti turchi in coda ai valichi di Kapıkule e Hamzabeyli, verso la Bulgaria, spengono i motori e fermano a intermittenza ingressi e uscite dei camion, per protestare contro i respingimenti legati ai periodi di soggiorno consentiti dai visti Schengen. Il giorno successivo la mobilitazione si è estesa al valico di İpsala, al confine con la Grecia, mentre automobili e autobus possono transitare, seppure rallentati dalle code. Nelle stesse ore il ministero del Commercio turco ha comunicato un'iniziativa congiunta con quelli degli Esteri e dei Trasporti per risolvere i problemi degli autisti.
Ankara ha mobilitato tre ministeri per affrontare la crisi ai confini con la Bulgaria. Il ministro del Commercio, Ömer Bolat, ha preso contatto con il ministero dell'Interno bulgaro e con l'Und, l'associazione turca dei trasportatori internazionali, il ministro degli Esteri Hakan Fidan si è rivolto al primo ministro e al ministro degli Esteri bulgari, mentre il ministro dei Trasporti Abdulkadir Uraloğlu ha trasmesso le richieste turche all'omologo di Sofia. Ankara riferisce anche di colloqui con la Commissione Europea e con la delegazione dell'UE in Turchia per facilitare l'accesso ai visti, accelerare le procedure e ottenere margini di flessibilità. Le Autorità bulgare, stando alla nota turca, hanno risposto che l'applicazione delle regole discende dal sistema Schengen e che a livello nazionale non hanno margini d'intervento.
La protesta riguarda il limite di 90 giorni di soggiorno nello spazio Schengen nell'arco di 180, applicabile anche agli autisti turchi impegnati nei trasporti internazionali. Ciò vale anche per chi ha un visto a ingressi multipli: può attraversare le frontiere comunitarie più volte, ma la somma dei giorni trascorsi nello spazio Schengen non può comunque superare i 90. La Bulgaria applica le regole Schengen, compreso il rilascio dei visti, dal 31 marzo 2024 e dal 1° gennaio 2025 ha eliminato, insieme alla Romania, i controlli sulle persone alle frontiere terrestri interne, mentre il confine con la Turchia resta una frontiera esterna dello spazio Schengen. Gli autotrasportatori turchi sostengono che i periodi autorizzati non siano compatibili con la frequenza dei viaggi internazionali.
Le code ai valichi erano già presenti prima dell'inizio della protesta. Il 25 ottobre l'Und indicava 97 ore di attesa al valico di Kapıkule-Kapitan Andreevo e 30 a Hamzabeyli-Lesovo, attribuendo i rallentamenti di Kapıkule ai lavori di ammodernamento sul lato bulgaro, che secondo l'Untrr - l'associazione romena dell'autotrasporto - riducono temporaneamente la capacità di controllo dei veicoli industriali. Nel comunicato diffuso il 29 ottobre, l'Untrr segnala camion fermi alla frontiera da oltre 120 ore e un blocco nei due sensi di marcia a partire dalle 14.00 ora turca dello stesso giorno.
Per le imprese romene i ritardi si traducono in veicoli immobilizzati che non possono effettuare altri viaggi, contratti eseguiti in ritardo e costi aggiuntivi, e l'associazione richiama il rischio per l'industria automobilistica europea, che dalla Turchia riceve componenti e sottoassiemi. Le attese che superano i cinque giorni potrebbero costringere a riorganizzare la produzione o a fermare temporaneamente alcune linee.
L'Untrr chiede alle Autorità romene di aprire con Bulgaria, Turchia e istituzioni europee un confronto per aumentare la capacità dei controlli e gestire il traffico durante i lavori, sollecitado una soluzione europea per l'applicazione delle regole sui soggiorni agli autisti professionali di Paesi terzi. Intanto a Hamzabeyli-Lesovo è entrato in funzione un sistema di coda elettronica per l'attraversamento della frontiera: secondo le informazioni dei trasportatori riportate dall'associazione, le fasce orarie disponibili per domenica 1° novembre si sono esaurite in meno di un minuto dall'apertura delle prenotazioni, nella notte tra il 28 e il 29 ottobre.
Pietro Rossoni












































































