Mancano tredici giorni dalla chiusura dell'offerta pubblica con cui l’indiana Tata Motors vuole acquisire l’intero capitale d’Iveco Group. Il termine è infatti fissato al 26 ottobre e in vista di questo importante appuntamento, il costruttore indiano ha partecipato il 13 ottobre al tavolo convocato al ministero delle Imprese per illustrare le proprie intenzioni sugli stabilimenti italiani d’Iveco, cui hanno partecipato anche il ministro Adolfo Urso e le organizzazioni sindacali nazionali. Girish Wagh, al vertice della divisione dei veicoli commerciali del gruppo indiano, ha ribadito la centralità industriale e tecnologica dell'Italia, mentre l'amministratore delegato d’Iveco, Olof Persson, ha confermato il piano di investimenti 2026 per Torino, Foggia, Suzzara e Brescia.
Al ministero, Wagh ha citato gli stabilimenti, le competenze tecnologiche e la filiera nazionale dei fornitori d’Iveco, aggiungendo che l'orizzonte dell'investimento di Tata va oltre i due anni coperti dalle garanzie non finanziarie. Gli investimenti confermati da Persson valgono 76 milioni di euro. La quota maggiore va a Torino, con 35 milioni, seguita da Foggia con 15, Suzzara con 14 e Brescia con 12. A Foggia si aggiungono 37 milioni già investiti da Fpt Industrial per trasferirvi la produzione del motore F5, risorse spese in precedenza e quindi estranee al programma 2026.
Per la fase successiva all'Opa, la Fim-Cisl – che ha partecipato all’incontro - riferisce una disponibilità di Tata a sviluppare ulteriori investimenti, di cui però non sono stati indicati importi, scadenze né destinazioni. Il ministro Urso ha definito Iveco un patrimonio strategico dell'industria italiana e ha chiesto che gli impegni si traducano in un rilancio industriale concreto, richiamando il ricorso del Governo ai poteri speciali del golden power a tutela di brevetti, occupazione e sede operativa italiana e il controllo sul rispetto delle prescrizioni imposte all'operazione.
Sul versante sindacale, la Fim considera positiva la conferma del perimetro industriale e del ruolo italiano, ma vuole che alle dichiarazioni seguano impegni verificabili e di lungo periodo e Gianluca Ficco, per la Uilm, chiede un nuovo piano di sviluppo industriale per tutti gli stabilimenti italiani e un confronto ravvicinato. Più critica la Fiom: Samuele Lodi e Ciro D'Alessio sollecitano garanzie oltre i due anni su occupazione, produzione e ricerca e sviluppo, temono razionalizzazioni e tagli di costo e segnalano che, al di là della complementarità geografica, i due gruppi possono sovrapporsi nei veicoli commerciali leggeri, nei veicoli industriali pesanti e nelle motorizzazioni, con possibili ricadute future sui siti italiani. Il sindacato dei metalmeccanici della Cgil richiama anche la struttura finanziaria dell'offerta, che a suo dire è coperta interamente con prestiti bancari da chiudere o rifinanziare entro un anno.
Il prossimo passaggio è l'assemblea straordinaria d’Iveco del 16 ottobre, che dovrà a votare le deliberazioni connesse all'offerta. Dal suo esito dipende la soglia minima di adesione: il documento di lancio la fissa al 95% del capitale, ma la riduce automaticamente all'80% se gli azionisti approvano la deliberazione sulle operazioni successive all'offerta.
P.R.







































































