La Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di F.F., il camionista che il 4 dicembre 2022 investì e uccise Alessia Sbal sul Grande Raccordo Anulare di Roma. Diventa così definitiva la condanna a otto anni di reclusione per omicidio stradale aggravato dalla fuga e omissione di soccorso. Nelle motivazioni, diffuse il 26 ottobre 2026, i giudici scrivono che l'imputato "aveva percepito l'investimento e aveva deliberatamente proseguito la marcia", senza verificare le condizioni della donna e senza chiamare i soccorsi.
L’incidente avvenne intorno alle 20.30 nella carreggiata interna del Gra, al chilometro 2,600, tra gli svincoli Aurelia e Boccea. Sbal, 42 anni, era alla guida di una Fiat Panda che aveva avuto una lieve collisione con l'autoarticolato condotto dell’imputato. Dopo la collisione, i due veicoli si fermarono in un'area di emergenza nella zona di Casalotti-Boccea, dove tra i conducenti nacque una discussione durante la quale la donna chiamò il 112. Secondo la ricostruzione accolta nei tre gradi di giudizio, il camionista risalì sul veicolo e ripartì mentre Sbal si trovava nell'area della manovra, travolgendola. Il camion ha poi percorso circa diciotto chilometri, nonostante le segnalazioni luminose e acustiche di alcuni automobilisti, prima di essere fermato dalla Polizia Stradale.
Il camionista ha sempre sostenuto di non essersi accorto dell'investimento, ma per la Cassazione questa versione non si concilia con alcuni elementi. Smentiscono la sua versione, secondo i giudici, soprattutto il sobbalzo del rimorchio e i diciotto chilometri percorsi, i ripetuti segnali dell'auto che seguiva il camion, le dichiarazioni non veritiere rese agli agenti e la mancanza di qualsiasi verifica su quanto accaduto. I giudici aggiungono che la donna si trovava davanti all'autoarticolato, a non più di due metri, ed era visibile attraverso gli specchi anteriori del mezzo. La Corte ha respinto anche la tesi di un concorso di colpa della vittima legato all'assunzione di alcol o sostanze. Per i giudici il solo riscontro dell'assunzione non dimostra un'alterazione che abbia contribuito all'incidente e nessun elemento concreto la prova e a conferma richiamano la lucidità di Sbal nella telefonata al 112, durante la quale aveva descritto l'accaduto all'operatore e comunicato la targa del camion.
Il Tribunale di Roma pronunciò la condanna a otto anni il 27 giugno 2024, al termine di un processo con rito abbreviato. Il pubblico ministero Stefano Luciani chiese sette anni e due mesi e nella requisitoria collegò la fuga al timore dei controlli dopo l'assunzione di cocaina. In appello la difesa sostenne che non si potesse contestare l'omissione di soccorso, perché la donna era morta sul colpo. Nel marzo 2025 la procuratrice generale Marina Ingoglia aderì alla richiesta di concordato, che avrebbe ridotto la pena a sei anni per il solo omicidio stradale. Ad aprile la Corte d'Appello di Roma invece confermò gli otto anni e respinse la richiesta di riduzione.
Antonio Illariuzzi




































































