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    I traffici container nel Mediterraneo si avvicinano all’Italia

    L’edizione 2020 del rapporto Italian Maritime Economy realizzato da Srm mostra come il baricentro delle rotte dei container sta lentamente spostandosi verso le nostre coste, favorendo i porti della Penisola. Che però sono frenati dai collegamenti verso l’entroterra.

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Normativa

Cronaca

    Crollo SS36, Nicoli smentisce Anas e Provincia

    L'autoarticolato che transitava sul cavalcavia di Annone della Provinciale 49 mentre il ponte è crollato sulla Statale 36 – causando la morte di una persone e il ferimento di cinque – è della società Nicoli Trasporti di Albino (Bergamo) e stava trainando un semirimorchio con l'insegna dell'azienda siderurgica Eusider, situata poco dopo il ponte stesso. L'azienda di autotrasporto è stata coinvolta (pur senza citarne esplicitamente il nome) sia da una nota ufficiale dell'Anas (che gestisce la SS36 e ha la proprietà del cavalcavia), sia da alcune dichiarazioni della Provincia di Lecco (che gestiste la Provinciale 49 che passa sul cavalcavia), nell'ambito di uno scaricabarile tra la società stradale e l'ente pubblico.
    In una nota del 29 ottobre 2016, Anas esordisce affermando che "attualmente, non è stato ancora rimosso l'autoarticolato che, probabilmente a causa del suo peso eccessivo, ha provocato il crollo. Dalle prime ricostruzioni dei fatti, il mezzo pesante aveva una portata di circa 108 tonnellate, superiore a quella ordinaria, e non era stato autorizzato da Anas, che peraltro non ha in gestione la viabilità sulla strada provinciale SP49 dove era posto il cavalcavia".
    Insomma, con questa nota l'Anas rigetta la responsabilità alla Provincia di Lecco, senza peraltro precisare che il Codice della Strada consente, in determinate condizioni, la circolazione di complessi con massa complessiva fino a 108 tonnellate. A tale affermazione, la Provincia di Lecco ha scritto nella tarda serata del 29 ottobre una nota (riportata da Lecco News) dove afferma che "a differenza di quanto sostenuto da Anas il tir precipitato non era un trasporto autorizzato dalla Provincia di Lecco".
    Dalle posizioni di Anas e Provincia di Lecco emergerebbe quindi che il veicolo industriale – nel caso stesse viaggiando in regime di eccezionalità – non avesse le necessarie autorizzazioni. Situazione che ha spinto la Nicoli Trasporti a diffondere una comunicazione ufficiale sempre nella tarda serata del 29 ottobre. La nota è apparsa come immagine nella pagina Facebook dell'azienda bergamasca. Riguardo alla vicenda, la Nicoli afferma che "all'atto del sinistro, il proprio mezzo viaggiava nel pieno rispetto dell'autorizzazione rilasciata dalla competente Amministrazione Provinciale e delle norme del Codice della Strada che disciplinano il trasporto eccezionale".

    Nicoli nota incidente ottobre 2016

     

    Ricordiamo che l'articolo 10 del Codice della Strada stabilisce al comma 2 alcune condizioni per il trasporto in regime di eccezionalità di cose indivisibili insieme ad altre cose, purché non si superino i limiti stabiliti dall'articolo 62. In particolare, il comma 2b concede che il trasporto "di blocchi di pietra naturale, di elementi prefabbricati compositi ed apparecchiature industriali complesse per l'edilizia, di prodotti siderurgici coils e laminati grezzi, eseguito con veicoli eccezionali, può essere effettuato integrando il carico con gli stessi generi merceologici autorizzati, e comunque in numero non superiore a sei unità, fino al completamento della massa eccezionale complessiva posseduta dall'autoveicolo o dal complesso di veicoli".

    Questo tipo di trasporto eccezionale può raggiungere una massa complessiva di 108 tonnellate, purché il complesso abbia otto assi. Dalle immagini dell'incidente appare che l'autoarticolato che transitava sul cavalcavia durante il crollo aveva un trattore a tre assi e un semirimorchio a cinque assi. Finora nessuno ha fornito cifre ufficiali sulla massa complessiva dell'articolato. È difficile, per non dire impossibile, che Anas conoscesse questo dato poche ore dopo il crollo, quindi probabilmente ha dato il numero di 108 tonnellate tenendo conto del limite massimo concesso e avendo visto le foto dell'incidente (confondendo anche la portata con la massa complessiva). È possibile anche che il valore reale sia minore e lo determineranno gli inquirenti con la documentazione fornita dall'azienda e magari pesando anche i relitti recuperati dalla strada.

     

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