Cresce la protesta degli autotrasportatori al Sud e il giorno stesso dell’inizio del fermo in Calabria e Sicilia, si registrano presidi anche in Campania, soprattutto nel casertano, mentre proseguono quelli in Puglia. Dalla mezzanotte camion e trattori agricoli hanno presidiato nella mattinata i caselli autostradali dell’A1 di Caianello, dell’A30 di di Nola e quello di Caserta Sud contro l’aumento del prezzo del gasolio, insieme con gli agricoltori. L'uscita di Nola è stata chiusa per quasi un’ora dalle 9.15 e riaperta alle 10.30. E proprio a Nola si è registrato il momento di maggior tensione, quando il blocco ha causato code tra il bivio con la A16 Napoli-Canosa e Nola in direzione Caserta e agli automobilisti è stata indicata l'uscita alternativa di Tufino. A Caianello e a Caserta Sud i veicoli industriali dei manifestanti hanno invece lasciato un varco per il transito degli altri mezzi, pur provocando rallentamenti.
Una richiesta d’incontro è stata inviata alla Regione Campania e i segretari generali di Filt Cgil e Uiltrasporti Campania, Angelo Lustro e Pierino Ferraiuolo, richiamano la nota indirizzata al presidente Roberto Fico e al vicepresidente e assessore ai Trasporti Mario Casillo, sostenendo che il caro carburanti mette in difficoltà interi settori dell'economia e che "non è escluso che altre categorie possano unirsi alla mobilitazione".
Di fronte ai presidi degli autotrasportatori – attivi fin dall’inizio di ottobre – e ai fermi iniziati oggi in Calabria e Sicilia non giunge voce dal Governo e neppure dal solitamente loquace ministro dei Trasporti (oggi impegnato a redarguire la Tim per le cancellazioni di centinaia di voli negli aeroporti italiani). Il ministro ha convocato le associazioni dell’Albo (che non partecipano a tutte queste azioni) solo dopo che Unatras ha minacciato il fermo nazionale, ma lo ha fatto solamente per il pomeriggio del 27 ottobre. Dieci giorni durante i quali potranno dilagare le proteste e i relativi problemi per l’intera filiera logistica, anche del resto d’Italia, visto che dalle regioni ora interessate producono una parte consistente dell’ortofrutta e dell’agroalimentare italiano.





































































