I limoni partiti dal Cile erano già stati scaricati, ma la cocaina era rimasta dentro il container che li aveva trasportati, nascosta in una paratia verticale interna. I finanzieri genovesi l'hanno trovata nella notte del 6 ottobre 2026 in uno dei piazzali antistanti il porto di Prà, dove il contenitore vuoto era caricato su un semirimorchio: 119 panetti, per un peso complessivo di oltre 128 chilogrammi. Quattro persone che, secondo l'accusa, partecipavano a vario titolo al recupero dello stupefacente sono state arrestate in flagranza di reato. Il controllo è iniziato quando una pattuglia di servizio nelle aree retroportuali, nei pressi degli spazi doganali, ha notato un gruppetto di persone muoversi attorno a un autoarticolato parcheggiato e alcune di loro entrare nel container, mentre nella zona alcune autovetture compivano manovre giudicate anomale.
Gli investigatori stimano in circa 70 milioni di euro il valore che lo stupefacente avrebbe raggiunto sul mercato al dettaglio. Nascondere la droga nella struttura del container invece che tra il carico fa parte dell'evoluzione delle tecniche dei narcos descritta da Europol nel rapporto presentato il 27 gennaio 2026, che segnala la diversificazione delle rotte marittime della cocaina e l'impiego di attrezzature industriali, macchinari e materiali commerciali per nascondere lo stupefacente. Per contrastare il traffico, l'agenzia europea ritiene necessaria la collaborazione tra forze di polizia, dogane, autorità portuali e operatori privati.
Nel bacino di Prà il precedente più vicino risale al febbraio 2022, quando la Guardia di Finanza sequestrò 435 chili di cocaina arrivati dal Brasile al terminal Psa a bordo della portacontainer Msc Adelaide, chiusi in borsoni dentro un container di caffè. Un portuale fu arrestato in flagranza mentre scaricava i borsoni e nel gennaio 2025 sono state comminate quattro condanne in rito abbreviato per i portuali coinvolti nella vicenda.









































































