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Podcast K44

Cronaca

Normativa

Mare

  • Prove in mare per il traghetto elettrico China Zorrilla

    Prove in mare per il traghetto elettrico China Zorrilla

    Tra il 17 e il 19 gennaio 2026 Incat Tasmania ha avviato a Hobart le prove in mare del traghetto catamarano completamente elettrico Hull 096, che nel 2026 entrerà in servizio sul Rio De La Plata tra Argentina e Uruguay.

Autotrasporto

  • Torello potenzia la logistica del freddo con Coldline

    Torello potenzia la logistica del freddo con Coldline

    Dif Distribuzione Italiana Food (Gruppo Torello) ha completato l’acquisizione del network Coldline. L’operazione amplia la rete di affiliati, rafforza la copertura territoriale e consolida il posizionamento nella logistica alimentare a temperatura controllata.

    Il ciclone Harry devasta il trasporto dell’Italia meridionale

    Foto: Vigili del Fuoco

    Tra il 20 e il 21 gennaio 2026 l’ondata di maltempo legata al ciclone mediterraneo Harry ha colpito con particolare intensità Sicilia, Calabria e Sardegna, colpendo duramente le reti stradali, i collegamenti ferroviari, il trasporto marittimo e il sistema aeroportuale. L’evento ha combinato raffiche di scirocco fino a 120 chilometri orari, mareggiate con onde fino a dieci metri e precipitazioni eccezionali, con accumuli localmente oltre 300 millimetri. Sul piano operativo, l’impatto si è tradotto in sospensioni di servizi, chiusure preventive, limitazioni per ragioni di sicurezza e una coda di ripristini che ha interessato infrastrutture costiere e nodi logistici. In Italia non si sono registrate vittime, ma il bilancio include evacuazioni di circa 190 persone in Sicilia e circa 150 in Sardegna, oltre a danni stimati in oltre 500 milioni di euro nella sola Sicilia, secondo quanto ha dichiarato il presidente deella Regione.

    Il quadro è quello di un blocco “multimodale”: la fermata del traffico ferroviario in alcuni nodi e tratte strategiche, il taglio quasi totale dei collegamenti con le isole minori, la chiusura o il rallentamento delle operazioni portuali con navi costrette in rada, la forte irregolarità dei voli per vento laterale e procedure di sicurezza, e la perdita di continuità sulla viabilità principale per frane, esondazioni e caduta alberi. La gestione operativa ha seguito un’impostazione prudenziale, con ampie limitazioni decise per proteggere personale, utenti e mezzi, e con un progressivo rientro delle criticità nella seconda parte del 21 gennaio, mentre permangono chiusure e lavori di messa in sicurezza nei tratti più esposti.

    La rete stradale è stata l’infrastruttura più colpita in termini di punti di interruzione, con chiusure per esondazioni, frane, allagamenti e alberi caduti e con attività di ripristino in parallelo su più arterie. In Sicilia le criticità maggiori si sono concentrate lungo la SS 114, con tre interruzioni in punti diversi tra esondazione del fiume Agrò e frane tra Messina, Sant’Alessio Siculo e Giardini Naxos, un quadro che ha inciso direttamente sulla continuità della direttrice costiera ionica e sugli instradamenti tra area messinese, catanese e siracusana. La SS 288 ha subito una chiusura per frana nell’entroterra, mentre in provincia di Siracusa alcune strade litoranee sono state interdette per sicurezza in prossimità di impianti e aree industriali, con riflessi pratici sui percorsi dei mezzi e sui tempi di accesso.

    In Calabria le chiusure sulla SS 106, arteria cardine della fascia ionica, hanno avuto un impatto immediato perché la disponibilità di alternative è limitata. Tra Bianco e altri tratti si sono registrate esondazioni e caduta alberi, con fermi e rallentamenti che hanno condizionato traffico locale e trasporto delle merci. Altre statali e collegamenti montani hanno subito blocchi per alberi caduti ed esondazioni, estendendo l’effetto anche alle connessioni trasversali e alle viabilità di accesso a centri minori e aree produttive.

    In Sardegna la criticità più netta ha riguardato la SS 195 Sulcitana tra Cagliari e Capoterra, chiusa in entrambe le direzioni per invasione del piano viabile da parte del mare, detriti e danni nel tratto costiero. Questo tipo di evento richiede prima la pulizia e la rimozione dei materiali, poi verifiche strutturali e infine interventi di ripristino e messa in sicurezza, con tempi che non dipendono solo dalla fine del maltempo ma anche dall’esito delle ispezioni. Anche altre tratte hanno registrato chiusure temporanee, ma l’area cagliaritana ha rappresentato il punto di massima pressione, coerente con l’allerta idraulica e la combinazione di mareggiata e piogge intense.

