L'acquisizione da 4,2 miliardi di dollari (circa 3,9 miliardi di euro) con cui Hapag-Lloyd punta a rilevare il controllo della compagnia marittima israeliana Zim Integrated Shipping Services rischia di arenarsi a un anno dall'annuncio. Il premier d’Israele Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno intensificato nei primi giorni di luglio 2026 l'opposizione politica all'operazione, richiamando il potere di veto della cosiddetta golden share sulla New Zim, la componente domestica della società che dovrebbe restare sotto controllo governativo.
Domenica 5 luglio, durante una riunione di Governo, il vice ministro Almog Cohen ha avvertito Netanyahu del pericolo strategico insito nella cessione a un fondo che considera sotto controllo qatariota-saudita, definendo l'operazione un disastro per la sicurezza marittima del Paese. Netanyahu ha replicato seccamente che la vendita non è affatto all'ordine del giorno. Poche ore dopo, però, il ministero della Difesa ha formalizzato la propria posizione con una nota ufficiale: la transazione, così come proposta, non tutelerebbe adeguatamente gli interessi di sicurezza dello Stato di Israele. Al fronte contrario si erano già uniti tra maggio e giugno i ministeri dell'Agricoltura, dell'Economia e dei Trasporti, oltre all'Autorità marittima israeliana; il sindaco di Haifa, Yona Yahav, si era espresso in senso analogo già a febbraio, definendo il passaggio di proprietà a mani straniere quantomeno problematico per la sicurezza nazionale.
L'accordo originario risale al 16 febbraio 2026, quando il board di Zim lo approvò all'unanimità a un valore di 35 dollari per azione (circa 32 euro). Gli azionisti lo ratificarono il 30 aprile con oltre il 97% dei voti favorevoli. Sul fronte opposto all'esecutivo israeliano restano dunque Hapag-Lloyd, quinto operatore mondiale nel trasporto marittimo di container, e Fimi Opportunity Funds, il fondo di private equity israeliano che dovrebbe rilevare la New Zim per gestire gli obblighi legati proprio alla golden share. Secondo il ministero della Difesa, questa componente domestica avrebbe però rotte limitate al solo Mediterraneo, riducendo in caso di crisi geopolitica l'accesso israeliano diretto alle rotte verso Stati Uniti ed Estremo Oriente.
Lo strumento legale su cui punta il Governo è appunto la golden share, una quota speciale ereditata dalla privatizzazione parziale di Zim negli anni '90, che attribuisce allo Stato un potere di veto su decisioni strategiche per motivi di sicurezza nazionale. "Abbiamo una golden share nella società e, se necessario, eserciteremo l'autorità che la Legge ci conferisce", ha ricordato Katz. Il board di Zim ha però già chiarito che l'intesa con Hapag-Lloyd è contrattualmente vincolante e non rinegoziabile per motivi legali, anche a fronte di eventuali offerte concorrenti superiori.
L'allarme israeliano si concentra in particolare sulla presenza di partecipazioni qatariote e saudite in Hapag-Lloyd, secondo quanto denunciato dallo stesso Cohen, che teme il passaggio delle chiavi della porta marittima del Paese a soggetti legati a stati del Golfo. Deutsche Welle inquadra la vicenda come una collisione tra le logiche di consolidamento industriale dello shipping globale e le linee rosse di sicurezza nazionale israeliane, notando come la struttura in due componenti separate fosse già stata concepita, mesi fa, proprio per provare ad aggirare questi ostacoli. Sul piano finanziario la reazione è stata immediata: il titolo Zim ha perso tra il 6,8% e il 7% in borsa lunedì 6 luglio, all'indomani delle dichiarazioni dei due ministri.











































































