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    A Hormuz l’Iran annuncia tre petroliere colpite da mine

    I Pasdaran annunciano due petroliere incendiate da mine il 17 ottobre 2026 e una terza il 19, sulla rotta meridionale non autorizzata dello Stretto. Washington smentisce il primo annuncio e nessuna nave è stata identificata. Teheran rilancia la proposta di riapertura in sette giorni.

    Proseguono i presidi dell’autotrasporto, le associazioni chiedono l’intervento dell’Interno

    • Intorno alle 7.00 del 21 ottobre la protesta dell'autotrasporto ha chiuso il nodo tra A1 e A30 per chi arrivava da Roma, con code fino a tre chilometri. Presidi attivi anche a Napoli Nord, Nocera-Pagani, Nola, Maddaloni-Marcianise e Avellino Est, dove agricoltori e camionisti sono rimasti tutta la notte.
    • In Calabria, Fedralog mantiene il fermo fino al 27 ottobre e un Notam dell'Enav lascia dalla mezzanotte gli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone senza carburante. In Sicilia il Cts ha revocato il fermo ma molti camion restano fermi.
    • Le undici associazioni dell'Albo, da Anita a Unatras, chiedono al ministro dell'Interno Piantedosi un intervento deciso e immediato per rimuovere i presidi, che giudicano non più giustificabili dopo gli impegni presi dal Governo il 20 ottobre. Alis si dichiara contraria a ogni blocco e chiede di ripristinare subito la piena operatività dei servizi.

     

    Intorno alle 7.00 di mercoledì 21 ottobre chi viaggiava sull'autostrada A1 ha trovato chiuso il raccordo con l'A30 Caserta-Salerno, per una manifestazione di autotrasportatori sulla sede autostradale. La chiusura è uno degli effetti della protesta proseguita nella notte tra martedì e mercoledì in cui la protesta dell’autotrasporto ha mostrato un fronte diviso: dopo i due incontri del 20 ottobre a Milano con il ministro dei Trasporti, i presidi proseguono in Campania e in Calabria, si allentano in Puglia e negli altri territori dei coordinamenti autonomi, mentre in Sicilia restano fermi numerosi camion. Nelle stesse ore le undici associazioni dell'Albo nazionale degli autotrasportatori hanno chiesto al ministro dell'Interno di rimuovere i blocchi.

    Alle 9.00, la coda sull’A1 ha raggiunto tre chilometri tra Caserta Nord e il bivio con l'A30 in direzione Napoli e due chilometri tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord verso Roma. Sull'A30 la stazione di Nocera-Pagani è stata chiusa in uscita per entrambe le provenienze, mentre il nodo tra l'A1 e la provinciale 1 di Casoria è stato interdetto a chi arrivava da Roma diretto sulla statale 7 Appia. Sul posto erano presenti pattuglie della Polizia Stradale e personale del sesto tronco di Cassino di Autostrade per l'Italia. Le deviazioni consigliate prevedevano l'uscita a Caserta Nord con rientro a Caserta Sud per chi andava verso Napoli e il rientro in A30 alla stazione di Maddaloni per chi era diretto a Salerno.

    Fin dalle prime luci dell'alba presidi e rallentamenti hanno interessato anche la barriera di Napoli Nord e l'Asse Mediano, con camion fermi nei pressi degli svincoli a nord del capoluogo. Ad Avellino Est agricoltori e autotrasportatori hanno mantenuto il presidio anche durante la notte e restano attivi i presidi nell'area di Nola e nel polo logistico di Maddaloni-Marcianise, ai quali le cronache locali aggiungono Caianello, Caserta Sud, Santa Maria Capua Vetere e le aree degli interporti. Il delegato campano Vincenzo Parisi ha dichiarato che i blocchi proseguiranno "almeno fino al 27 ottobre", data del nuovo tavolo con il ministero, a meno che non arrivino prima risposte concrete.

    La giornata precedente aveva registrato tensioni tra aderenti e non aderenti. Il quotidiano napoletano Roma scrive di tentativi d’impedire il passaggio ai camionisti che non partecipavano alla protesta nell'ultimo tratto di via Marina, verso le rampe autostradali di Napoli, con l'intervento della polizia, e di autotrasportatori "arrivati alle mani" a Nola. Gli effetti sulla distribuzione si sono estesi alla mattina del 21: Sky Tg24 segnala carenze nei supermercati soprattutto nelle province di Napoli e Caserta, con difficoltà anche in Molise e nel Lazio per frutta e verdura. A Napoli l'edizione locale di Repubblica descrive distributori chiusi e code di automobilisti fino a tarda sera. L'Eav, che gestisce il trasporto pubblico regionale, ha avvertito che dal 21 ottobre avrebbe potuto ridurre o sopprimere corse di autobus per la difficoltà di approvvigionarsi di gasolio, mentre Caremar ha chiesto a Prefettura e Regione un piano d'emergenza per non compromettere i collegamenti con Ischia e Procida.