    Il trasporto ferroviario ha subito le ricadute più severe in Sicilia nella giornata del 20 gennaio, quando la stazione centrale di Catania è stata investita dalle mareggiate e l’infrastruttura di comando è risultata compromessa, rendendo impossibile la gestione del traffico. Ciò ha causato la cancellazione dei convogli in arrivo e partenza sul nodo etneo e sospensioni su direttrici che sostengono la mobilità della Sicilia orientale e gli instradamenti interni. Tra le linee che hanno subito fermi e forte riduzione del servizio appaiono la Messina-Catania-Siracusa, la Acireale-Siracusa, la Palermo-Catania, la Siracusa-Caltanissetta e la Catania-Caltagirone. Il 21 gennaio, con l’allerta ancora elevata in alcuni settori, la circolazione è rimasta sospesa sulle linee Messina-Catania-Siracusa e Catania-Caltanissetta-Xirbi, segno che le criticità non sono solo meteorologiche ma anche infrastrutturali e di ripristino, con tempi tecnici necessari per verifiche sugli impianti e rimozione di detriti nelle aree prossime alla costa.

    In Calabria, sul fronte ferroviario, l’impatto si è concentrato soprattutto sulla fascia ionica, dove la riduzione dell’offerta ha inciso su collegamenti regionali e di lunga percorrenza. Nella giornata del 20 gennaio le tratte Reggio Calabria-Catanzaro Lido e Lamezia Terme-Catanzaro Lido hanno subito una contrazione significativa, così come la Catanzaro Lido-Taranto e la Paola-Reggio Calabria via Tropea, con ritardi superiori ai 60 minuti, variazioni di percorso e cancellazioni. La gestione ha richiesto l’attivazione di servizi sostitutivi su gomma per garantire una minima continuità ai flussi locali lungo stazioni e centri intermedi, ma con capacità inevitabilmente limitata rispetto al volume ordinario, soprattutto nelle fasce orarie di maggiore domanda.

    In Sardegna, il sistema ferroviario ha registrato un rientro più rapido verso la normalità il 21 gennaio, ma con almeno una criticità residua sulla tratta Cagliari-Elmas, rimasta chiusa mentre venivano prorogate misure di sicurezza legate all’allerta idraulica e alla gestione della viabilità urbana e scolastica. L’isola ha mostrato una dinamica in cui l’impatto primario si è scaricato sulla rete stradale e sulle aree costiere, con il ferro meno colpito rispetto alla Sicilia orientale.

    Il trasporto marittimo è stato il settore più vicino a una sospensione generalizzata per quanto riguarda la continuità territoriale con le isole minori siciliane. Tra il 19 e il 21 gennaio le Eolie sono rimaste in larga misura isolate, con fermi agli aliscafi e un servizio navale ridotto e condizionato dalle finestre meteo-marine, con partenze e approdi subordinati a valutazioni di sicurezza. Per le Egadi le cancellazioni hanno interessato più fasce orarie tra 20 e 21 gennaio, mentre Pantelleria e le Pelagie hanno registrato soppressioni di corse sia in arrivo sia in partenza su più giornate consecutive, con effetti immediati sull’approvvigionamento e sulla mobilità essenziale. In termini logistici, il blocco dei servizi veloci e la forte riduzione di quelli ordinari hanno portato ritardi nella consegna di merci a elevata frequenza di rifornimento, accumulo di carichi nei porti di imbarco e necessità di riprogrammare catene di distribuzione locali, in particolare per i beni alimentari e i rifornimenti a rotazione rapida.

    Nel quadro marittimo siciliano ha fatto eccezione lo Stretto di Messina, dove il traghettamento tra Villa San Giovanni e Messina è rimasto regolare pur in un contesto di possibile riorganizzazione delle operazioni. Operativamente ciò ha attenuato il rischio di isolamento della Sicilia rispetto alla Penisola per il flusso ro-ro e per le catene di trasporto combinato strada mare, pur non compensando le interruzioni interne sull’isola e l’isolamento delle isole minori.

