Il giorno dopo la revoca del fermo decisa dal Comitato Trasportatori Siciliani (Cts), un'assemblea di autotrasportatori riunita la mattina del 21 ottobre 2026 all'interporto di Catania ha votato all'unanimità per proseguire la protesta. La decisione conferma la spaccatura tra le organizzazioni siciliane. Da una parte il Cts di Salvatore Bella, che dopo l'incontro del 20 ottobre con il ministro dei Trasporti mantiene lo stato di agitazione ma invita gli associati a riprendere il lavoro, dall'altra l'Aias di Giuseppe Richichi, l'Anap coordinata da Angelo Spalletta e diversi gruppi di autotrasportatori indipendenti, che mantengono i presidi al casello di San Gregorio sull'A18, a Tremestieri, nella zona sud di Messina, e al porto di Palermo.
Angelo Spalletta riferisce a TrasportoEuropa che all’assemblea hanno partecipato almeno duecento autotrasportatori, descrivendo un blocco senza eccezioni:"Non si muove foglia, non escono i camion dei centri di distribuzione, non entra e non esce merce", aggiungendo che i presidi "stanno aumentando sempre di più" e che anche le aziende strutturate stanno trattenendo i veicoli nei propri piazzali. La decisione dell'assemblea, nella sua ricostruzione, è di fermarsi a oltranza finché il Governo non darà una risposta coerente con le esigenze della categoria: "Con le promesse siamo stanchi". Richichi ha precisato alla stampa nazionale che la protesta proseguirà "in maniera pacifica, senza impedire a chi vuole andare a lavorare di farlo".
L'Aias ha preparato un documento destinato al ministro dei Trasporti con le richieste rimaste, secondo l'associazione, senza risposta a Milano. Riguardano soprattutto micro e piccole imprese, trazionisti e sub-vettori: l'estensione del credito d'imposta sul caro gasolio ai veicoli Euro IV e delle classi inferiori, la sospensione temporanea dei versamenti contributivi, una corsia preferenziale per i mezzi da Euro 0 a Euro IV nel fondo da 590 milioni di euro annunciato per il rinnovo del parco, una linea straordinaria di liquidità e una maggiore tracciabilità dei sub-affidamenti, per verificare che gli adeguamenti tariffari arrivino fino agli operatori più piccoli. L'associazione chiede "un ponte tra l'emergenza di oggi e la sostenibilità economica di domani".
Il Cts ha invece chiesto l'intervento del prefetto e del questore di Catania chiedendo un intervento al casello di San Gregorio e nell'area portuale, dove a suo dire decine di autotrasportatori sono bloccati e ricevono minacce. "Le difficoltà non si risolvono tagliando le gomme o minacciando i colleghi per costringerli a fermarsi con la forza", ha dichiarato Bella, che attribuisce le pressioni a un gruppo riconducibile a Richichi e sostiene che la quasi totalità degli associati voglia riprendere l'attività. "Chiediamo che le forze dell'ordine ci tutelino: noi vogliamo lavorare". Richichi respinge le accuse: "Ma quali violenze? Le uniche violenze sono quelle che subisce la povera gente che sciopera per il caro gasolio", ha replicato al Giornale di Sicilia, contestando anche la ripartizione delle risorse: mentre gli autotrasportatori siciliani facevano blocchi e fermi, sostiene, "quelli dell'intermodalità si sono presi i soldi senza fare niente".
Anche al porto di Palermo la protesta continua. Vincenzo Aleccia, presidente del Consorzio Autotrasportatori Trapanese, ha spiegato a Balarm che quelle somme avrebbero dovuto essere disponibili già il 20 ottobre e che ora vengono promesse per la mattina del 22: si tratta, sostiene, di risorse già spettanti, senza novità sostanziali. "Ci sentiamo traditi dai nostri portavoce", ha detto Aleccia, annunciando che gli autotrasportatori presenti davanti allo scalo proseguiranno lo sciopero a oltranza e che il 22 ottobre valuteranno nuove iniziative nel rispetto della legge. Al varco Santa Lucia decine di autotrasportatori hanno trascorso la notte nel piazzale dello scalo e in mattinata davanti all'ingresso del porto restavano una ventina di camion. Al presidio si sono uniti in solidarietà alcuni studenti del vicino istituto Nautico. Al porto messinese di Tremestieri i camion erano presenti anche la mattina del 21 ottobre, perché alcuni autotrasportatori indipendenti, insoddisfatti dell'esito del confronto con il ministro, hanno scelto di continuare a oltranza in attesa di un accordo.
Gli effetti della protesta siciliana appaiono anche sui banchi della distribuzione alimentare. Dopo cinque giorni di consegne mancate o rallentate, la stampa locale segnala carenze di ortofrutta, carne, latticini, salumi e surgelati in punti vendita di Lidl, Eurospin, Conad e Famila. Uil e Uiltucs Sicilia hanno inviato una diffida alle principali catene della grande distribuzione dell'isola, tra cui Lidl, Eurospin, MD, Penny Market, Gruppo Arena e Gruppo Rocchetta, chiedendo una risposta scritta entro 48 ore, perché i lavoratori segnalano richieste da parte aziendale di uscita anticipata, mancate presentazioni al turno e rientri con preavviso minimo in attesa delle merci, con possibili conseguenze sulla retribuzione e sulla gestione di ferie e orari di lavoro. Nell'ortofrutta, Angelo La Marca, della direzione commerciale di Greensud, ha segnalato difficoltà nelle spedizioni e il rischio di dover gettare le verdure nel giro di pochi giorni.
P.R.






































































