Amazon ha aperto le selezioni per gli operatori di magazzino destinati al nuovo centro di distribuzione di Jesi, nell'area dell'Interporto Marche, che dovrebbe iniziare l’attività a settembre 2026. Le ricerche, condotte in collaborazione con Adecco, riguardano addetti alle attività di ricezione, stoccaggio, prelievo, imballaggio e spedizione, con lavoro organizzato su turni e percorsi di formazione interna. È la prima concreta mossa operativa di un progetto che ha attraversato sei anni di varianti urbanistiche, ricorsi amministrativi, ritardi e polemiche, prima di arrivare alla fase di avvio.
La struttura che si prepara ad accogliere i primi lavoratori è la più grande mai realizzata da Amazon in Italia: 232.500 metri quadrati distribuiti su quattro livelli, all'interno dell'Interporto Marche nell'area Coppetella, a sud di Jesi. L'investimento complessivo si attesta intorno ai 180 milioni di euro. È l'undicesimo centro di distribuzione di Amazon nel Paese e del primo nel territorio marchigiano, pensato per servire fino a circa 200 destinazioni tra Italia ed Europa grazie al collegamento con la rete interportuale e autostradale. La multinazionale del commercio elettronico stima di creare mille contratti a tempo indeterminato entro i primi tre anni dall'apertura.
Il centro è progettato con un elevato grado di automazione: sistemi robotici gestiranno la movimentazione interna delle merci, integrandosi con la rete nazionale di centri di distribuzione e smistamento dell'azienda. La configurazione tecnologica ricalca il modello dei più recenti insediamenti Amazon in Europa, dove la componente robotica affianca, senza sostituire integralmente, la forza lavoro umana nelle operazioni di magazzino.
Questa piattaforma logistica ha una lunga vicenda alle spalle, che è iniziata nel 2020, in piena emergenza sanitaria per la pandemia di Covid. Il progetto è nato da una proposta tecnica sviluppata dallo studio dell'architetto Flavio Baldi, che ha individuato nell'area dell'Interporto Marche il luogo adatto per ospitare un hub di distribuzione su scala nazionale e internazionale legato al commercio elettronico. Alla base c’è l'idea è sfruttare un'infrastruttura pensata per altri flussi di merci e che, al momento, non esprimeva il potenziale per cui era stata concepita. Per rendere possibile l'insediamento, il Comune di Jesi avviò una variante urbanistica, passata alle cronache locali come "delibera di San Floriano", che adattava le previsioni sull'area interportuale alle nuove esigenze logistiche.
La variante divenne però subito oggetto di contestazione. Nel 2022 il progettista storico dell'Interporto, l'ingegner Dario Garcia Tomellini, impugnò l'atto davanti al Tar Marche, sollevando rilievi sul ruolo di un soggetto privato legato ad Amazon nel percorso della variante e sulla correttezza della procedura seguita, a suo giudizio di competenza del Consiglio comunale e non della sola Giunta. A settembre 2022 il Tar dichiarò il ricorso inammissibile, rimuovendo l'ostacolo amministrativo più importante e consentendo di procedere. La frattura politica e tecnica, però, continuò a emergere nel dibattito pubblico negli anni successivi.
Il 21 febbraio 2023 il Comune di Jesi rilasciò il permesso di costruire per le opere di urbanizzazione funzionali all'insediamento. È l'atto che consentì formalmente l'avvio del cantiere. La comunicazione aziendale e istituzionale cominciò a fissare gli ordini di grandezza: 180 milioni di euro di investimento, oltre 230mila metri quadrati di superficie, tecnologie di automazione avanzate, mille contratti a tempo indeterminato nei primi tre anni. Nel marzo 2024, durante un sopralluogo istituzionale con la partecipazione del vertice di Amazon Italia Logistica, l'orizzonte indicato fu quello di un avvio operativo nel corso del 2025.
Quell'orizzonte però non si concretizzò. Già nella seconda metà del 2024 e nei primi mesi del 2025, le cronache locali descrivono un polo praticamente completato dal punto di vista edilizio - con l'insegna affissa e l'involucro esterno terminato - ma non ancora operativo. Amazon attribuì il rinvio a esigenze di collaudo degli impianti, installazione dei sistemi automatizzati e verifiche interne di sicurezza. Nelle letture della stampa locale entrano anche altri elementi: ritardi nelle opere accessorie dell'Interporto, incertezze sul quadro fiscale della multinazionale in Italia, cautela strategica rispetto all'evoluzione della domanda del commercio elettronico. L'11 dicembre 2025 il sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo, annunciò una nuova data di apertura, che al momento è quella attuale: settembre 2026. L'impegno è stato ribadito da Amazon e dalle istituzioni regionali come una scadenza formale, chiudendo, almeno sul piano comunicativo, la lunga fase d'incertezza.
Il dibattito che ha accompagnato il cantiere non ha riguardato solo i tempi di realizzazione. Sul fronte viabilistico, l'insediamento di un hub di queste dimensioni ha sollevato interrogativi sulla capacità della rete stradale locale di assorbire il nuovo traffico pesante e dei furgoni. Amazon ha commissionato uno studio nell'ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale, che ha individuato gli interventi di mitigazione necessari. Comitati locali e opposizioni politiche hanno però contestato la sufficienza di tali interventi, concentrandosi in particolare sulle "bretelle" viarie di accesso all'area. La vicenda ha assunto anche i contorni di un caso politico a livello regionale, con polemiche ricorrenti tra Partito Democratico e Fratelli d'Italia sulla gestione dell'iter, sulle informazioni fornite alla cittadinanza e sulle ricadute attese per il territorio e il mercato del lavoro.
Contemporaneamente all'avvio delle selezioni, Interporto Marche ha presentato un piano d’investimenti per oltre 50 milioni di euro con l'obiettivo di capitalizzare l'attrattività generata dall'insediamento del grande operatore del commercio elettronico. Il programma prevede il potenziamento delle infrastrutture interne, lo sviluppo di nuovi lotti per magazzini e attività produttive e un riposizionamento dell'interporto come nodo di riferimento nella rete adriatica. L'obiettivo è attrarre altri operatori logistici e aziende di trasformazione nell'area, riducendo la dipendenza da un unico grande insediamento e costruendo un ecosistema logistico più articolato.
Antonio Illariuzzi


































