    Sul versante portuale, il caso di maggiore impatto è stato il porto di Gioia Tauro, fermo dalla sera del 19 gennaio per vento incompatibile con le movimentazioni con gru. La sospensione delle operazioni ha avuto un effetto a cascata: disormeggio di unità e permanenza in rada di numerose navi, rallentamento delle sequenze di imbarco e sbarco e accumulo di ritardo operativo, con conseguenze sulle finestre di attracco successive e sulle connessioni terrestri programmate. La ripresa è stata valutata solo in serata del 20 gennaio, quando le condizioni hanno permesso un primo rientro verso la normalità, ma con la necessità di riallineare turni, piazzali e piani di stivaggio.

    In Calabria, oltre a Gioia Tauro, le ordinanze di chiusura portuale hanno interessato scali minori con divieti di navigazione in entrata e uscita e interdizioni di accesso a banchine, moli e piazzali. Queste misure hanno puntato a ridurre il rischio per persone e mezzi durante le fasi di mareggiata e vento più intenso, ma hanno anche congelato attività locali legate a piccole movimentazioni e servizi marittimi di prossimità.

    In Sicilia, il porto di Catania ha subito danni con l’affondamento di un peschereccio, mentre a Siracusa, nell’area del porto Piccolo di Ortigia, la distruzione di pontili galleggianti e la presenza di materiale disperso in mare hanno creato un rischio aggiuntivo per la sicurezza della navigazione e per le operazioni di rientro, imponendo bonifiche e verifiche prima della piena ripresa. In altri scali e approdi, l’interdizione degli ambiti portuali ha svolto una funzione di contenimento del rischio, ma con un inevitabile costo operativo in termini di fermo e riprogrammazione.

    Il trasporto aereo ha sperimentato una forte irregolarità soprattutto in Sicilia e Calabria, con dirottamenti e cancellazioni legati al vento e alle procedure di sicurezza. A Catania è stata adottata una riorganizzazione degli spazi aeroportuali con chiusura precauzionale di un terminal nelle giornate del 19 e 20 gennaio e concentrazione delle operazioni su un’unica area, una scelta tipicamente orientata a minimizzare esposizione al rischio e complessità gestionale durante l’evento. A Palermo la sequenza di tentativi di atterraggio non riusciti e i dirottamenti verso altri scali ha evidenziato l’impatto del vento di scirocco sulla capacità di assorbire i voli in arrivo, con effetti immediati sulla rotazione degli aeromobili e sulla puntualità dei collegamenti in partenza la mattina del 20 gennaio, quando diversi voli sono stati cancellati per indisponibilità degli aerei rimasti altrove.

    In Calabria, lo scalo di Reggio Calabria ha registrato dirottamenti e cancellazioni su rotte domestiche, con un caso operativo tipico di vento e turbolenza in cui un volo ha effettuato holding e tentativi di approccio prima di deviare su uno scalo alternativo. Pantelleria ha visto la cancellazione dei voli e anche Comiso ha accusato disservizi, delineando uno scenario in cui l’evento meteorologico ha ridotto la robustezza dell’intero sistema aeroportuale regionale e la sua capacità di recupero a breve, soprattutto quando più scali della stessa macro area sono colpiti simultaneamente.

    Oltre alle interruzioni puntuali, l’evento ha lasciato un’eredità infrastrutturale visibile lungo le coste, con lungomare e opere di protezione danneggiati in più località. In Sicilia orientale l’allagamento e le erosioni hanno inciso su tratti urbani e periurbani, con crolli localizzati e perdita di sede stradale in alcuni punti, condizioni che impongono limitazioni prolungate al traffico e lavori di consolidamento prima del pieno ripristino. In Sardegna il litorale cagliaritano ha registrato ingressione marina e danni a stabilimenti e strutture, mentre in Calabria la fascia costiera del crotonese ha riportato accumuli di sabbia e detriti con danni a elementi di arredo e strutture fronte mare, fattori che, pur non sempre legati a direttrici primarie di trasporto merci, incidono sull’accessibilità urbana e sui percorsi secondari.

    Nella logistica, il blocco temporaneo di un grande porto container, l’isolamento delle isole minori e le interruzioni simultanee su ferro e strada in porzioni rilevanti di Sicilia e Calabria hanno determinato un aumento dei tempi di transito, accumuli nei punti di origine e destinazione e una compressione della capacità di recupero nel breve periodo. Nei contesti insulari l’effetto si amplifica perché la continuità territoriale è un fattore strutturale: quando le corse vengono cancellate per più giorni, la catena di rifornimento diventa più fragile e i volumi arretrati devono essere smaltiti in finestre operative ristrette, spesso con priorità ai carichi essenziali.

    Pietro Rossoni

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