    In Sicilia la revoca del fermo annunciata la sera del 20 ottobre dal Comitato Trasportatori Siciliani non ha sbloccato il fermo che lui stesso aveva indetto, perché numerosi veicoli sono ancora fermi la mattina del 21 ottobre. Alle 8.26 l'Ansa ha diffuso l'appello del coordinatore del Cts, Salvatore Bella, al prefetto e al questore di Catania per un intervento immediato e coordinato delle forze dell'ordine al casello di San Gregorio e nell'area portuale. Bella afferma che la quasi totalità degli associati vuole tornare al lavoro, che decine di autotrasportatori sono di fatto bloccati e che alcuni conducenti hanno ricevuto minacce dirette e subito il taglio degli pneumatici. Il coordinatore attribuisce queste condotte a un gruppo riconducibile all'Associazione Imprese Autotrasportatori Siciliani con sede a Catania, che aveva confermato presidi a Misterbianco, Tremestieri e ai caselli di San Gregorio. Secondo BlogSicilia la protesta prosegue anche con un gruppo di camionisti a Gela e con un presidio autonomo al Molo Santa Lucia di Palermo.

    In Calabria la mobilitazione continua fino al tavolo del 27 ottobre. Fedralog ha comunicato di mantenere il fermo, ritenendo insoddisfacenti gli impegni presi a Milano. La protesta ha avuto ripercussioni anche sul rifornimento degli aeroporti calabresi: un Notam dell'Enav segnala che dalla mezzanotte tra il 20 e il 21 ottobre l'aeroporto di Reggio Calabria non dispone di carburante Jet A1 e Avgas 100LL, con una data di fine stimata alla mezzanotte tra il 24 e il 25 ottobre, mentre a Crotone mancherà il Jet A1 fino alla mezzanotte tra il 23 e il 24. I piloti devono quindi rifornirsi negli scali di partenza per coprire anche le tratte successive. A Lamezia Terme le operazioni procedono regolarmente. Il Messaggero cita inoltre presidi tra il porto di Gioia Tauro, l'aeroporto di Lamezia Terme e gli svincoli dell'A2.

    Su Puglia, Basilicata e Molise le comunicazioni della mattina sono contrastanti. L'emittente Trm ha pubblicato un comunicato del coordinamento di Puglia, Basilicata, Calabria e Molise che parla di "fumata nera" al vertice milanese e afferma che "la mancanza di risposte concrete rende inevitabile la prosecuzione del fermo", secondo tempi e modalità fissati dai coordinamenti territoriali. Una nota dei gruppi autonomi e dei coordinatori di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia contesta invece questa letture: "Dopo una lunga nottata di consultazione con i presidi abbiamo deciso di dare una possibilità al Governo". I delegati annunciano la rimozione di una parte dei presidi, spiegano che il ministero ha chiesto una settimana di tempo tecnico per preparare le risposte e attendono la convocazione per il 27 ottobre, giorno in cui è già fissato l'incontro con le associazioni dell'Albo. Già la sera del 20 ottobre Antonio Manzi, autotrasportatore di Cerignola e rappresentante della delegazione pugliese, aveva parlato di una revoca parziale fino all'arrivo di "risposte concrete".

    Mentre i coordinamenti autonomi discutono sui tempi, le associazioni nazionali hanno scelto una linea opposta. In un comunicato unitario diffuso da Roma il 21 ottobre, Anita, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna-Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras e Assotir chiedono "con urgenza un intervento deciso e immediato del ministro Piantedosi per rimuovere i presidi che da giorni stanno bloccando il Sud", con impatti definiti "non più sostenibili" sia per il comparto sia per l'approvvigionamento della collettività. Le associazioni dell'Albo motivano la richiesta con l'esito dell'incontro del giorno prima: dopo che il Governo "ha riaperto il dialogo con la categoria e ha assunto impegni importanti in continuità con l'intesa di Palazzo Chigi" per dare liquidità immediata alle imprese, "continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile".

    Il testo prende le distanze anche dai metodi. Le forme di protesta "con blocchi stradali e minacce che impediscono la libera circolazione di merci e persone", scrivono le sigle, non producono "nessun risultato per la categoria", che ne esce danneggiata anche nell'immagine, e finiscono per compromettere una situazione economica già delicata. Il confronto resta, per le associazioni, "l'unica strada possibile per affrontare con realismo l'attuale emergenza". Non è il primo appello presentato al ministero dell’Interno: il 13 ottobre le stesse undici associazioni avevano scritto a Piantedosi chiedendo una risposta entro 24 ore, dopo aver denunciato che nella notte tra il 12 e il 13 ottobre alcuni conducenti non aderenti erano stati scortati nelle aree di servizio pugliesi, bloccati dai camion dei manifestanti e in alcuni casi intimiditi. Il 20 ottobre le sigle dell'Albo erano state ricevute dal ministro dei Trasporti al mattino, separatamente dai comitati che conducono fermi e presidi, incontrati nel pomeriggio, e avevano giudicato positivi gli impegni annunciati, pur chiedendone una rapida traduzione in provvedimenti.

    Anche Alis chiede il ripristino della circolazione delle merci, dichiarandosi “totalmente contraria a qualsiasi forma di blocco dei servizi di trasporto, che compromette la libera circolazione delle merci e finisce per danneggiare cittadini, famiglie e imprese". Il vicepresidente Marcello Di Caterina spiega che "il diritto di manifestare non può tradursi in un'interruzione delle attività logistiche e dei collegamenti essenziali per il Paese", con conseguenze che pesano soprattutto sul Mezzogiorno. L'associazione considera "concrete ed immediate" le soluzioni emerse dall'incontro con Salvini e chiede di proseguire il confronto con il Governo, ma ritiene "indispensabile ripristinare immediatamente la piena operatività dei servizi". In mattinata lo stesso ministro, ospite di Radio Anch'io, ha espresso vicinanza a chi lavora condannando però i "blocchi illegali", che a suo dire danneggiano altri lavoratori, produttori, agricoltori, pescatori e pendolari.

    P.R.

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