Il sistema portuale di Savona-Vado si prepara a una nuova giornata di fermo operativo. Dalle 00.00 del 2 aprile 2026 alle 00.00 del 3 aprile 2026 è stato proclamato uno sciopero di 24 ore che coinvolge le attività portuali, con epicentro nel terminal container Vado Gateway. La mobilitazione è indetta da Filt Cgil e Uiltrasporti e riguarda lavoratori del terminal, addetti delle imprese autorizzate ex articoli 16, 17 e 18 e personale collegato alle operazioni di banchina e piazzale. L’astensione potrà interessare imbarco e sbarco container, movimentazione e attività accessorie, con effetti attesi sull’operatività complessiva dello scalo.
Al centro della protesta c’è la contestazione delle politiche occupazionali della società Vado Gateway, accusata dai sindacati di fare un uso strutturale di contratti part-time e forme di lavoro precario. Le organizzazioni promotrici chiedono la trasformazione dei contratti in full-time, in particolare per gli ultimi assunti, e una riduzione del ricorso a strumenti considerati non coerenti con il contratto collettivo e con la tradizione del lavoro portuale locale. La gestione della flessibilità rappresenta uno dei nodi principali: secondo Filt/Fit Cgil e Uiltrasporti, la variabilità dei traffici dovrebbe essere assorbita attraverso il lavoro temporaneo regolato previsto dalla legge 84/94, in particolare tramite le imprese ex articolo 17 e la Compagnia Portuale, piuttosto che attraverso uso in part-time degli organici interni al terminal.
La mobilitazione del 2 aprile s’inserisce in un confronto aperto da mesi. Già a fine 2025 fu proclamato lo stato di agitazione con uno sciopero il 15 dicembre, seguito da presidi davanti ai varchi del terminal. Nei mesi successivi, nonostante incontri istituzionali - come quello del 9 febbraio 2026 promosso dalla Provincia di Savona con la comunità portuale - non si è arrivati a una sintesi sulle questioni contrattuali. In quell’occasione era stato evidenziato come il terminal avesse raggiunto circa 614 mila teu nel 2025, dato indicato come segnale di crescita strutturale del nodo .
All’inizio del 2026, tuttavia, il quadro operativo è mutato. Secondo quanto segnalato da Fit Cisl Savona, il terminal avrebbe registrato una riduzione dei traffici pari a circa il 50%, con la perdita del servizio West Africa e oltre 4.500 teu settimanali in meno. Questo elemento introduce una variabile industriale rilevante: il calo dei volumi s’intreccia con il confronto sul lavoro, incidendo sia sulle scelte organizzative del terminal sia sulle preoccupazioni occupazionali. La stessa Fit Cisl, pur non aderendo allo sciopero, ha espresso allarme per le possibili ricadute sui posti di lavoro, chiedendo l’apertura di un tavolo di confronto.
Le reazioni sindacali mostrano infatti una differenziazione di approccio. Da un lato Filt/Fit Cgil e Uiltrasporti sostengono la necessità di una mobilitazione per difendere il modello di lavoro portuale basato su organici stabili e sull’utilizzo del lavoro temporaneo regolato nei picchi di traffico. Dall’altro Fit Cisl adotta una linea più prudente, concentrata sull’analisi dei volumi e sulla richiesta di interventi di sistema per garantire la sostenibilità del terminal nel medio periodo.
Un ulteriore elemento di tensione riguarda il ruolo dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. I sindacati promotori dello sciopero ritengono che l’ente non sia intervenuto con sufficiente incisività per garantire gli equilibri tra terminalista, imprese autorizzate e Compagnia Portuale. La questione riguarda in particolare la gestione del lavoro temporaneo e il mantenimento del modello organizzativo storico del porto, percepito come messo in discussione dall’evoluzione industriale del terminal.







































































