Secondo fonti istituzionali e media cinesi, il 29 marzo 2026 è entrata in funzione a Foshan, nella provincia del Guangdong, una linea automatizzata dedicata alla produzione di robot umanoidi. L’impianto è sviluppato da Guangdong Dongfang Precision Science & Technology in collaborazione con Leju (Shenzhen) Robotics e viene descritto come il primo nel Paese con queste caratteristiche. La capacità dichiarata è superiore a 10mila unità annue, con un ritmo produttivo indicato in un robot ogni trenta minuti.
Le informazioni tecniche diffuse indicano una struttura produttiva articolata in 24 fasi di assemblaggio di precisione completamente digitalizzate e supportate da 77 procedure di controllo e test qualità. Questa impostazione ha lo scopo di rendere industriale un processo finora caratterizzato da lavorazioni semi-manuali o a bassa ripetibilità, introducendo una tracciabilità più estesa lungo tutta la linea. In questo senso, il progetto si colloca nel passaggio dalla produzione dimostrativa alla produzione scalabile dei robot umanoidi.
Sulla localizzazione dell’impianto ci sono informazioni imprecise. Le fonti più puntuali indicano Foshan come sede produttiva, mentre Shenzhen compare per il ruolo di Leju Robotics, radicata nell’ecosistema tecnologico della città. La distinzione è importante perché riflette la divisione funzionale all’interno del Guangdong: Shenzhen come hub di ricerca, sviluppo e filiera, Foshan come piattaforma manifatturiera. Il contesto regionale contribuisce a spiegare la rapidità di sviluppo dell’iniziativa. A Shenzhen la filiera dei robot presenta un livello d’integrazione locale superiore al 60%, con oltre 200 imprese e istituzioni coinvolte e un valore complessivo che supera i 40 miliardi di yuan, pari a circa 5,2 miliardi di euro. Questo ecosistema favorisce la disponibilità di componenti, competenze e fornitori, riducendo i tempi d’industrializzazione e facilitando la transizione verso produzioni più strutturate.
Il progetto rappresenta un tentativo di introdurre logiche tipiche della manifattura avanzata anche nel segmento dei robot umanoidi, dove finora hanno prevalso prototipazione e produzioni limitate. La possibilità di gestire più modelli sulla stessa linea e di mantenere standard qualitativi uniformi viene indicata come uno degli obiettivi principali dell’impianto. Bisogna precisare che la capacità di oltre 10mila unità annue va letta come capacità nominale dell’impianto e non come volume produttivo già realizzato o sostenuto da ordini. Le fonti non forniscono dettagli su tasso di utilizzo della linea, costi unitari, resa produttiva o livelli di scarto, elementi necessari per valutare la reale maturità industriale del progetto
Il percorso industriale di Leju Robotics suggerisce comunque che l’iniziativa non parte da zero. Secondo fonti locali di Shenzhen, l’azienda aveva già raggiunto la consegna della centesima unità full-size a gennaio 2025, con applicazioni in ambito industriale, commerciale ed educativo. Alcune implementazioni avrebbero portato aumenti di produttività tra il 30% e il 50% rispetto al lavoro umano, anche in questo caso sulla base di dichiarazioni non verificate in modo indipendente.
Il linguaggio utilizzato dalle fonti cinesi evidenzia un’impostazione fortemente orientata alla politica industriale, in cui il progetto viene presentato come un avanzamento strategico verso la produzione su larga scala e la leadership tecnologica nazionale. Questo approccio tende a sovrapporre i livelli di innovazione tecnologica, sviluppo regionale e posizionamento competitivo del Paese. I robot umanoidi possono essere usati anche nella logistica, soprattutto per il prelievo di piccoli oggetti o per la movimentazione di scatole e casse.
Antonio Illariuzzi






































































