Le associazioni dell’autotrasporto e della logistica presenti nel Comitato Centrale dell’Albo dell’autotrasporto hanno chiesto al Governo la convocazione urgente di un tavolo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per affrontare l’aumento dei carburanti e le ricadute sulle imprese del settore. La richiesta è contenuta in una lettera inviata da Roma il 7 maggio 2026 alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai vice presidenti Matteo Salvini e Antonio Tajani e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo la lettera, la crisi internazionale in Medio Oriente e le tensioni sui mercati energetici hanno aggravato una situazione già complessa per il comparto, con effetti diretti sull’equilibrio economico e finanziario delle aziende di autotrasporto. Intanto Unatras ha confermato il fermo nazionale dal 25 al 29 maggio 2026.
Nel documento, le associazioni sottolineano che nelle ultime settimane il costo dei carburanti è cresciuto in modo rapido e continuo, generando effetti pesanti sui conti delle imprese. Il problema s’inserisce in un quadro d’instabilità dei mercati e di aumento generalizzato dei costi operativi, che secondo le sigle ha già messo sotto pressione la capacità delle aziende di mantenere continuità nei servizi e sostenibilità economica delle attività. La lettera sottolinea che la tensione nel comparto è ormai diffusa e potrebbe sfociare anche in forme di protesta spontanee. Pur prendendo atto degli interventi già adottati dal Governo e degli impegni confermati per individuare soluzioni, le organizzazioni ritengono non più rinviabile un pacchetto di misure immediate.
La prima richiesta riguarda una misura compensativa per neutralizzare gli effetti negativi derivanti dal taglio delle accise sul gasolio. Secondo le associazioni, l’intervento non ha prodotto benefici economici per l’autotrasporto e ha invece penalizzato soprattutto le imprese che negli anni hanno investito nel rinnovo del parco veicolare, nella sostenibilità ambientale e nell’efficienza energetica. Il nodo è quindi legato alla perdita del rimborso delle accise, che in questa fase viene considerata un fattore di squilibrio per le aziende più strutturate e più esposte agli investimenti sui mezzi.
Per correggere questo effetto, le sigle chiedono il riconoscimento di un credito d’imposta che consenta il recupero integrale del mancato rimborso delle accise sul gasolio relativo al periodo compreso tra il 19 marzo e il 22 maggio 2026. questo provvedimento è presentato come necessario non solo per ristabilire condizioni di equità tra imprese, ma anche per evitare distorsioni nei rapporti con la committenza: quando il costo del carburante cambia e i meccanismi fiscali non compensano in modo omogeneo gli operatori, il rischio è che le trattative sui corrispettivi di trasporto diventino più instabili. Le associazioni dell’autotrasporto ritengono che questo intervento possa rientrare nel quadro temporaneo recentemente approvato dalla Commissione Europea, indicato nella lettera come strumento che consente agli Stati membri di adottare misure straordinarie e temporanee di sostegno al settore dei trasporti in presenza di forti tensioni economiche e geopolitiche.
Accanto al credito d’imposta sul mancato rimborso delle accise, il documento individua altri due provvedimenti con effetto diretto sulla liquidità delle imprese. Il primo è la possibilità di utilizzare subito il credito d’imposta derivante dal rimborso trimestrale delle accise, senza attendere il termine di sessanta giorni previsto dall’attuale normativa. Spiegano che per le aziende di autotrasporto, che sostengono costi anticipati elevati per carburante, pedaggi, personale, manutenzione e assicurazioni, la riduzione dei tempi di utilizzo del credito avrebbe un impatto immediato sulla gestione finanziaria.
Il secondo intervento è la sospensione temporanea dei versamenti relativi a imposte, contributi previdenziali e contributi assicurativi. Anche questa misura viene collegata alla necessità di ridurre la tensione finanziaria delle imprese in una fase in cui l’aumento dei carburanti si somma all’instabilità dei mercati. La lettera non quantifica l’entità degli oneri da sospendere né indica una durata specifica della sospensione, ma la inserisce tra gli strumenti considerati utili per evitare un peggioramento della crisi.
Per affrontare tali questione, i firmatari chiedono la convocazione di un tavolo urgente presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Tale confronto dovrà servire per condividere le misure necessarie e a individuare le relative coperture finanziarie e le sigle motivano l’urgenza con l’esigenza di scongiurare un ulteriore aggravamento delle tensioni nel comparto e di preservare la continuità dei servizi di trasporto e logistica. La lettera è firmata da Anita, Cna/Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras, Assotir e Trasportounito.







































































