Il prezzo del petrolio torna a crescere con decisione sotto la spinta del conflitto in Medio Oriente e delle dichiarazioni fatte il primo aprile dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha confermato nuove operazioni militari contro l’Iran nelle prossime settimane. I futures hanno ha superato i 110 dollari al barile, in aumento di circa il dieci percento in una sola giornata, mentre dall’inizio della guerra il rialzo complessivo è vicino al 60%. Parallelamente, i futures sul gasolio in Europa hanno superato i 200 dollari al barile, toccando i livelli più elevati dal 2022.
L’elemento centrale della tensione resta la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto a livello globale. Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Irna, Teheran starebbe definendo un protocollo con l’Oman per controllare il traffico marittimo, introducendo anche pedaggi per le navi in transito. Una misura che, se applicata, inciderebbe direttamente sui costi del trasporto marittimo e sull’equilibrio delle forniture energetiche.
Le dichiarazioni di Trump hanno contribuito ad alimentare l’incertezza. Nel suo intervento alla nazione del 1° aprile, il presidente statunitense ha annunciato la prosecuzione delle operazioni militari per “due o tre settimane”, escludendo di fatto una soluzione rapida del conflitto. Il messaggio ha raffreddato le aspettative dei mercati su una possibile de-escalation, innescando un ulteriore aumento dei prezzi energetici. Lo stesso Trump ha riconosciuto l’impatto interno, con il prezzo della benzina negli Stati Uniti tornato sopra i 4 dollari al gallone), livello che non si registrava dal 2022.
Le tensioni sull’offerta si riflettono in modo diretto sulla filiera della logistica e dei trasporti. L’aumento del gasolio rappresenta una criticità immediata per il trasporto su strada, mentre il trasporto marittimo deve confrontarsi con rotte alternative più lunghe e costose in caso di blocco prolungato di Hormuz. In questo contesto, il rischio principale è una trasmissione rapida dei maggiori costi energetici lungo tutta la catena logistica, con effetti su tariffe di trasporto e prezzi finali delle merci.
Sul piano geopolitico, emerge una crescente divergenza tra gli alleati occidentali. Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito “irrealistica” l’ipotesi di riaprire lo Stretto con un intervento militare, sottolineando la necessità di un confronto con l’Iran. Parallelamente, gli Emirati Arabi Uniti hanno chiesto alle Nazioni Unite di autorizzare misure anche coercitive per garantire la libertà di navigazione.
P.R.






























































